Un recente rapporto pubblicato da Cyber Source e realizzato da Mindwave Research - di cui sono disponibili i dati più significativi - ha voluto misurare uno dei fenomeni che da sempre preoccupano consumatori e commercianti online: le frodi sul Web.
Una questione spinosa troppo spesso agli "onori della cronaca", che è divenuta presto, nelle analisi degli esperti come nel sentire comune, una delle principali cause della difficoltà di diffusione dell'e-commerce.
In effetti non solo il timore di subire un danno economico preoccupa utenti e venditori, ma ha riflessi anche sull'atteggiamento, ad esempio, delle società emittenti di carte di credito che spesso richiedono commissioni più alte sugli acquisti online, proprio in virtù del loro maggiore rischio (è recente la notizia di una causa intentata a tale proposito da Paycom Billing Services contro MasterCard).
Il Rapporto non si è limitato a fornire "i numeri", ma ha tentato un'analisi complessiva del fenomeno, proponendo qualche possibile soluzione e cercando di definire se e come sia possibile gestire efficacemente la sicurezza delle transazioni via Internet.
Un primo dato rivela come le perdite dovute a frodi online non siano mutate nella loro incidenza tra 2001 e 2002. Ma tale situazione stazionaria è tutt'altro che positiva, dati i tentativi di arginare il fenomeno, evidentemente non abbastanza incisivi.
E se una prima reazione può portare molti, come è già avvenuto in passato, a giustificare in qualche modo il problema con una compresenza di altrettante frodi su carte di credito nella vendita attraverso il canale tradizionale, i dati raccolti da Cyber Source dimostrano il contrario;
i merchant che affiancano la propria attività di vendita tradizionale a quella online, rilevano infatti che le perdite subite per frode sul canale online, sono il 50% superiori a quelle affrontate nelle transazioni nel mondo reale.
E non è tutto. I costi legati alle frodi online non sono legati solo alla perdita di ricavi, vi sono anche costi correlati che pesano non poco.
Perdite in termini di tempo e risorse da dedicare alla gestione degli ordini fraudolenti, perdita di fiducia da parte dei consumatori, di prodotti, costi di consegna "a vuoto", aumento delle commissioni bancarie oltre alle già citate "fee" (commissioni) sulle transazioni con carta di credito, dei costi assicurativi, e così via.
Non dovrà dunque stupire una certa diffidenza da parte dei venditori nell'aprirsi alle possibilità offerte dal commercio elettronico.
Quali soluzioni?
Non si può dire che i venditori non abbiano cercato di aumentare il livello di sicurezza, considerato che è il 65% ad affermare di aver implementato strumenti o strategie (anch'essi tra l'altro rappresentano un costo da sostenere) per ridurre il livello di frodi subite.
Tra gli strumenti di maggiore utilizzo il già citato sistema AVS (Adress Verification Service) che prevede il controllo dell'indirizzo del possessore di carta di credito oltre al numero della stessa. Un sistema che implica inoltre che la consegna sia effettuata all'indirizzo del titolare della carta, ma che è soggetto anche a "falsi positivi" (è sufficiente che il possessore della carta abbia cambiato indirizzo o abbia un secondo indirizzo valido, ma non registrato perché l'ordine risulti non valido), motivo per cui non è ritenuto adeguato, da solo, ad individuare con certezza frodi online.
Per questo il secondo sistema più utilizzato, davvero poco tecnologico, è la revisione manuale di tutti gli ordini (ancora costi in termini di tempo e risorse umane), processo lungo che implica dover contattare il consumatore per convalidare le informazioni ricevute online, o per acquisirne di supplementari.
Con il risultato di impegnare in una nuova procedura d'ordine non solo il venditore, ma anche il cliente poco soddisfatto dell'ulteriore perdita di tempo.
Combattere azioni fraudolente risulta comunque un impegno gravoso per i merchant costretti a mantenere strategie e strumenti preventivi aggiornati pressoché quotidianamente in linea con la varietà di sistemi sempre diversi utilizzati da chi la frode la compie.
La speranza per il 2003 viene dalle soluzioni basate su password o codici per autenticare gli acquisti che Visa e MasterCard vogliono rendere operative entro l'anno.
Certo occorrerà qualche tempo perché i venditori online si possano avvicinare ed allineare ai nuovi sistemi, un incentivo è la proposta di offrire, a chi aderirà, condizioni più favorevoli nella gestione dei "chargeback".
Resta tutto da verificare se questo sistema basterà ai venditori (e alla Paycom Billing Services?) per sentirsi, ma soprattutto essere nei risultati, più sicuri e diminuire così i costi legati alle frodi online.
Emanuela Pasino