Dalle visioni-allucinazioni di Negroponte alla realtà dei giorni d’oggi.
gen 28, 2004
Dai monitor a tubo catodico, agli schermi piatti fino ad arrivare agli schermi flessibili. Quasi fantascienza che diventa realtà.
di Luca De Nardo
Sembra che le visioni di Nicholas Negroponte non siano più allucinazioni. Chi derideva il Guru delle nuove tecnologie, accusandolo di vedere troppo lontano si deve ricredere. Ebbene si, stanno per arrivare gli schermi flessibili, ovvero quegli schermi da portare a passeggio, magari per leggere in autobus prima di andare al lavoro le notizie che si sono scaricate dall’edicola elettronica sotto casa.
Di cosa stiamo parlando?
Dell’informazione digitale divulgata e letta da milioni di lettori. Come? Su carta, su computer, su Televisione e domani anche su uno schermo perfettamente flessibile, arrotolabile, ripiegabile.
E’ così che Nicolas Negroponte immaginava già nel suo "Essere Digitali" (1995) il futuro dei device attraverso i quali usufruire dell’informazione:
"… potrete caricare (le informazioni ndr) anche su uno schermo che allora sarà perfettamente flessibile, spesso un quarto di millimetro, con ampie possibilità di colori, altissima risoluzione, largo formato e persino impermeabile…"
Nel gennaio 1997, in un articolo scritto a quattro mani con Joe Jacobson su Wired, allargava la sua idea di paper monitor introducendo il concetto di E-Ink
.
Concetto nuovamente ripreso da Michael J. Depraida (2000) nel suo "Of bits and atoms" ove veniva raccontato come Negroponte alla Convention annuale della Professional Photographers of America (PPA) aveva ulteriormente sviluppato l’idea.
Per dirla dunque con le loro parole:
"Do you know how carbonless paper works? A thin layer of micro-encapsulated ink spheres coat the backside of the paper. When you use a pen to write on the top sheet, the pressure ruptures the little spheres, which releases the ink that is then transferred to the carbon copy.
In much the same way, little spheres (one side black and the other white) can be polarized by a tonnerless printer. Once correctly polarized, they produce the printed word. Place the same paper back into the printer, and the spheres are repolarized to produce a new clean sheet of paper. Taken a step further, the little spheres can be made conductive on one side and resistant on the other. Placed in a printer-like device, complete circuits and devices like cell phones or radios can be produced. It’s not a far jump to paper-thin LCD-type display devices."
Torniamo ora ai giorni d’oggi. Le visioni lungimiranti di Negroponte sembra abbiano trovato solide fondamenta nell’annuncio – speriamo non sottovalutato - della Philips (che peraltro non è nuova a straordinarie innovazioni sul mercato).
"Philips pronta a sviluppare display flessibili".
Forte di una lunga esperienza nello sviluppo di polimeri elettronici, quest’azienda è oggi in grado di produrre prototipi di display flessibili sottilissimi e di grandi dimensioni ed è impegnata nello studio di fattibilità per giungere rapidamente alla fase di produzione industriale. Questi display uniscono l’elettronica guidata da polimeri a matrice attiva con un pannello frontale riflettente "electronic ink" posizionato su un foglio di plastica estremamente sottile.
Aspettiamoci dunque display leggerissimi e di grandi dimensioni, indistruttibili, che possono essere arrotolati e messi via quando non sono utilizzati (occupando così pochissimo spazio) rappresentando una soluzione molto attraente per tutte le applicazioni mobili. Display dunque così flessibili da poter essere addirittura integrati in oggetti come una penna.
E’ quindi fuor di dubbio che la loro disponibilità potrebbe rappresentare un fattore di sviluppo per libri, quotidiani e riviste elettronici oltre che per i servizi offerti dagli operatori di rete mobile di terza generazione.
Oggi infatti queste applicazioni sono limitate dal fatto di dipendere da dispositivi come computer portatili (fragili, pesanti e voluminosi), o dagli schermi dei telefoni cellulari (piccoli e a bassa risoluzione).
Philips non solo vuole dimostrare la possibilità di realizzare questi nuovi schermi, ma ha anche l’obiettivo di giungere il più presto possibile alla loro produzione attraverso una propria iniziativa incubata denominata Polymer Vision (
www.polymervision.com).
Siamo dunque di fronte a display organici QVGA a matrice attiva (320x240 pixel) con una grandezza diagonale di 5 pollici, 85 dpi di risoluzione e un raggio di curvatura di 2 cm.
I display sono composti da una superficie posteriore dello spessore di 25 micron, che contiene l’elettronica polimerica che pilota il pixel, e da un piano anteriore riflettente da 200 micron "electronic ink" sviluppato da E Ink Corporation. I display basati su electronic ink sono sottili e flessibili perché non necessitano di distinzione tra le celle.
Inoltre, i display costruiti con la tecnologia electronic ink sembrano essere la soluzione ideale per le applicazioni che prevedono una lunga lettura da parte dell’utente grazie alla loro resa eccellente, simile a quella della carta stampata, e al consumo energetico estremamente ridotto.
Vicini, quindi, al futuro? Ce lo auguriamo.
Luca De Nardo