Sembrano spente le vecchie e insulse disquisizioni sul push o pull, ma rimane un problema rilevante definito da due formule un po' oscure: opt in e opt out. Se ne discute molto, spesso a vanvera, ma la sostanza è semplice. Perché una persona sia considerata "consenziente" è necessario che abbia esplicitamente dichiarato di voler ricevere un certo genere di informazioni e proposte? Questo è il caso opt in. Oppure è legittimo mandare una proposta non richiesta, dicendo "se non ne vuoi più ricevere basta dirlo e ti cancelleremo dalla lista"? Questa è la soluzione opt out.
In teoria, e in un sistema governato da civiltà e correttezza, le soluzioni opt out non sarebbero da escludere in tutti i casi. Per esempio potrebbe essere "tollerabile" un'offerta mandata a qualcuno che "presumibilmente può essere interessato", a condizione che sia davvero facile respingerla e non essere mai più importunati. Ma in presenza di ondate ossessive di offerte indiscriminate, e di metodi opt out che non funzionano quasi mai, diventa necessario passare a "tolleranza zero". Cioè opt in è l'unica soluzione accettabile – e, in più, anche chi ha volontariamente scelto di ricevere qualcosa deve poter cambiare idea e avere la certezza di non essere più importunato. Sembra che sia questa l'impostazione scelta dall'Unione Europea nella sua normativa sullo spam. Il concetto è giusto... il problema è se e come si riuscirà a metterlo in pratica.
Ci sono, fra l'altro, molteplici trucchi online per produrre falsi opt in. Siti che per dare un accesso a qualche contenuto chiedono un'iscrizione – e poi si servono dell'informazione così raccolta per mandare spam o per vendere l'indirizzo che hanno catturato. Siti che, senza neppure avvertire, si impadroniscono degli indirizzi di chi accede. Collegamenti che si aprono con automatismi non richiesti, o addirittura in modo non palesemente visibile al lettore, e trasferiscono la connessione ad altri che quella persona non stava cercando. Messaggi che dicono "il tuo indirizzo ci è stato segnalato da un amico" quando quell'amico non esiste o è stato a sua volta "intrappolato" senza saperlo.Ci sono anche offerte di "assistenza" che non danno alcun servizio, ma sono fabbriche di spam. Inseguire tutti questi trucchi, in tutte le loro varianti, è difficile.
Non sarebbe una soluzione totale e definitiva, ma sarebbe un passo avanti, arrivare alla percezione diffusa del fatto che si tratta di scorrettezze, spesso di truffe, e non di "tecniche di marketing" come affermano molti che propongono e diffondono quel genere di immondizia.
Tutto questo, naturalmente, non succede solo in rete. Basta partecipare a un convegno, una festa, una fiera, un incontro di qualsiasi specie in cui si raccolgono indirizzi e numeri telefonici... per trovarsi poi inondati di telefonate, fax o invii postali sui più disparati argomenti. Con i sistemi che registrano i numeri delle chiamate in arrivo, può bastare una telefonata per qualsiasi motivo (anche un banale errore) per essere infilati in qualche "lista". La moltiplicazione di queste attività di "pressapochismo commerciale" produce effetti spesso comici. Se per caso accompagnassi mia cugina, che fa la giornalista di moda, a una sfilata di biancheria intima, non vorebbe dire che sono un feticista dedito alla collezione di reggiseni e mutandine.
Qualche giorno fa un organizzatore di convegni, per propormi una manifestazione che non mi interessa, ha avuto un guasto al suo sistema di spedizione e mi ha mandato cento copie dello stesso fax. Per frenare l'inondazione (che tendeva a continuare) ho dovuto disabilitare il fax, vuotare la memoria... c'è voluto tempo e fatica per rimetterlo in funzione (e alcuni fax che mi interessava ricevere sono andati perduti). Anche questo, naturalmente, è un esempio fra mille. Perché agli errori e alle furbizie umane si aggiungono le imperfezioni delle tecnologie.
Post scriptum
A questo proposito, oltre alle vignette in tema di spam riprodotte nel numero 54 di questa rubrica, eccone un'altra della stessa fonte (Illiad) pubblicata il 5 novembre 2002 – che mi sembra non abbia bisogno di commento.
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