Un tempo i poveri volevano il pane, oggi hanno fame d’informazione. La consapevolezza della propria ignoranza e il desiderio di riscattarsi da un’emarginazione dettata dal silenzio segnano il tempo della moderna riscossa, quella fatta a cavallo di byte e sguainando il mouse. La vita è piena di luoghi comuni, e qualcuno cerca di sfatarli. Nell’era di Internet, la storia dei poveri e dei contadini che vivono in villaggi rurali disseminati tra montagne e vallate cambia finale, un epilogo positivo che si deve a Satyan Mishra, CEO presso la Drishtee, un’organizzazione che progetta e diffonde software nelle campagne dell’India. Il lieto fine di questo racconto è “rural networking”.
Com’è nata Drishtee?
Nel mio lavoro mi sono sempre dedicato a impegni sociali per l’infanzia, e questo mi ha sempre dato l’opportunità di ripensare alla mia adolescenza, passata nelle campagne dell’India dove sono cresciuto. Ma non volevo fermarmi ai ricordi. Non mi bastava pensare, era tempo d’agire. Così il mio impegno nel lavoro si è trasformato in un preciso piano d’azione, in un progetto da realizzare.
La mia formazione nel campo dell’IT mi ha permesso di creare qualcosa che proprio per la mia esperienza di vita nei villaggi rurali, sapevo essere preziosa e rara, tanto desiderata quanto introvabile: non si tratta della ricchezza ma dell’accesso all’informazione. Così ho ideato una piattaforma tecnologica in grado di diffondere l’utilizzo di prodotti e servizi informatici per i contadini, un meccanismo di distribuzione delle informazioni capace di creare l’interazione tra le varie comunità rurali. Uno strumento di trasmissione di saperi è l’unico capace di favorire la ripresa economica di una comunità in crisi, e di assicurare nuovi stimoli culturali in un villaggio sperduto.
Il processo di rafforzamento dell’India contadina non può prescindere dallo scambio di conoscenze. Drishtee ha creato questa piattaforma per favorire la crescita intellettuale e quindi economica nelle campagne. In meno di due anni, la nostra iniziativa ha dimostrato con successo la validità di questa convinzione, costruendo 90 punti informativi attraverso 5 stati.
India e digital divide: qual è la situazione attuale?
L’india ha 7,5 milioni di utenti Internet, non comprendendo i collegamenti effettuati dagli Internet cafè, che se aggiunti alla cifra iniziale la raddoppiano. E se questo numero è in forte e costante crescita, il problema che rimane insuperato è il fatto che il 99% delle connessioni avviene nelle città. Così mentre Internet abita nelle metropoli, l’India più numerosa vive ancora nei villaggi. Ecco in cosa consiste il digital divide indiano, nel gap digitale tra città e campagna che diventa sempre più stridente e difficilmente colmabile. La tecnologia è un vantaggio se estesa e diffusa, altrimenti si trasforma in una vera e propria piaga, perché causa allontanamento, perdita del contatto con la realtà circostante, la creazione di tante nazioni in un unico paese, dove ciascuna è ferma ad un momento storico ed economico diverso.
L’informatizzazione ha il potere di migliorare la vita ma può anche distruggere i rapporti sociali, è in grado di costruire ponti virtuali tra diverse culture ma solo se prima è garantito l’accesso a tutti. Altrimenti per qualcuno diventa una terribile condanna all’emarginazione.
Quali sono i problemi che l’india deve ancora affrontare nel settore dell'IT?
Con 22 linee telefoniche in tutto il paese e 3 pc ogni mille persone, l’India ha inadeguate infrastrutture informatiche. Inoltre questa strumentazione è principalmente concentrata nelle aree urbane, dove l’accesso ad Internet via telefono è ancora difficile ed estremamente caro, poiché devono essere compensati gli alti costi delle infrastrutture Telecom.
Nell’India rurale il problema e diverso: più della metà dei villaggi non è raggiunto da linee telefoniche, e l’accesso ad Internet appare solo un miraggio. La mancanza d’informazione che ne deriva si ripercuote sulla vita sociale ed economica del paese: la gente perde tempo e soldi rivolgendosi ad interlocutori che non hanno a loro disposizione risposte utili, e questa mancanza di trasparenza nei processi informativi sfocia puntualmente in un’amministrazione disorganizzata e corrotta, lenta ed inefficiente.
L’inaccessibilità all’informazione affligge ancora di più il contadino rispetto alle altre categorie sociali della comunità. Le persone che vivono nelle campagne non hanno un’istruzione sufficiente e non conoscono le dinamiche di funzionamento della burocrazia. Inoltre, la mancanza di dati relativi all’andamento dei prezzi del mercato implica per i contadini la perdita di considerevoli entrate, che li impoveriscono e li emarginano sempre di più. Le conseguenze per questa categoria sono tre: la perdita di entrate, il tempo perso a cercare parametri di mercato e le opportunità sfumate di fare buoni affari.
In questo contesto, l’IT può giocare un ruolo significativo per diffondere un’informazione corretta, aggiornata e trasparente.
L'India conta un numero di ingegneri secondo solo alla Cina. Perché viene ancora considerata un paese del Terzo Mondo?
L’India ha perso il treno della rivoluzione industriale. Non è stata in grado di passare da un’economia agraria ad un’economia di fabbrica. Non vogliamo commettere una seconda volta lo stesso errore e allo stesso tempo vogliamo recuperare il tempo perduto. Questo è il motivo per cui stiamo facendo il possibile per essere in prima fila nella rivoluzione dell’Informazione.
di Silvia Santoni - Cultur-e.it
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