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PMI Dome

Mentre Apple colleziona 10 mln di download con iTunes, la RIAA denuncia 216 persone.

I segnali del vero cambiamento sono tanti, sparsi e atomizzati nelle proprie manifestazioni. E se ben analizzati, si scopre al loro interno una potenzialità enorme… MP3 e file sharing ne sono un esempio. Alcuni se ne sono accorti, altri non se ne accorgono e si comportano come chi insisteva che il mondo era al centro del cielo.
di Luca De Nardo | 11 settembre 2003

E’ un argomento a noi caro che vi abbiamo proposto nel tempo attraverso i nostri microblog o con le statistiche in pillole o con gli articoli di approfondimento. Quello del File Sharing e la guerra scatenata attorno e contro esso.

Quello che però ci preme di più è lanciare un messaggio, un concetto che sta alla base di tutto ciò.
Internet, inteso come enorme meta-contenitore di fenomeni comportamentali, flussi di informazione, calderone di tecnologie , è un fenomeno assolutamente incontrollabile e per alcuni versi inarrestabile. Non lo si può ne inserire all’interno di un percorso predefinito ne lo si può fermare.
Lo si deve sentire, fiutare, percepire, come il vecchio marinaio fa con il mare.

E come potevate immaginare, uno di questi fenomeni è appunto la tecnologia P2P (e l'uso dell'MP3) che hanno favorito e generato un fenomeno comportamentale, nato da un mercato musicale che non soddisfa più, se non addirittura esaspera, i consumatori di riferimento.
Di fronte ad una crisi annunciata, i media riportavano dati preoccupanti, proponendo un immediato capo espiatore.

Scrivevamo su i-dome.com il 10 aprile di quest’anno:
"E' di queste ore la notizia (che conferma un tormentone ormai noto ai molti) per cui se il mercato discografico è in forte crisi, vedendo un -7% nel 2002 (il terzo anno consecutivo nel crollo nelle vendite di dischi), la colpa è da imputare ad Internet e alla duplicazione dei CD.

Non basta; secondo quanto riportato dal
Financial Times (§), le previsioni negative delle vendite per il 2003 oscillano tra il 5 e il 15%.
Tutta colpa di Internet. Poi anche della pirateria.
Che su Internet vi sia tanta musica disponibile, è inopinabile; tanto da far affermare al sito della BBC (Uk Edition) che
oltre 900 milioni di file in formato musicale (§) sono disponibili sulla rete.
E' un dato decisamente sottostimato, visto che alle 7,51 di oggi, ora italiana, solo su Kaaza sono disponibili 801.967.447 file musicali, per una dimensione totale di 6.250.368 Gbyte (si, avete capito bene, 6 milioni, 250 mila 368 GigaByte di musica).
"

Continuavamo ed affermavamo ancora:
"Da qui però affermare che sia colpa di Internet, è tutta da verificare e giustificare.
Piuttosto è da interpretarsi come conseguenza di una crisi del mercato discografico, che inizia con la mancanza di creatività e qualità nelle nuove proposte e finisce con i prezzi proibitivi di un supporto audio (giusto per ricordare, un CD audio oggi costa mediamente 18/20 Euro pari a 34.000/38.000 delle vecchie Lire).
E la tendenza dei consumatori, come enfatizzato dall'articolo di
ZDNet (§), è oggi spostata verso l'acquisto dei DVD a discapito del CD. E questo dovrebbe far riflettere.
Il CD audio, o comunque il supporto audio, nella giovane era del Multimedia che stiamo vivendo, è un prodotto vecchio, superato, stantio, che da anni non introduce alcuna innovazione o nuove emozioni.
I consumatori, i giovani soprattutto, nell'acquisto di un prodotto, cercano nuove emozioni percettive, non necessariamente legate al prodotto in se, quanto in termini di soddisfazione tramite un insieme di vie percettive. E il Cd Audio è da questo punto zoppo, per di più caro.

Quindi, piantiamola di dare la colpa ad Internet e alla musica scambiata sulla rete.
E' solo una effetto conseguente, non la causa della crisi del mondo discografico.
"

EFFETTO. NON LA CAUSA.

La causa è da ricercare altrove.
E’ c’è chi questa causa l’ha trovata, studiata, interpretata e capita. Proponendo una soluzione: iTunes.
Ma non ha fatto altro che scoprire l’acqua calda. Come del resto la maggior parte delle idee vincenti.
Chi usa sistemi di File Sharing raramente scarica Album interi. Scarica 1/2/3 canzoni del medesimo artista e dello stesso album.
E perché mai dovrebbe pagare le altre 6/7 canzoni, magari brutte e forzatamente inserite nel supporto audio per far raggiungere quota 10 brani l’album musicale?

iTunes lo ha capito. Finalmente. E questa settimana ha raggiunto quota 10 mln di download, vendendo le singole canzoni a 99 centesimi di dollaro o un album intero a 9,99 $.
Invece l'Universal, la Bgm, la Sony, la Emi a la Warner stanno continuando la loro battaglia contro la pirateria musicale. Tutto sotto l’egida della RIAA che in questi giorni denuncia 261 persone (molte delle quali la mamma o il papà del giovane navigatore che ha distribuito tramite file sharing le canzoni dal proprio PC).

Strano modo di fare marketing di prodotto.
Si intravede, forse, qualche pallido segnale di cambiamento: Vivendi Universal ha annunciato di abbassare i prezzi dei loro vecchi prodotti: i suoi cd audio.

Evviva!!.

Luca De Nardo


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