Storia di un divorzio annunciato, ma che non si consumerà almeno per i prossimi anni. Nei giorni che vedono Yahoo! gioire per i notevoli risultati finanziari conseguiti nel terzo trimestre (ieri il titolo ha guadagnato 22 punti percentuali al NASDAQ), il celebre portale/indice statunitense annuncia di aver rinnovato il contratto con Google per quello che riguarda la fornitura, da parte di quest’ultimo, dei risultati di ricerca dal Web, ad integrazione dei dati già contenuti nel proprio database.
Una cooperazione che anzi si rafforza (anche se per il momento nella sola versione ".com" della directory statunitense), con un sostanziale cambiamento della modalità di fornitura dei risultati: se prima i risultati di Google venivano pubblicati soltanto quando nel database di Yahoo non vi erano siti che potessero rispondere al quesito posto dal navigatore, ora i risultati di Yahoo e di Google vengono forniti in un’unica, sapiente "miscela", a tutto vantaggio della qualità dei listing.
Uno smacco quindi per quelle società che credevano nella possibilità di un accordo con Yahoo, come Fast, società norvegese specializzata nello sviluppo di tecnologie di ricerca (sono suoi la tecnologia ed il database utilizzati in Italia, ad esempio, da Lycos.it, Excite.it e Tiscali.it) ed Inktomi, già in passato partner di Yahoo e che proprio con il riconquistare il vecchio alleato sperava di rimettere in sesto una situazione precaria.
A mettere in discussione questo contratto (scaduto già all’inizio dell’estate, ma poi prolungato temporaneamente da Yahoo fino a settembre) vi era la necessità, da parte di Yahoo!, di trasformare in revenues qualcosa che invece, fino a quel momento, era in realtà un costo vivo: i risultati di ricerca. Nel 2001, secondo una fonte citata da searchenginewatch.com, Yahoo! ha pagato a Google 7,1 milioni di Dollari per l’utilizzo dei suoi risultati di ricerca; una cifra che avrebbe potuto convertirsi in entrate se Yahoo si fosse decisa ad ascoltare le sirene di Fast ed Inktomi: questi, infatti, non solo avrebbero fornito gratuitamente i risultati dei propri database, ma anzi avrebbero condiviso con Yahoo! le revenues derivanti dai servizi di inclusione rapida a pagamento, che entrambi offrono.
Il tutto senza dimenticare che Yahoo!, in più occasioni, ha cominciato a vedere in Google un pericoloso concorrente, vista la sua crescente popolarità ed utilizzo a tutti i livelli, in tutto il mondo, mentre molto più "discreti", in questo senso, sarebbero Fast ed Inktomi (il primo ha un proprio motore, alltheweb.com, utilizzato però più come showcase e laboratorio di ricerca che non come fonte di revenues; il secondo fornisce la tecnologia a terzi, senza gestire direttamente un motore di ricerca). Probabilmente in casa Yahoo! hanno tenuto conto delle possibili ripercussioni che l’abbandonare Google avrebbero potuto generare: come avrebbero reagito i navigatori di fronte alla notizia che la più nota delle directories avrebbe abbandonato il prestigioso partner per una questione di soldi? Quello che molti non sanno, poi, è che Yahoo! possiede anche una quota societaria di Google, ottenuta con il primo accordo di partnership firmato nel 2000.
Per quanto riguarda i dettagli del nuovo accordo, le parti non li hanno resi noti. Si sa solo che è ristretto alla versione "dotcom" della directory (le altre versioni nazionali di Yahoo possono scegliere autonomamente il partner per i risultati di ricerca) e che non è di tipo esclusivo: Yahoo!, in qualsiasi momento, potrebbe aggiungere un’altra fonte di risultati a Google; l’ipotesi più plausibile potrebbe essere Inktomi, per il discorso revenues sopra affrontato.