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Il Decreto Urbani si ferma, per ora

Soddisfazione tra i Democratici di Sinistra che si sono opposti in nome delle libertà del singolo cittadino sulla rete. Prudenza da parte delle associazioni dei provoder che, forse, dovranno affrontare una nuova tassa.
di a cura di Emanuela Pasino | 05 aprile 2004

Buone notizie, forse, per quanti hanno criticato e contrastato l'approvazione definitiva del Decreto Urbani, che lo ricordiamo, mirava a punire molto severamente il P2P anche se attuato per uso personale. Tale interpretazione della lotta alla pirateria, in contrasto anche con la direzione intrapresa dalla Comunità Europea, ha suscitato polemiche in ambito politico, fra le Associzioni legate al mondo Internet, e chiaramente, fra gli utenti.

Numerose le lettere aperte, le petizioni e le firme raccolte. Molti i testimoni importanti di questo dissenso. Sembra che ancora una volta quello che viene definito "popolo della rete" abbia ottentuo almeno la promessa di una revisione del decreto in questione. Una pregiudiziale dei DS in Commissione Cultura avrebbe infatti fatto arretrare Urbani aprendo la strada a una più moderata lotta, peraltro non criticabile, alla pirateria.

Prevale quindi l'idea che gli utenti finali che si servono dello scambio file e che scaricano film o musica per un uso esclusivamente privato, non debbano essere paragonati tou-court a pirati informatici come coloro che sfruttano il peer-to-peer per fini commerciali.

Il primo di aprile il presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati, Ferdinando Adornato, ha consegnato - come si legge in un comunicato dei DS - al capogruppo dei Democratici di Sinistra, Giovanna Grignaffini, una lettera con la quale annuncia la disponibilità del Ministro Urbani a cancellare le sanzioni previste contro i milioni di fruitori della rete che scaricano file da internet per uso esclusivamente personale.

"Questa lettera rende evidenti i limiti e le contraddizioni di un provvedimento che si presentava ingiustamente punitivo verso i consumatori e rischiava, invece, di favorire e generare nuove sacche di illegalità – spiega Giovanna Grignaffini -. Il Governo torna sui suoi passi grazie alla determinazione con la quale i Democratici di Sinistra sono intervenuti per evitare che il decreto fosse convertito in legge così com’era. Con questa vittoria abbiamo evitato all’Italia il rischio di trovarsi isolata dall’Europa rispetto a tre questioni di fondamentale importanza per lo sviluppo delle nostre società. La tutela delle libertà intellettuali e creative: tema che costituisce per l’Europa da più di due secoli un tratto di identità culturale transnazionale. Il diritto di accesso e di fruizione della produzione culturale e dell’innovazione tecnologica. Il pericolo di porre dei limiti ‘territoriali’ ad un mercato, mai come in questo settore, svincolato da confini geografici".

"La decisione del Governo rappresenta un primo passo verso l’apertura di una discussione che dovrà, senza alcun dubbio, riguardare i molti altri lati deboli di questo provvedimento", spiega Franca Chiaromonte, responsabile del dipartimento cultura dei Democratici di Sinistra.
"L’attribuzione al dipartimento della pubblica sicurezza di poteri di indagine spettanti all’autorità giudiziaria. L’uso di terminologie incoerenti con le definizioni previste dalle normative europee. L’assegnazione implicita ai fornitori di connettività di funzioni a carattere ispettivo che non possono certo riguardare chi svolge un’attività imprenditoriale. Il rischio della violazione della privacy degli utenti di Internet e, infine, la evidente disparità di trattamento e di tutela delle opere protette dal diritto d’autore. Questi punti critici sono stati sottolineati dalla stessa relatrice Carlucci – prosegue Chiaromonte -, che si augura che si possa lavorare per la definizione di un provvedimento capace davvero di tutelare il diritto di autore insieme, e non contro, il diritto di accesso alla cultura".

Si resta quindi in attesa di verificare quali saranno le reali modifiche apportate al decreto, e quali saranno le misure "sostitutive" alle dure pene previste da Urbani perché anche il peer-to-peer per uso provato non danneggi il mercato. A questo proposito si guarda ancora con prudenza alla proposta ventilata da Gabriella Carlucci (Forza Italia) di istituire una sorta di tassa su Internet a carico dei fornitori di connettività, applicata appunto sui ricavi da essi realizzati, per "coprire" il costo di una copia di un file musicale o do un film per uso personale.


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