La grande quantità di messaggi di posta indesiderati che riempiono, soprattutto a scopo commerciale, le nostre caselle e-mail stanno creando sempre maggiori problemi agli utenti ormai esasperati dal dilagare dello Spam. Un fenomeno contro il quale non sembrano sufficienti nememno le nuove più rigide misure normative.
Un'indagine internazionale realizzata online e coordinata dal Trans-Atlantic Consumer Dialogue (TACD) nei mesi di settembre - dicembre conferma il disagio dgli utenti e la necessità di adottare strumenti efficaci per ridurre il fenomeno, che danneggia poi pesantemente anche l'e-commerce stesso.
Se è già preoccuante che ben l'83 per cento degli intervistati affermi di ricevere una quantità di messaggi commerciali indesiderati che raggiunge il 10 per cento e oltre del totale in una giornata, è ancora più grave che il 42 per cento sia sommersa dallo spam per oltre metà della posta ricevuta ogni giorno.
Non stupisce dunque che la maggioranza si dichiari profondamente infastidita e danneggiata da questa situazione. Quello che i consumatori senza distinzione tra Usa e Europa, chiedono, sono soluzioni concrete. L'81 per cento è assolutamente favorevole a imporre un regime opt-in, che consenta l'invio di un'informazione commerciale via mail solo se richiesta espressamente dal titolare della casella di posta.
Se questo orientamento si è affermato all'interno della Comunità Europea, negli Stati Uniti prevale ancora il contrario, l'opt-out. Inoltre la difficoltà di identificare spesso un mittente certo di una e-mail non richiesta, rende difficile trasformare la norma in vantaggio reale. E l'80 per cento degli intervistati è consapevole di quanto questo rappresenti un notevole ostacolo alla riduzione dello Spam.
Non sembrano infatti molto efficaci strumenti individuali di difesa, i filtri e-mail hanno dato buoni risultati solo per il 17 per cento degli utenti, mentre il 54 per cento segnala che quando troppo restrittivi non permettevano la ricezione di messaggi voluti, mentre quando meno rigidi non costituivano una barriera efficace e sufficiente alla posta indesiderata.
Tutto questo malesse non può non avere un effetto dannoso anche sull'e-commerce, tanto che il 52 percento degli intervistati afferma di non effettuare volentieri acquisti online per la paura di essere poi sommerso da e-mail commerciali non richieste. Un rischio che preoccupa gli stessi marketers, che già danneggiati dallo spam, sono propensi ad avvicinarsi all'opt-in come sistema di regolamentazione, anche negli Stati Uniti.
Se infatti l'Unione Europea ha già scelto questa direzione, obbligando tra l'altro il mittente ad essere riconoscibile e identificabile, negli Stati Uniti, in cui vige la regolamentazione secondo il principio dell'opt-out, la situazione è molto meno garantista verso gli utenti.
Il TACD evidenzia comunque la necessitòà di affrontare il problema in base alle sue reali dimensioni, a livello globale quindi, cooperando al fine di creare un fronte legislativo comune e omogeneo che non permetta facile scappatoie agli spammers. Allo stesso modo gli ISP sono invitati ad utilizzare in modo efficace tutte le misure tecnologiche disponibili al fine di arginare il flusso di e-mail indesiderate.
a cura di Emanuela Pasino