Radunare oltre 400 persone in occasione di un convegno con un parterre d'eccezione non è comunque una cosa semplice, soprattutto quando il tema della assemblea è la crisi che attraversa il settore dell'It, con particolare riferimento all'area del Piemonte, una delle isole felici dei giorni della bolla speculativa.
A Torino sono arrivate negli anni passati realtà internazionali come Motorola, allettata dalla possibilità di poter usufruire di un centro di eccelenza come il Politecnico (come StMicroelectronics ha fatto con l'Università di Catania), e più di recente IBM, partner di Fiat nel progetto Global Value.
Ma soprattutto la città che provò anche la candidatura alla Authority delle Telecomunicazioni e che insieme a poche altre fu interessata da uno dei principali progetti di cablaggio (Socrate, Sviluppo Ottico Coassiale della Rete di Accesso Telecom), che consentì attraverso la sperimentazione del Progetto Torino 2000 (un idea del Prof. Giovanni Ferrero, di cui si è molto apprezzato l'intervento durante la conferenza) la realizzazione di lavori dal valore inestimabile come la DEAnet di Patatrac, Torino è la città che ospita 6.800 aziende legate all'Ict per 54.000 addetti, frutto di un recente passato in cui il tasso di crescita medio annuale era del 10%.
Oggi invece ci sarebbero oltre 8.000 persone che non lavorano ad alcun progetto, e la crisi del Torinese potrebbe essere anticamera di un provvedimento che nell'area interessata non è così estraneo: la cassa integrazione.
Un colpo duro per un settore che non è il risultato di un progetto improvvisato (molte aziende hanno oltre vent'anni di storia alle spalle, figlie magari di uno spin off Olivetti, Digital o Alcatel, e le dimensioni aziendali raggiunte sono di tutto rispetto) nè di una agevolazione territoriale, che se arriva qualcosa nella zona ha sempre un destinatario pronto a fagocitare ogni aiuto, forza dell'abitudine. Aziende concrete e magari poco propense alla pubblicità (vedi gli esempi di Uniteam e Formula, padrone del mercato ed estranee al portafoglio delle concessionarie e degli studi pubblicitari), apprezzate fuori dai confini regionali (Cedati-Altran) oppure gestite con accortezza privatistica nel settore pubblico (CSI).
Questo il quadro che si presenta sommariamente a chi da anni conosce il sistema, poi gli altri, i "piccoli", quelli arrivati sull'onda dell'esplosione del fenomeno Internet, e che magari non hanno colto l'opportunità di finire tra le braccia (allora generose) di un Venture Capital.
Per tutti, e la sala ben rappresentava i "tutti", con volti storici e nuovi arrivati, finalmente anche giovanissimi, adesso arriva lo spettro della crisi, come esposto nello studio condotto dall'Unione Industriale, dove si cita apertamente la parola "cassa integrazione". La soluzione avanzata da Renato Bellavita, presidente dell´associazione delle aziende informatiche e telematiche dell´Unione Industriale, potrebbe essere l'accesso alle commesse della pubblica amministrazione (centrale e locale), quasi un dominio di poche grandi imprese, sempre le stesse, nessuna delle quali torinese, tanto che nemmeno il colosso locale CSI non si è mai aggiudicato una commessa a livello di pubblica amministrazione centrale. Per cercare di trovare uno sbocco alla propria attività, conquistando commesse pubbliche come subappaltatori, il gruppo delle aziende informatiche ha avanzato una propria proposta di legge che ridisegna i meccanismi di assegnazione delle commesse, destinandone una quota alle piccole e medie imprese ed eliminando vincoli al subappalto delle commesse maggiori.
Tutto questo consentirebbe la salvaguardia di un grande patrimonio di risorse umane quale quello presente sul territorio, caratterizzato da una elevata qualificazione, che potrebbe trovare una collocazione alternativa nell'ipotesi in cui le attività previste da Torino Internazionale per il Wireless decolleranno.
Registrato infine il commento positivo di Andrea Pininfarina, presidente dell´Unione Industriale, secondo il quale Torino sarà in grado anche in questa occasione di superare la crisi, sulla base della sua capacità di trasformazione, grazie alla comprensione della necessità di mantenere gli investimenti nei settori più innovativi, soprattutto quelli legati alle nuove tecnologie, che avranno il ruolo di volano per lo sviluppo dell´area torinese, e presa nota del malumore in sala per la partenza importante di Telecom (ma è stato giustamente osservato che nessun imprenditore locale ha avanzato una proposta concorrente quella del gruppo Tronchetti-Provera), restano da fare due osservazioni in favore della "presunta" crisi che attraverserebbe il settore.
Persa, come detto, una realtà "storica" quale Telecom (e allora occorerebbe lamentare anche la fuga di SAI, la trasformazione dell'oggetto Olivetti e tanto altro ancora), sarebbe meglio iniziare a creare uno strumento di tutela dei nuovi arrivi, perché - giusto per fare un esempio - Global Value nel suo sbarco a Torino ha trovato un ostacolo nella reperibilità di alloggi per i dipendenti, non nella volontà di trasferirsi da parte delle persone, essendo la città, anche in questo periodo di cantieri importanti, uno dei posti più gradevoli in cui vivere a livello nazionale. E questo, ma non era suo compito giustamente, De Alessandri non ha saputo metterlo in evidenza. Catania diventò un centro interessante (per StM, Nokia e Omnitel) perché la giunta del tempo - amministrazione Enzo Bianco - seppe creare condizioni sociali e civili di interesse, dove Castellani ha fallito Chiamparino potrebbe trovare un importante asso da giocare.
La crisi era - tra gli addetti ai lavori - ampiamente prevista: dopo il tragico undici settembre venne messo in atto un programma di sostegno alle imprese che, era noto dall'inizio, avrebbe fatto sentire la sua onda (lunghissima) nella seconda parte dell'anno in corso, con il picco della crisi previsto per il quarto trimestre. Non disperiamo, non cantiamo vittoria quando ripartiranno le commesse il prossimo anno, a partire dal secondo trimestre, ma soprattutto evitiamo di creare in imprenditori e dipendenti quella mentalità assistenzialistica tipica del comparto automobilistico che ha provocato gli effetti noti a tutti. Il settore dell'Ict è in salute, discreta, ma la sua ripresa passa obbligatoriamente attraverso l'iniziativa dei singoli, all'interno di un sistema ordinato: addormentare l'iniziativa significa condannare il sistema.
di Marco Tracinà
Per gentile concessione dell'autore, fonte NetManager.it
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