Chi è l’India? Chiedetelo a Stati Uniti, Hong Kong, Gran Bretagna, Giappone e Germania. Sono i suoi principali partner economici.
Com’è l’India? Immensa: la sua area geografica occupa il 2,4% della superficie terrestre, ed è abitata dal 16% della popolazione mondiale. Per l’esattezza più di un miliardo di persone, che parlano 17 lingue diverse, oltre l’inglese.
Quanto è moderna l’India? Cinque aeroporti internazionali, 88 nazionali, la rete ferroviaria più vasta dell’Asia, la seconda nel mondo. Le città che superano il milione di abitanti sono 35, dodici in più rispetto a tredici anni fa, in media sorge una nuova metropoli quasi ogni anno.
E se provassimo a chiederci se l’India è hi-tech? La risposta sarebbe decisamente positiva. Esiste addirittura un distretto elettronico, quello di Bangalore, soprannominato la Silicon Valley indiana, e Il numero degli ingegneri che esce dalle università del paese è secondo solo a quello della Cina. Entro il 2007, grazie agli stanziamenti pubblici, verranno formati 200 mila specialisti di tecnologie informatiche e altrettanti esperti saranno preparati dalle industrie che offrono programmi di formazione. La promozione della tecnologia è stata dichiarata tra le priorità nazionali. Le parole dell’ex Ministro dell’Information Technology, Pramod Mahajian, contengono date precise e scadenze perentorie, molti numeri e altrettante percentuali: “Entro quattro anni, con l’aiuto della Banca Mondiale, verranno attivati in tutto il paese 10 mila punti Internet con almeno sei pc ciascuno. Ogni centro servirà 25-30 villaggi, portando la Rete laddove l’accesso non è mai stato possibile”.
Analfabetismo, terrorismo e… multinazionali
Ora raccontiamo una storia diversa: protagonista è sempre l’India. Su un miliardo di indiani il 38% è analfabeta, il 70% coltiva la terra e il 40 % dei centri abitati non ha infrastrutture stradali, né linee telefoniche. In poche parole: sono 68 su 1000 le persone che hanno accesso ad internet. Meno del Marocco, della Namibia e dell’Egitto. Ma assicura una ricerca di IDC India: nel 2005 il numero di navigatori sarà otto volte quello del 2000. Allora gli utenti erano solo 4,47 milioni, tra un anno se ne conteranno già 37 milioni. I collegamenti da casa aumentano con una percentuale annua dell’87%, mentre quelli effettuati dalle imprese crescono del 72%.
Un ritmo che non conosce battute d’arresto, nonostante una guerra separatista che va avanti dal 1989 nella zona del Kashmir (definita dall’art. 350 della Costituzione regione autonoma speciale del territorio indiano), nonostante proprio quest’angolo di terra sia ora diventato luogo di addestramento dei gruppi terroristici più pericolosi, formati da musulmani che non sono nati qui, come gli arabi di Al Queda, gli afgani talebani, algerini, egiziani e marocchini. E anche se il sangue continua a scorrere, nel paese si parla sempre più di marchi, brevetti, software, supercomputer, satelliti per le telecomunicazioni, sperimentazione di microprocessori e ovviamente di dollari. Fortune, la rivista americana votata al business, nella classifica mondiale delle 500 migliori imprese afferma che 100 hanno aperto centri di ricerca e sviluppo in India. I nomi sono quelli di Cisco, Oracle, Ernest & Young, Philips e General Electric.
La domanda successiva è come sia possibile realizzare tutto questo, da dove derivino le certezze del governo. La risposta? Convinzione nei propri mezzi. L’esperienza insegna: il miracolo indiano è nato dall’isolamento, dall’embargo voluto dagli Usa a seguito della scoperta di test nucleari fatti da India e Pakistan. La sanzione fu il divieto assoluto di importare le tecnologie utili a proseguire le ricerche sul nucleare. Necessità fa virtù: l’embargo ha segnato l’inizio dello sviluppo informatico indiano.
Le contraddizioni di un altro mondo
Un porto nato come emporio commerciale, oggi una megalopoli di 13 milioni di abitanti. Prima città industriale del paese, con una classe lavoratrice che ne ha trainato lo sviluppo, Mumbay (nome hindi di Bombay) ha ospitato il World Social Forum, dal 16 al 21 gennaio, organizzato senza finanziamenti da parte dello Stato, ma esclusivamente con i fondi raccolti dalle Ong e dalle fondazioni straniere.
Perché il Forum degli altermondialisti ha lasciato per la prima volta Porto Alegre e il Brasile, per trasferirsi nel continente asiatico, precisamente in India, il paese che sta vivendo il nuovo miracolo economico? Semplice. Perché qui 250 milioni di persone vivono, o meglio sopravvivono, con meno di un dollaro al giorno. Perché Mumbay è lo specchio fedele di questo contrasto tra arretratezza e innovazione.
Perché se un altro mondo è possibile, deve iniziare da questa città, dove non ci sono filtri, né sfumature: grattacieli e bassifondi, verdi campi da cricket e squallidi quartieri a luci rosse, la Borsa animata da migliaia di colletti bianchi, l’elemosina agli angoli di strade sporche. Business e caste, manager e dalit. Questi ultimi sono meglio conosciuti come intoccabili, miserabili, contaminati, i legittimati ad essere oppressi dai principi dell’induismo. Li riconosci ancora per strada, anche se la Costituzione indiana ha abolito ufficialmente il sistema per caste: fanno i ciabattini, i conciatori, gli spurgatori di fogne o cremano i cadaveri. Prima però erano solo schiavi.
La città modello, prototipo della modernizzazione si è trasformata in centro di critica della globalizzazione, forte della sua natura di culla di movimenti alternativi: proprio qui è nato il sindacato dei fuoricasta, qui sono state fondate le prime associazioni per la difesa dei diritti delle donne e hanno preso il via i movimenti ambientalisti. E intanto è già tempo dell’ennesima previsione: nel 2050 l’India sarà la terza potenza economia mondiale.
di Silvia Santoni - Cultur-e.it [la rivista]
Cultur-e.it [la rivista]
vuole essere "un osservatorio dei fenomeni in Rete, al di là dei
confini culturali e delle restrizioni alla navigazione che alcuni governi
impongono.". La rivista, frutto di questa
percezione della Rete, si pone un obiettivo ambizioso, quello di contribuire al superamento degli ostacoli che ancora impediscono la navigazione oltre i confini virtuali
di civiltà. La rubrica quindicinale Sconfini consiste in un dossier
con interviste, articoli e schede sulla situazione della Rete in differenti
paesi extra occidentali. Ogni due giorni, invece, si aggiorna la sezione
Coordinate, che recensisce singoli siti. In Mappamondo è possibile
consultare una directory ragionata su portali e riviste di cultura, arti
e politica. |