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DOSSIER PALESTINA: .ps, lo stato che non c’è

Internet "spopola" a Gaza, in Cisgiordania e tra gli attivisti sparsi nel mondo. E diventa un’arma cruciale nel conflitto arabo-israeliano.
di Paola Donatucci - Cultur-e.it | 16 gennaio 2004

Tra il 1999 e il 2003, la diffusione di Internet in Palestina è salita dal 2 all’8%, e i navigatori sono passati da 50.000 a 200.000. Un aumento del 2% all’anno che AlJazeera.net – la fonte di questi dati – definisce come “qualcosa da festeggiare”, tenuto conto che il paese è in condizioni socio-economiche terribili, soffre di una drammatica instabilità politica, e che quasi l’80% dei palestinesi nei territori occupati vive sotto la soglia di povertà, con meno di 2 dollari al giorno.

Gli Internet cafè si diffondono nei territori, compresi i campi profughi, e si moltiplicano i weblog, i warblog, i siti d’informazione indipendenti.

Un vero boom, dunque, che il più famoso network di informazione del mondo arabo spiega con la capacità del Web di trascendere i confini, la distanza e la censura, facendone il mezzo per comunicare preferito dai palestinesi che vivono nei territori occupati, da quelli della diaspora e da migliaia di attivisti di tutti i paesi che seguono la causa palestinese.

Verso l’indipendenza
Internet e la Palestina. Il mezzo di comunicazione che sta cambiando il mondo e una terra investita da un conflitto che dura da più di mezzo secolo, uno di quegli angoli del globo in cui da decenni niente sembra poter cambiare. Un rapporto particolare, che segue inevitabilmente le fasi del confitto, oltre che le logiche dello sviluppo tecnologico, fin da quando, nel 1989, durante la prima Intifada, Israele vietò di usare le linee telefoniche per inviare fax, e-mail e altre forme di comunicazione elettronica. Tra il ’94 e il ’96, in coincidenza con gli accordi di Oslo, il divieto fu revocato e l’accesso dei palestinesi dei territori occupati (Cisgiordania e Gaza) entrò a far parte della posta in gioco del negoziato.

Oggi le aree governate dalle autorità di Ramallah hanno propri ISP (Internet Service Provider) e una compagnia, la PalTel (Palestine Telecommunications Co.) che dal 1996, su licenza esclusiva dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), lavora per sviluppare le infrastrutture di base necessarie alla costruzione e al funzionamento delle reti telematiche.

Accessi e suffissi
La nascita di PalTel non ha cambiato del tutto lo scenario: la contiguità territoriale con Israele e, al contrario, la mancanza di contiguità tra i diversi territori governati dall’Anp - in via esclusiva o congiunta con le autorità di Tel Aviv – mantengono in parte il potere israeliano di “staccare la spina”. Ma qualcosa è cambiato. Sono nate dorsali indipendenti e la compagnia si è fatta promotrice di molti progetti di sviluppo e diffusione di Internet sul territorio, come il programma AcrossBorders, sviluppato a partire dal 1999 insieme all’Università di Birzeit per dotare di accesso i campi profughi sparsi sul territorio. Anche i siti dell’Anp, che nel 2000 furono al centro, insieme a diversi siti israeliani, di una “cyberguerra” lanciata da mai identificati hacker, erano allora ospitati dal principale ISP israeliano, mentre oggi hanno trovato casa a Gaza e si muovono sulle autostrade di PalTel. E, dal 2003, i siti palestinesi hanno un loro suffisso, .ps, il primo nella storia della Rete ad indicare uno stato che ancora non esiste.

Electronic Intifada
La guerra virtuale lanciata dagli hacker nel 2000 non è il solo esempio di come il conflitto abbia coinvolto e coinvolga la Rete, e non solo in via virtuale. Nel 2002, sono stati resi noti (The Nation, 28 ottobre 2002) diversi attacchi lanciati via e-mail e diretti soprattutto ad attivisti palestinesi o vicini alla loro causa. E, sempre nel 2002, durante la seconda Intifada, PalTel è stata vittima di un’azione militare dell’esercito israeliano che ha distrutto parte delle attrezzature e interrotto la fornitura di energia elettrica. L’attacco avrebbe lasciato la maggior parte dei siti palestinesi off line per settimane, se molti di loro non fossero stati soccorsi dai server americani di Electronic Intifada, il progetto integrato di informazione e attivismo lanciato nel 2001 da uno dei protagonisti della “resistenza virtuale” palestinese: Nygel Parry, ex leader del Web Team dell’Università di Birzeit che nel 1994 ha messo in Rete uno dei primi siti palestinesi, usandolo poi come mezzo per documentare in diretta le battaglie della gente di Ramallah e di tutta la Palestina occupata.

Licenza di narrare
Tutti segnali di una consapevolezza diffusa da entrambe le parti di quanto Internet sia diventato un’arma cruciale nel conflitto arabo-israeliano, non solo perché permette di diffondere informazioni in diretta, senza censure o quasi, 24 ore su 24, ai quattro angoli del globo. O perché consente alle persone divise dalla distanza, dai confini o dai muri, di parlare. Ma anche perché ha restituito, o sta restituendo, ai palestinesi il “permesso di narrare”, secondo le parole dell’intellettuale palestinese Edward Said, scomparso l’anno scorso, e rilanciate sul Web da Nigel Parry (EIPermission to narrate: Edward Said, Palesatine, and the Internet). Il permesso di mantenere viva la memoria delle terre lasciate da decenni, dei parenti e degli amici perduti, di raccontare la vita di tutti i giorni, dall’estero o dai territori occupati. Per fare in modo che chi sta fuori, lontano e magari assuefatto alle notizie di guerra, possa riscoprire la dimensione umana della loro esistenza, al di là delle ragioni e dei numeri del conflitto.

di Paola Donatucci - Cultur-e.it

Cultur-e.it vuole essere "un osservatorio dei fenomeni in Rete, al di là dei confini culturali e delle restrizioni alla navigazione che alcuni governi impongono.". La rivista, frutto di questa percezione della Rete, si pone un obiettivo ambizioso, quello di contribuire al superamento degli ostacoli che ancora impediscono la navigazione oltre i confini virtuali di civiltà. La rubrica quindicinale Sconfini consiste in un dossier con interviste, articoli e schede sulla situazione della Rete in differenti paesi extra occidentali. Ogni due giorni, invece, si aggiorna la sezione Coordinate, che recensisce singoli siti. In Mappamondo è possibile consultare una directory ragionata su portali e riviste di cultura, arti e politica.

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