2002… che anno è stato per le net-economy e l'informatica?
Con questa domanda ho iniziato a pensare cosa scrivere per descrivere l'anno che ci lasciamo alle spalle, sicuramente non dei più semplici, ma che potremmo definire sinteticamente con tre parole: innovativo, di transizione, difficile.
Termini quasi in antitesi l'uno con l'altro almeno in apparenza, ma non è proprio così.
Partiamo analizzando l'ultimo termine: difficile.
La difficoltà è stata durante questo anno per moltissime aziende, consulenti e "dipendenti" informatici, mantenere il proprio posto di lavoro, trovare nuovi business e clienti…insomma a sopravvivere.
E' continuato il momento difficile dell'economia e ne ha risentito pesantemente anche la net-economy che ha proseguito il movimento di riassestamento dopo i fasti del 2000.
La compagnia telefonica Blu è stata smembrata, abbiamo assistito ai primi "scioperi sindacali" di dipendenti della net-economy, organizzati dai ragazzi di Matrix e Virgilio (le cosiddette Tute Arancioni), gli incubatori e i finanziatori di nuove imprese Internet sono rimasti nove in tutta Italia e si è visto il fallimento di tante imprese Internet e TLC che erano partite con investimenti miliardari (Bid.it, Talent Manager… e casi tristemente più "giganteschi" come quello di WorldCom).
I fallimenti di questi "pionieri" si sono tramutati in occasioni di fusioni e di riorganizzazioni aziendali, perseguiti con le parola d'ordine risanamento ( troppo spesso interpretata come drastici tagli al personale ) e massima attenzione ai bilanci e ai profitti di breve periodo.
E fare fatturato (se non utile) è stato quello che hanno tentato di conseguire tutti i principali player del mercato ICT, introducendo servizi a pagamento.
Per molti non c’è stato tanto tempo di affrontare discussioni filosofiche fatte in passato sui concetti del free o del pay Internet, ma è stata una scelta obbligata: o a pagamento o si chiude.
E così Ebay ha iniziato a fatturare e macinare utili con il metodo dei micropagamenti: tutti pagano, sia chi inserisce le offerte, sia chi fa la transazione… pagano poco, ma tutti qualcosa. E non è un caso che Ebay sia diventato, improvvisamente, un titolo molto interessante sul Nasdaq americano.
E non è neanche un eccezione: in un anno per molti aspetti nero per la net-economy, diverse aziende hanno riportato utili sopra le stime, accantonando silenziosamente grandi quantità di cash, di denaro liquido, solo in minima parte, già, utilizzato per acquisizioni (IBM, Yahoo, Cisco, Microsoft, Google, Sony, Nokia).
Molte fusioni si vedono all’orizzonte, pochi grandi operatori rimarranno sul mercato ed è questo uno dei motivi che permettono di affermare che il periodo che stiamo vivendo è un momento di transizione (altri motivi ci sono, ma li analizzeremo dopo).
Si parlava primo dei micropagamenti: anche in Italia finalmente sembra essere iniziato un lento avvicinamento ai metodi prepagati per acquistare su Internet, utilizzando anche "vecchie" tecnologie come il telefono (attraverso una telefonata, per esempio, si ottiene una password particolare da usare in Internet e la tariffa pagata viene addebitata sulla tradizionale bolletta telefonica), schede prepagate, sms a valore aggiunto…
Anche la carta di credito si sta diffondendo, anche se in Italia si deve ancora colmare un gap pauroso rispetto alle transazioni elettroniche, non essendo noi italiani neanche abituati a pagare con la carta di credito il conto del ristorante o della spesa al supermercato.
Ma, è indubbio, che nonostante il periodo di crisi e di calo dei consumi, un trend contrario al positivo lo sta vivendo lo e-commerce in tutto il mondo: Amazon, nonostante risultati sotto le stime, durante questo periodo natalizio ha venduto come mai aveva fatto nel passato battendo tutti i record e, in generale, le vendite prodotte dal commercio elettronico sono aumentate del 23% a livello mondiale rispetto all’anno scorso
Un dato benaugurante, soprattutto in questo periodo di difficoltà per il commercio tradizionale.
Un dato che si spiega, da un lato con una maggiore apertura degli utenti verso i pagamenti online, ma anche, soprattutto, dal fatto che le aziende rimaste sono maturate, imparando dai propri o dagli altrui errori e concentrando il loro business su offerte specifiche (molte volte stock di qualità di magazzino venduti a prezzo interessanti) basate su prezzi ipercompetitivi, qualità prima e dopo l'acquisto, spedizioni efficienti ed eventuali punti di presenza sul territorio.
Non sempre si è riusciti a centrare i tre elementi detti sopra, ma chi ce l'ha fatta, ha avuto un notevole successo e lo avrà anche nei prossimi anni.
Chi resiste adesso, e il discorso vale, non solo per l'e-commerce, resisterà molto a lungo. Frase retorica, ma che contiene moltissime verità.
di Marcello Tansini
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