Lo spamming è la ricezione via e-mail (inevitabile, non si sa mai perché, ma gli spammer sono sempre più furbi di qualsiasi filtro abbiamo installato) di informazioni non richieste, da parte di mittenti assolutamente anonimi e sconosciuti, che hanno reperito il nostro indirizzo attraverso la Rete e che inviano lo stesso messaggio ad un numero non ben definito di persone (sicuramente troppe).
Da dove deriva questa strana parola?
Letteralmente "spam" deriva da "spiced ham", ovvero "carne di maiale in scatola".
Ma il significato che oggi viene universalmente attribuito a questa parola deriva, invece, da una celebre scena del serial televisivo "Monty Phyton’s Flying Circus" in cui una coppia in un ristorante è impossibilitata ad ordinare a causa di un gruppo di buontemponi, con elmi da Vichinghi, che canta "spam! Spam!" a squarcia gola. Il coro porta all'esasperazione l'uomo, che cerca invano di farsi sentire dalla cameriera, e che alla fine cede, e ordina… lo spam!
Aneddoti a parte: lo spamming è un problema che solleva due aspetti che infastidiscono milioni di cybernavigatori: la perdita di tempo e di denaro.
Time is money, diceva Marshall McLuhan, e lo spamming è un'ottimo spreco di entrambi.
È stato calcolato che se tutti gli utenti della rete, facciamo circa 93 milioni, impiegassero ogni giorno anche solo due minuti per cancellare le e-mail non desiderate, e moltiplicato il risultato per una cifra media di 10 $ di connessione al giorno, moltiplicato a sua volta per 260 giorni all'anno (siamo buoni, i week end non li consideriamo) si raggiungerebbe un costo di circa 8,06 bilioni di dollari (!) all'anno.
Ovvero, in tutto il mondo si spendono oltre 8 bilioni di dollari per cancellare i messaggi che non abbiamo mai richiesto e che non sappiamo da dove arrivino.
Per questo motivo lo spamming è stato da molti criticato e definito un vero "furto di servizi": l’utente paga il tempo di connessione per scaricare della posta e spreca tempo anche per cancellarla.
Un caso storico in questo senso è rappresentato da una celebre controversia fra AmericaOnLine e Cyberpromo.
Cyberpromo era una società che si occupava "professionalmente" di spamming, o come sarebbe più professionale dire, di mail broadcasting: all’inizio della propria attività, tempestò di messaggi numerosi utenti di AmericaOnLine, i quali protestarono.
AmericaOnLine per cercare di risolvere la situazione, mise dei filtri che bloccavano i messaggi provenienti da Cyberpromo, che naturalmente non la prese bene e fece causa ad AOL.
Il tribunale diede però ragione ad AmericaOnLine. E da allora sono sempre più numerosi i provider che cercano soluzioni intelligenti nei confronti degli spammer.
Eppure, la verità è che neppure negli Stati Uniti sono state fatte molte leggi a riguardo, benché sia un problema serio (ricordate gli oltre 8 bilioni di dollari spesi al mondo in un anno per scaricare e cancellare le e-mail?).
Si sono formate delle società, come la CAUCE ( Cohalition Aganist Unsolicited Commercial Email) che vorrebbero mettere fuori legge le e-mail commerciali non richieste.
Gli spammer, da parte loro, richiedono una soluzione cosiddetta "opt-out", ovvero la licenza di spamming, salvo diversa richiesta di cancellazione da parte dei destinatari.
Il mondo delle vittime dello spamming è in subbuglio: vorrebbe dire legittimare lo spamming e aumentare il tempo speso non solo per ricevere queste mail, ma anche per richiedere la cancellazione!
In Italia non esiste nulla in materia di spamming, sebbene la legge sulla privacy possa in parte dare una risposta ai dubbi ed agli interrogativi in materia.
Degna di menzione è la sentenza pronunciata dall’Autorità Garante per la protezione dati l'11 gennaio 2001: molti utenti hanno denunciato di ricevere delle e-mail a carattere politico non richieste (spamming, appunto). Il Garante ha dichiarato illegittima quest’azione data la mancata autorizzazione dei destinatari: le mail politiche sono state fermate.
È comunque un problema di cui si sentirà parlare spesso in futuro. E, fra una mail indesiderata e l’altra, si attendono sviluppi e soluzioni.
di Patrizia Bertini
Webaccessibility Consultant & trainer - Consulente e ricercatrice indipendente nel settore dell'accessibilità web