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Decreto "Grande Fratello": intervista a Stefano Rodotà

L'opinione del Garante della Privacy su un provvedimento che ha suscitato critiche e propteste decise, e che ora dovrà essere modificato per non ledere i diritti dei cittadini della rete.
di Stefano Porro - QuintoStato.it | 29 gennaio 2004

Le polemiche sorte dopo l'approvazione del Decreto Legge  24 dicembre 2003, n. 354 demominato dal popolo della rete "Grande Fratello", sono note.
QuintoStato.it, testata online sulla quale è apparsa l'intervista qui di seguito, aveva immediatamente reagito al Decreto con una protesta da sottoscrivere online. I risultati sono stati sicuramente positivi, le firme raccolte e consegnate al presidente della Camera e al Presidente del Senato 8.432.
E.P.

La (sacrosanta) ostinazione del Garante della Privacy Stefano Rodotà e la crescente protesta del popolo della Rete hanno iniziato a ottenere qualche risultato verso l'ammorbidimento del decreto "Grande Fratello" (354/2003). Esaminando il testo del provvedimento, che dovrà poi essere sottoposto al voto in aula, la Commissione Giustizia della Camera ha ritoccato in modo sostanziale l'oggetto della data retention, sostituendo l'ampia dicitura "dati relativi al traffico" con "dati relativi al traffico telefonico o alla corrispondenza in via telematica". Si tratta di un importante passo in avanti, che segue le indicazioni enunciate dal Garante durante un'audizione informale. Ma ancora non basta. Permane infatti il dubbio sulla conservazione dei dati delle email. Il testo non chiarisce che tipo di dati dovrebbero essere archiviati (solo quelli relativi alla fatturazione o anche gli allegati?) e, se non fosse emendato, rappresenterebbe uno strumento di sorveglianza unico in tutto il mondo.

Ecco perché, secondo il Garante Stefano Rodotà, "questioni così delicate non possono essere regolamentate attraverso lo strumento del decreto. Ai cittadini non è stata infatti fornita alcuna informazione preventiva, dal momento che il 354/2003 limita alcuni loro diritti fondamentali, come la libertà e la segretezza della corrispondenza e della comunicazione. Questioni così delicate necessitano invece di un ampio dibattito pubblico.

Quali sono le principali pecche di questo decreto?
Innanzitutto l'inapplicabilità tecnologica, come hanno fatto notare le associazioni dei provider, dal momento che la massa di dati da conservare è spropositata. Inoltre la sorveglianza sulle persone compie un inaudito salto di qualità, e i cittadini vengono sempre più considerati come dei potenziali sospetti. Infine, si acuiscono i rischi della fascicolazione sociale: se conosco i siti preferiti di un utente e i destinatari delle sue mail, posso ricavare molte informazioni sulla sua sfera personale, come il credo politico o lo stato di salute.

Quali potrebbero essere gli effetti immediati sulla vita delle persone?
Per quanto riguarda il monitoraggio tramite Internet è difficile prevederlo. I dati del Garante però dimostrano che la percezione sociale della sorveglianza, soprattutto quella realizzata attraverso le telecamere, è di crescente fastidio, che talvolta giunge a episodi di luddismo. Le persone, in altre parole, rompono le telecamere, dal momento che si sentono depauperate della loro privacy. Anche per questo motivo stiamo per aggiornare il nostro Decalogo sulla sorveglianza.

Secondo lei sarà possibile limare i punti più spigolosi del decreto?
Spero che il Parlamento possa lavorare in questa direzione. Dobbiamo tenere presente che la rete deve restare uno spazio pubblico e libero, così come dichiarato dal ministro per l'Innovazione tecnologica Lucio Stanca al summit mondiale sull'informazione di Ginevra alcune settimane fa. Non a caso gli altri paesi europei, come Francia e Germania, stanno affrontando queste questioni con molta cautela.

Stefano Porro


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