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PMI Dome

Facile e utile "gonfiare" le statistiche web - (parte 1)

La sensibilità dei dati per la lettura degli accessi ai siti
di Francesco Bergadano e Fabrizio Galvan - Dipartimento di Informatica dell'Università di Torino | 14 novembre 2000
Per Internet Companies, Editori online e Portali di ogni genere il numero di visitatori del proprio sito è un dato di fondamentale importanza nei confronti di finanziatori e clienti. Tutti vorrebbero mostrare all'esterno grafici come questo:

In particolare, è importante poter dimostrare un alto numero di page requests 'uniche', ovvero provenienti da indirizzi IP diversi, quindi probabilmente da utenti diversi nel periodo di riferimento. Per una trattazione completa degli elementi fondamentali presenti in una statistica di accesso a un sito, si rimanda il lettore all'approfondimento pubblicato da L. De Nardo su www.i-dome.com. Uno tra i dati più importanti nella valutazione di una iniziativa Internet è il numero di 'visite'. Questo corrisponde al numero di 'sessioni utente' in cui sono state richieste varie pagine del sito stesso. Internet Advertising Bureau (http://www.iab.net e per l'Italia http://www.iab.it) quantifica il "time-out" di una visita in 30 minuti. In altre parole, una visita è considerata conclusa quando l'utente resta inattivo, ovvero non produce ulteriori richieste al sito, per un periodo di 30 minuti. Il numero di visite è correlato al numero di richieste uniche (unique page requests).

Utile?
E' utile dichiarare numeri di visite e di richieste più alti di quelli effettivamente registrati? Ovviamente sì. Per prima cosa, un maggior numero di impression di banner e altro contenuto pubblicitario si traduce immediatamente in maggiori entrate. In secondo luogo, e questo aspetto è forse ancor più rilevante, la popolarità del sito può essere determinante per l'immagine di un'azienda o di una iniziativa.

Basti pensare al caso di TheGlobe.com, citato nel Los Angeles Times del 17 aprile 2000 (articolo di J. Menn, " Web Firms May Vastly Inflate Claims of 'Hits' ", www.latimes.com). Si tratta di un'azienda di New York che nel maggio 2000 riuscì a vendere in un'offerta secondaria 40 milioni di dollari di azioni. Sul prospetto informativo erano riportati più di dieci milioni di utenti del sito. All'indomani dell'operazione si venne a sapere che gli utenti erano meno di un terzo, ovviamente con ripercussioni negative nei confronti di investitori e partner, in un momento in cui i mercati tecnologici avevano particolare bisogno di fiducia e dati certi. Secondo il Los Angeles times (articolo citato), i dati di accesso dei siti vengono regolarmente gonfiati dal 50 al 100 per cento.

La posizione di una Internet company nei confronti di clienti e finanziatori è sicuramente influenzata dalla percezione del suo rendimento in termini di visite e numero di utenti. Ma anche per organizzazioni di tipo tradizionale, come banche, enti pubblici e operatori industriali, l'impatto sugli utenti Inernet può essere un importante fattore di immagine e di valutazione del servizio. Una efficace presenza su Internet viene percepita come segnale di snellezza, efficienza e innovazione tecnologica. Ma la sola presenza con un sito non è ormai certo distintiva. La presenza deve essere qualificata da servizi rilevanti per i clienti e quantificata dall'effettivo utilizzo degli stessi.

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