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PMI Dome

Codice di Autoregolamentazione "Internet e minori"

Il Codice previene i rischi e promuove l'inclusione grazie all'uso sicuro di Internet. Anche all'estero si guarda con attenzione al Codice di Autoregolamentazione italiano
Redazione PMI-dome | 20 novembre 2003

Internet è sempre più affollato di piccoli navigatori. "Nel terzo trimestre 2003 sono stati oltre 1,7 milioni di minori che in Italia hanno usato la Rete, ben 548 mila erano sotto i 12 anni, il 3% in più rispetto al terzo trimestre 2002. Non solo, ma è anche in aumento il tempo che i giovani trascorrono on line: mediamente i ragazzi tra i 12 ed i 18 anni dalle 8 ore e mezzo di navigazione del 3° trimestre 2002 sono passati alle 11 ore e mezzo del 3° trimestre di quest'anno".

A rendere noto l'inedito scenario minorile dell'inesplorato mondo del web è stato Lucio Stanca, ministro per l'Innovazione e le Tecnologie, citando gli ultimi dati Nielsen//NetRatings, alla presentazione del Codice di Autoregolamentazione Internet e minori, con il ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri.

"Una tendenza", ha precisato Stanca, "che è europea: solo in Gran Bretagna, Francia, Germania, Spagna, Olanda, Svezia e Svizzera oltre che in Italia, alla fine di agosto scorso sono stati più di 13 milioni i ragazzi sotto i 18 anni che hanno navigato nel Web, con un incremento di ben il 27%. E di essi 4 milioni erano di età inferiore ai 12 anni".
È in questo contesto, "contraddistinto da forte espansione, che si innesta il Codice di Autoregolamentazione, destinato ad essere uno strumento importante perché previene i potenziali rischi di 'distruzione di valore so-ciale' che potrebbero derivare da un uso illecito o dannoso di queste tecnologie; mentre l'uso sicuro, o meglio consapevole, di Internet promuove l'inclusione delle categorie più deboli, come i ragazzi, e più svantaggiate, ossia i disabili, i meno giovani, chi vive in zone remote, chi ha un basso reddito, i disoccupati", ha aggiunto il Stanca.

Il ministro per l'Innovazione e le Tecnologie ha poi posto in evidenza la novità procedurale di questa iniziativa: "viene superato il tradizionale generico concetto di autoregolamentazione, rimasto in passato spesso lettera morta, per introdurre la coregolamentazione, in cui l'industria si impegna a darsi regole e ad adottarle, mente un organismo di controllo pubblico vigila sul rispetto delle stesse regole in una sorta di 'autoreolamentazione regolata'". Dopo aver ricordato che "rispetto ad altri media, che pure offrono immagini o materiali non appropriati, In-ternet ha caratteristiche che rendono più difficile per gli adulti esercitare un controllo responsabile della Rete per fattori come l'anonimato e la grande facilità di accesso", il ministro ha sottolineato che "per un uso consapevole da parte dei ragazzi la scuola e il livello culturale delle famiglie giocano un ruolo determinante e su questo si sta muovendo il Governo.

Solo quest'anno sono ben 1.014.674 gli alunni delle prime due classi della scuola primaria (le ex elementari) impegnati nei processi di apprendimento dell'uso dell'informatica e dell'inglese". Elencate le azioni intraprese - il Comitato tecnico per l'uso consapevole di Internet; l'iniziativa "Chi ha pau-ra della Rete"; i filtri messi a disposizione on-line delle famiglie; il piano nazionale anti-pedofilia "Ciclope" ed il disegno di legge del Governo contro la pedopornografia anche a mezzo Internet - Stanca ha auspicato "omogeneità di comportamenti di tutti gli Stati e delle organizzazioni. Per contrastare i contenuti illegali e dannosi del Web la legislazione non può infatti essere la sola risposta: occorrono provvedimenti e iniziative articolate, come il Codice di Autoregolamentazione, che tra l'altro impegna chi vi aderisce a specifiche regole e comportamenti nell'offerta di servizi e rende riconoscibile chi ha aderito al codice con il marchio Internet@minori".

Il ministro Stanca ha infine reso noto che il "Codice italiano sta riscuotendo interesse all'estero ed è attualmente all'esame del Programma Comparative Media Law and Policy dell'Università di Oxford, finanziato dalla Commissione Europea nell'ambito del Piano d'Azione Safer Internet".


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