Secondo recenti ricerche di alcune importanti società come Jupiter media Metrix, Forrester Research o McKinsey - i cui dati sono disponibili anche su i-dome - le comunità online continuano a rivelarsi ottimi strumenti di fidelizzazione e successo per i siti Web.
La notizia in realtà non dovrebbe stupire, dato che è da molto che si parla dell'importanza, per un'azienda online, di creare contenuti e servizi che spingano l'utente a sentirsi partecipe in qualche modo dell'attività aziendale, o anche solo di poter individuare proprio in quel determinato sito un punto di riferimento a cui tornare abitualmente.
Secondo il modello di business basato sulle virtual community - sintetizzando fin troppo - è infatti fondamentale che l'utente/cliente si senta soddisfatto della propria esperienza sul sito, tanto da avvertire un forte senso di appartenenza che sarà legato non solo al sito, ma anche agli altri partecipanti della comunità.
Che si crei o meno una comunità online, l'aspetto della soddisfazione dell'utente, e la sua conseguenza fidelizzazione, è sempre più citato come causa di successo o insuccesso per le aziende online.
Non stupisce dunque quanto scritto dall'E-Commerce Times, secondo il quale le aziende che sono riuscite a creare una solida comunità online, non soltanto hanno fornito alle persone un luogo dove sentirsi a proprio agio, come "a casa", ma generano anche dei profitti. Hanno potuto raggiungere tale obiettivo offrendo ai visitatori un insieme di contenuti tale da fornire una duratura sensazione di fiducia e credibilità.
Uno dei casi di maggior successo - citato dalla webzine americana - può essere un'azienda come eBay, che, oltre ad offrire la possibilità di comprare e vendere tramite aste qualsiasi prodotto, ha anche curato gli aspetti che permettessero la partecipazione degli utenti. Un esempio i vari forum nei quali i visitatori potessero incontrarsi e condividere i propri interessi.
Sebbene, stando alle analisi degli esperti, sia difficile individuare un'azienda che possa scalzare dal trono eBay - dal punto di vista del successo ottenuto - esistono tuttavia molte altre compagnie che, grazie all'introduzione della community, hanno raggiunto ottimi risultati.
E questo anche quando, ed i casi non sono pochi, molte delle comunità attive, non sono delle aziende nate puramente a questo scopo e presenti solo su Internet, spesso si tratta infatti di rami di aziende che hanno scelto di contare sia sulla presenza online che offline.
Secondo gli analisti d'oltreoceano le comunità virtuali sono di grande aiuto alle imprese che se ne servono in quanto contribuiscono ad accrescere la fedeltà al marchio, a rilanciare le vendite ed a creare un buon rapporto con i consumatori.
Quando si tratti di un sito e-commerce, la comunità diviene oltre che uno strumento per facilitare le vendite, anche un mezzo per monitorare la risposta dei propri utenti sia ai prodotti proposti che alle campagne pubblicitarie lanciate.
In questo modo potranno apportare delle modifiche in tempo molto più rapidi in base alle perplessità o problemi espressi dagli utenti, guidati dai propri clienti.
Ovviamente - sottolineano gli analisti - perché strumenti di community portino a tali vantaggi è necessario che l'azienda ne sappia fare buon uso e sia in grado di utilizzare tali informazioni nel modo migliore, condividendole con tutti i settori aziendali coinvolti.
In caso contrario, una comunità online diviene una sorta di isola nel deserto che non apporterà alcun beneficio al business aziendale.
Questo, in sintesi, quanto affermato dall'E-Commerce Times. Potranno apparire concetti scontati, dato che in molte occasioni sono state sottolineate le medesime esigenze: soddisfare le aspettative degli utenti, sfruttare l'interattività della rete, fidelizzare, condividere le conoscenze all'interno dell'impresa, ecc.
Tuttavia, stando sempre agi ultimi dati statistici, sembra che molte aziende che fanno e-commerce non riescano a mettere sempre in pratica ciò che da ogni parte si sente in teoria, forse può essere utile insistere su tali concetti anche a costo di sembrare ripetitivi.
Massimo Corinci