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FLASH MOB: Quando la folla è spettacolo - parte I

Inviti a catena via e-mail per incontri improvvisi e senza senso. Viaggio dietro le quinte di un fenomeno che dal virtuale ritorna al reale.
di Costanza Ruggeri - Cultur-e.it | 12 dicembre 2003

Manhattan, 3 giugno 2003, ore 19.00. Duecento persone si presentano al reparto arredamento di Macy's per acquistare un fantomatico "tappeto dell’amore". Attimi di panico tra i commessi e poi, il nulla. Bastano solo dieci minuti e la folla, così come è apparsa, scompare.

Osaka, 15 giugno. Centinaia di ragazzi si danno appuntamento per ricostruire il combattimento tra Neo e l'agente Smith di Matrix Reloaded, il secondo episodio della saga dei fratelli Wachowski . I passanti sbigottiti assistono all’estemporanea ricostruzione della scena più famosa del film, interpretata da giovani nerovestiti che si affrontano a colpi di kung fu acrobatico e poi fuggono.

Roma, 24 luglio. In 300 si presentano in una libreria della centralissima via del Corso e chiedono gli inesistenti Galateo secondo Alvaro Vitali e Pinocchio 2, la vendetta. Il tam tam telematico è partito dal sito di Marco, alias J.Jack Flash. Le sue indicazioni sono chiare: «Alle 19.00 trovatevi in via del Corso, fra il McDonald's e via della Frezza. Incontrerete una persona con un cappello che ha stampata sulla visiera una M bianca e, che ha in mano un mazzetto di fogli. Avvicinatelo e chiedetegli "M come Mob?". Vi consegnerà un foglietto con le indicazioni operative. Imparatelo a memoria e mettetevelo in tasca. Alle 19.15 fatevi trovare all'entrata del posto designato e iniziate l'animazione. Siate creativi, tenendo presenti le linee guida impartite. Alle 19.25 disperdetevi. Nessuno deve rimanere nel luogo stabilito dopo le 19.27».

Tempi e luoghi viaggiano via e-mail
Flash mob, ovvero "mobilità istantanea"
: è questa la nuova espressione entrata nel vocabolario del Web. Partorito nella Grande Mela, il fenomeno in poco meno di 6 mesi è diventato planetario.
Mossi dalla curiosità di comprendere la reale portata di questo trend, abbiamo navigato i mari virtuali per accorgerci che, da New York ad Amsterdam passando per Osaka e Mosca, ovunque vengono organizzati improvvisi raduni in cui centinaia di persone si materializzano in un luogo pubblico, danno sfogo a performance insensate e, in silenzio, si volatilizzano nel nulla. Tutto avviene nel giro di pochi minuti, proprio come in un flash, sotto gli sguardi attoniti dei presenti. Ma come nasce un flash mob?
A spiegarcelo è proprio J.Jack Flash, l'ideatore dell'happening romano, il primo in Europa. Gli ingredienti della ricetta sono semplici: e-mail, molte persone, organizzazione semi-invisibile, luoghi pubblici, brevi periodi di tempo, istruzioni precise, sincronia perfetta. Le coordinate del raduno (luogo, ora e eventuale abbigliamento da adottare) vengono comunicate tramite posta elettronica. Non c’è nessun leader, chiunque può farsi promotore dell’iniziativa. Il tutto avviene nella massima segretezza: il biglietto con le istruzioni precise sull’azione da svolgere viene consegnato solo sul luogo prestabilito. Il gesto da compiere deve essere innocuo, legale, rapido, divertente e concludersi con un grande applauso. Terminato l’evento ci si disperde e nessuno ha contatti con gli altri partecipanti.

Un raptus di massa
Ma che senso ha? Nessuno. Questa è l’essenza dei flash mob. Lo scopo è quello di creare un «non-evento in un non-luogo».

L’inventore del fenomeno è un certo Bill, 28enne newyorkese. Il suo intento, come lui stesso afferma, era quello di condurre un esperimento sociologico: «Riflettevo sulle folle che vanno a vedere gli spettacoli e volevo vedere cosa succedeva eliminando lo spettacolo e lasciando la folla. La gente è diventata spettacolo». Semplice divertimento o azione sociale? Sono in molti a pensare che dietro l’apparente insensatezza di questi incontri si celi un messaggio da decodificare. 
Howard Rheingold, attento studioso degli effetti della tecnologia sui cambiamenti sociali, dedica diverse pagine del suo ultimo libro Smart mobs alla rivolta del gruppo People Power II che a Manila, nel 2001, rovesciò il presidente Estrada organizzando le dimostrazioni mediante sms. «Noi siamo la generazione Txt» proclamava un messaggio che ha fatto il giro della gioventù filippina.
Dell’enorme potere di Internet nella mobilitazione delle masse è convinto anche Gary Trudeau, maestro incontrastato delle strip di satira politica e sociale negli Stati Uniti, che lo scorso settembre ha dedicato le sue vignette della serie Doonesbury all’organizzazione di un flash mob di supporto a Howard Dean, il candidato democratico alle primarie presidenziali americane.

Divertirsi e stupire
La reazione dei flashmobbers è stata istantanea e il loro atteggiamento duro dopo che una grande compagnia telefonica italiana ha fatto proprio il fenomeno per fini commerciali. «I flash mob - urlano i "cultori" nei forum dedicati - non sono un veicolo di messaggi di protesta né vogliono dare spunti alle multinazionali per nuove trovate pubblicitarie. L'obiettivo finale è non arrecare danni e soprattutto divertirsi nel far spuntare tanti punti interrogativi in testa ai passanti che si trovano improvvisamente coinvolti in una stravagante adunanza di pazzi». Fanno loro eco le reazioni del popolo Internet che partecipa senza scopi di lucro alle migliaia di strane convocazioni sparse in tutto il mondo: altruistic mob, singer mob, love mob, political mob per sconfinare nel più illegale flash mugging. Un entusiasmo globale a conferma del fatto che, sempre più spesso, le moderne tecnologie abbandonano le autostrade informatiche per stabilire un rapporto "reale" con il territorio e con il tempo. Prossimo appuntamento: domenica 28 dicembre in Malesia.

... continua

Costanza Ruggeri - Cultur-e.it

Cultur-e.it vuole essere "un osservatorio dei fenomeni in Rete, al di là dei confini culturali e delle restrizioni alla navigazione che alcuni governi impongono.". La rivista, frutto di questa percezione della Rete, si pone un obiettivo ambizioso, quello di contribuire al superamento degli ostacoli che ancora impediscono la navigazione oltre i confini virtuali di civiltà. La rubrica quindicinale Sconfini consiste in un dossier con interviste, articoli e schede sulla situazione della Rete in differenti paesi extra occidentali. Ogni due giorni, invece, si aggiorna la sezione Coordinate, che recensisce singoli siti. In Mappamondo è possibile consultare una directory ragionata su portali e riviste di cultura, arti e politica.

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Commenti
1Commento

RE: FLASH MOB: Quando la folla è spettacolo - parte I

Il flash mob, però, può essere usato anche al "contrario", senza implicazioni legate alla privacy, ovvero palesando, dopo l'effetto sorpresa, la finalità marketing ecco un esempio, fatto dal Centro Commerciale Montedoro http://www.youtube.com/watch?v=WH-PBtALCTQ Una buona e un po' diversa forma di pubblicità

Inviato da Montedoro

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