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OSSERVATORIO AIE SULL'EDITORIA DIGITALE: ITALIANI DISPOSTI A PAGARE PER I CONTENUTI

Stando ai dati, la metà degli utenti italiani, circa 10 milioni, è disposta a pagare per continuare ad accedere ai contenuti editoriali e informativi su internet, che già utilizza. E gli insegnanti? Confermano, tanto da essere disponibili a pagare di tasca propria.
di Ispo/Iard/Osservatorio AIE | 31 marzo 2004

Appaiono se non altro sorprendenti i dati emersi dal rapporto dell’Ispo di Renato Mannheimer presentato dall’Osservatorio AIE (Associazione Italiana Editori). Stando infatti a quanto dichiarato dagli intervistati ben 21milioni di internauti italiani (pari al 43% della popolazione e all’83% di chi usa il PC) sarebbero disposti a pagare per i contenuti online.

Un dato che occorre valutare con attenzione alla luce delle difficoltà che il mondo dell'editoria online incontra proprio per la scarsa propensione dei lettori a dare un valore economico a ciò che - nella magigoranza dei casi - possono reperire gratuitamente. Ma come sottolineato dai dati, non si è dispsti a pagare per qualunque contenuto, ma per quelli che possono davvero essere un supporto, e apportare un servizio personalizzato e efficace.

Secondo la stima:

  • tra coloro pronti  a pagare per l'informazione online l’85% ha visitato nell’ultimo semestre almeno un sito a contenuto informativo
  • quasi la metà (49%) sarebbe disposta a pagare per accedervi, in particolare per una maggiore velocità del servizio, per una maggiore ricchezza dei contenuti o per eventuali aggiornamenti

E la positiva e incoraggiante fotografia non si ferma qui. Dall’indagine dell’Istituto Iard Franco Brambilla emerge che già a partire dalla scuola sembra si stia insinuando un modo differente di percepire la disponibilità di contenuti non solo numerosi ma anche qualitativamente adeguati.
Gli insegnanti che hanno integrato stabilmente Internet nella fase di preparazione delle lezioni (ma non ancora in quella di presentazione) sono motivati a continuare a farne uso:

  • quasi un intervistato su due sarebbe persino disponibile a pagare di tasca propria (43%)
  • e addirittura tre su quattro, se fossero possibili detrazioni fiscali (70%)

I contenuti digitali: quando il servizio diventa valore – l’indagine Ispo:

  • il 17% degli italiani nello scegliere quale canale utilizzare per accedere a qualsiasi tipo di contenuti editoriali, cita in prevalenza le tecnologie (internet, cd rom, cellulare)
    • sono per lo più i giovani (24%)
    • gli studenti (26%)
    • chi usa abitualmente internet per il proprio lavoro/studio e per il proprio svago (31%)
  • il cosiddetto approccio "tradizionale" interessa invece il 47% della popolazione
  • il 13% utilizza entrambe le formule (ne fa un mix)

Dall’indagine Ispo emerge una crescita anche nell’accesso al cosiddetto "canale tradizionale", il libro: la media di libri letti in un anno era di 2,3 tra la popolazione (6,4 tra i lettori) nel 2002 ed arriva nel 2004 a 2,9 tra la popolazione (6,7 tra i lettori).

E Internet per cosa si usa?

  • spesso per raccogliere informazioni (30%)
  • per accedere a materiali a supporto dello studio (23%)
  • o per scaricare musica (23%)
  • e leggere articoli (17%)
  • rispetto ai vari canali un terzo della popolazione italiana (30%) considera in primis internet il canale che si presta di più alla ricerca di informazioni turistiche
  • e il 29% a trovare materiali a supporto dello studio universitario.

"Approfondendo questo elemento attraverso i focus group- ha spiegato Renato Mannheimer dell’Ispo -  si rileva in generale che il servizio attraverso le nuove tecnologie diventa valore soprattutto quando si presenta in forma di servizio personalizzato “one to one, con una interazione sincronica tra l’utente e l’erogatore del servizio, quali ad esempio un corso di lingue interattivo, il tutor privato on-line, una consulenza tecnica personalizzata in un ambito di interesse specifico (da quello giuridico a quello finanziario), un dialogo diretto “a botta e risposta” con gli autori , ecc"...

Insegnanti e nuove tecnologie: un rapporto che cambia? L’indagine dell’Istituto Iard Franco Brambilla:

  • gli insegnanti italiani, all’inizio del 2003, erano in gran parte capaci di usare il computer (84%)
  • e Internet (73%), ma non impiegavano spesso queste dotazioni nella prassi didattica

La situazione non è cambiata nel corso del 2003:

  • gli insegnanti che usano regolarmente il PC per preparare le lezioni sono, infatti, ancora una minoranza (37%)
  • solo uno su cinque lo impiega nella presentazione delle lezioni (20%)
  • e considerano ancora Internet come una grande “biblioteca” più che un luogo in cui trovare strumenti di lavoro, impiegandolo per la ricerca di informazioni e approfondimenti

E’ però soprattutto sul fronte della formazione che gli insegnanti italiani stanno muovendosi:

  • il 42% di quanti non sapevano usare il PC a Gennaio ha imparato a farlo
  • il 53% di quanti non sapevano usare Internet ha fatto altrettanto
  • e il 55% degli intervistati che già usavano il PC dichiara oggi di aver migliorato le proprie capacità
  • e inoltre il 36% degli insegnanti incita infatti spesso gli alunni a reperire informazioni su Internet
  • c’è persino un 17% di insegnanti che richiede spesso relazioni ed esercizi direttamente su file

"Credo che dal Rapporto emerga in modo chiaro il dato – ha sottolineato il presidente dell’AIE, Federico Motta – che la diffusione dell’hardware sia una precondizione per lo sviluppo della società dell’informazione ma non sia sufficiente senza un’adeguata diffusione dei contenuti. La domanda, infatti, come emerge dalle indagini, è davvero forte.".


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