
Utile?
E' utile dichiarare numeri di visite e di richieste
più alti di quelli effettivamente registrati? Ovviamente
sì. Per prima cosa, un maggior numero di impression
di banner e altro contenuto pubblicitario si traduce
immediatamente in maggiori entrate. In secondo luogo,
e questo aspetto è forse ancor più rilevante, la popolarità
del sito può essere determinante per l'immagine di
un'azienda o di una iniziativa.
Basti pensare al caso di TheGlobe.com, citato nel Los Angeles Times del 17 aprile 2000 (articolo di J. Menn, " Web Firms May Vastly Inflate Claims of 'Hits' ", www.latimes.com). Si tratta di un'azienda di New York che nel maggio 2000 riuscì a vendere in un'offerta secondaria 40 milioni di dollari di azioni. Sul prospetto informativo erano riportati più di dieci milioni di utenti del sito. All'indomani dell'operazione si venne a sapere che gli utenti erano meno di un terzo, ovviamente con ripercussioni negative nei confronti di investitori e partner, in un momento in cui i mercati tecnologici avevano particolare bisogno di fiducia e dati certi. Secondo il Los Angeles times (articolo citato), i dati di accesso dei siti vengono regolarmente gonfiati dal 50 al 100 per cento.
La posizione di una Internet company nei confronti di clienti e finanziatori è sicuramente influenzata dalla percezione del suo rendimento in termini di visite e numero di utenti. Ma anche per organizzazioni di tipo tradizionale, come banche, enti pubblici e operatori industriali, l'impatto sugli utenti Inernet può essere un importante fattore di immagine e di valutazione del servizio. Una efficace presenza su Internet viene percepita come segnale di snellezza, efficienza e innovazione tecnologica. Ma la sola presenza con un sito non è ormai certo distintiva. La presenza deve essere qualificata da servizi rilevanti per i clienti e quantificata dall'effettivo utilizzo degli stessi.