E' notizia recente quella di una causa legale intentata dalla Paycom Billing Services, Inc - fornitore di servizi per la gestione delle transazioni online - contro una delle più note società emittenti di carte di credito, MasterCard International.
Oggetto del contendere le commissioni trattenute sui pagamenti effettuati via Internet che, secondo la Paycom sarebbero eccessivamente elevate, soprattutto in confronto a quelle richieste per gli acquisti tradizionali.
L'accusa è precisa: MasterCard ha ottenuto di fatto un monopolio per quanto riguarda le transazioni online ed impone ai soggetti coinvolti, la Paycom come i commercianti della rete, condizioni definite "irragionevoli" proprio allo scopo di rafforzare il proprio controllo - illegittimo - sui merchant.
Christopher Mallick, Direttore della Paycom ha commentato che le regole imposte da MasterCard a cui la società canadese - al pari degli altri commercianti - ha dovuto aderire, essendo la carta di credito una delle poche scelte offerte a chi voglia acquistare online, penalizzano ci decida di fare e-commerce.
Scopo dell'azione legale è costringere il colosso americano a rivedere il proprio atteggiamento equiparando il trattamento dei venditori online a quello riservato alle altre categorie di commercio tradizionale.
Da parte sua MasterCard afferma che la controversia viola numerose leggi federali e dello Stato della California, compresa la legge anti-trust, accusando Paycom di concorrenza sleale, rottura di contratto e non rispetto degli obblighi di buona fede e di agire per un proprio personale ed illecito vantaggio.
Indipendentemente da chi avrà la meglio, per MasterCard si tratta comunque di una nuova scomoda controversia da affrontare, considerato che la società ha da poco raggiunto un accordo - accettando di pagare una sostanziosa penale - in merito ad un'analoga e lunga "ribellione" dei commercianti obbligati a commissioni troppo alte e a regole eccessivamente rigide.
La giustificazione del diverso trattamento tra offline ed online è il maggiore rischio di frodi che la vendita via Internet comporta, ma si tratta di una motivazione che non convince evidentemente Paycom come i venditori online.
La soluzione? Di certo non sarebbe superflua una maggiore attenzione alla sicurezza da parte di tutti i soggetti coinvolti: utenti finali, commercianti, ma anche emittenti di carte di credito che, oltre a ricercare nuovi standard per i pagamenti, dovrebbero anche sfruttare la tecnologia per rendere ancora più difficile utilizzare una carta di credito in modo fraudolento.
Se è vero infatti che rispetto ai Paesi europei negli Usa vige un regime più rigoroso in merito ai controlli effettuati sulle transazioni online (non è solo il numero della carta a dover essere corretto, ma anche la corrispondenza con l'individuo che effettua la transazione utilizzando ad esempio il sistema AVS, Address Verification Service, che permette la consegna del bene al titolare della carta di credito di addebito), è altrettanto vero che i dati necessari ad una transazione con carta di credito sono ancora accessibili ad un numero elevato di persone.
Occorre renderli maggiormente protetti, e se bastasse una semplice parola chiave o un codice segreto in più? MasterCard e Visa lo promettono.
Poca tecnologia, quindi, ma una maggiore sicurezza e forse - monopolisti permettendo - anche commissioni meno elevate.