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GIOVEDÌ... MOTORI: Google a tutto campo. La posta per fidelizzare

L'annuncio di Gmail, il servizio di posta elettronica di Google, ha sorpreso non pochi ma risponde ad una logica precisa, che va oltre il semplice advertising: fidelizzare i navigatori.
di Marco Loguercio - Sems | 08 aprile 2004
Il libro

ISBN: 8820036215
Titolo: La mucca viola.
Sottotitolo: Farsi notare (e fare fortuna) in un mondo tutto marrone
La Scheda >>>

Nel suo libro "Purple Cow" (il titolo italiano è "La mucca viola"), Seth Godin definisce Google "un baro": il suo successo sarebbe infatti dovuto all’aver saputo capitalizzare gli errori altrui al momento giusto, avrebbe cioè saputo rimanere focalizzato sulla ricerca quando altri motori (Altavista su tutti) inseguivano la chimera di diventare grandi ed ipertrafficati portali generalisti.
Senza fare grandi giri di parole, Godin ha ragione.

Ed è proprio per questo che in molti sono rimasti allibiti quando, lo scorso primo aprile, hanno letto un comunicato che annunciava come Google, andando contro quelle che erano state le affermazioni fino a pochi mesi prima dei fondatori Brin e Page ("il nostro focus rimane sviluppare la migliore tecnologia di ricerca online"), si apprestasse a lanciare il proprio servizio di posta elettronica gratuita, Gmail, con una capacità di storage impressionante ed una tecnologia capace di cercare agevolmente nei contenuti di ogni missiva elettronica. Guardando però meglio le caratteristiche del progetto, ci si accorge che Brin e Page non hanno cambiato idea, bensì la stanno sviluppando in tutte le sue possibilità: anche GMail è infatti un tool di search, come vedremo.

Gli addetti ai lavori sapevano che qualcosa stava bollendo in pentola, visto che di un possibile sistema di posta elettronica targato Google si vociferava già dall’edizione di San Josè (città californiana a poche decine di chilometri dal quartier generale di Google) del Search Engine Strategies: posta elettronica sponsorizzata, per allargare maggiormente il mercato del proprio prodotto di advertising AdSense.

Ma è realmente solo questa la ragione di GMail? Un puro veicolo pubblicitario che rischia di andare a farcire di link sponsorizzati anche quelle e-mail foriere di cattive notizie personali?

In realtà, analizzando più in profondità le strategie di Google, si può vedere come GMail (advertising ovviamente a parte) sia inserito in un percorso lineare di novità targate Google tutte legate da un obiettivo comune: migliorare la search experience dell’utente.
Si è cominciato (vado in ordine non strettamente cronologico) col cercare nel web attraverso il sito google.com e versioni nazionali; si è proseguito con la ricerca attraverso il browser (senza bisogno di andare sul sito di Google) attraverso la google toolbar, per quindi avere la versione anche desktop (puoi cercare su Google senza neanche più bisogno di lanciare un browser).
E’ stata quindi la volta di Google News (tu cerchi e se ci sono notizie di stretta attualità in merito Google te le segnala) e di Froogle (cerca solo prodotti), nella sua versione Web che per cellulari, in modo da poter cercare e comparare anche quando si è a spasso per strada o in un centro commerciale ("questo prodotto mi conviene maggiormente comprarlo in questo negozio o online? Cosa mi dice Froogle?").

Ora arriva il passo successivo, il cercare in maniera facile e veloce negli archivi della propria posta elettronica (il sottoscritto, come penso molti di voi che leggete, fa uso smodato della funzione di ricerca avanzata di Outlook per risparmiare tempo), cui farà seguito la possibilità di cercare online impostando una propria scheda personale che consenta di orientare la tipologia di risposte che Google offre ad una determinata query (personalised web search, in beta testing nei famosi Google Labs) e via elencando.

A ben pensarci, quindi, come anche emerso da un interessante dibattito sulla Mlist (il thread si può leggere qui), ci troviamo di fronte ad un brand, Google, che sta andando ad offrirci la possibilità di migliorare la nostra ricerca in tutta una serie di ambiti sempre più vasti, che potrebbero allargarsi anche alla ricerca all’interno del nostro computer o in una serie di ambiti cui solo la fantasia può porre un limite.

Quest’ultima iniziativa, guarda caso, è proprio ciò che si appresta a fare Microsoft con il suo futuro sistema operativo (nome in codice Longhorn).
Riconosciuto l’errore di aver snobbato l’importanza della ricerca online, Bill Gates e soci hanno deciso di colmare questo gap tanto da indicare nel loro futuro sistema operativo uno strumento di ricerca a tutto campo (integrato anche nella suite di Office): dal web alle LAN ai contenuti del proprio computer, attraverso un percorso di autoapprendimento e personalizzazione che dovrebbe migliorare la "search experience" di tutti coloro che utilizzeranno devices con il futuro sistema operativo.

Se alle nuove mosse di Microsoft aggiungiamo uno Yahoo sempre più aggressivo nel mondo della ricerca online (in questo caso, però, meno orientato al miglioramento della search experience bensì alla "monetizzazione" delle ricerche), possiamo ben capire come tutte queste novità di Google rappresentino un efficace tentativo di rafforzare il brand come sinonimo di ricerca a 360°, non più solo sul web ma nella maggior parte degli aspetti della vita di tutti i giorni: chi cerca, deve pensare a Google ed utilizzare i suoi tools. Una sfida che in Google sono consci di dover vincere per sopravvivere (soprattutto se andrà a buon fine il progetto di IPO), benché ostentino tranquillità: diventerebbe difficile altrimenti sopravvivere ad un nuovo sistema operativo Microsoft che potrebbe di fatto eliminarli dai pc degli utenti.

Marco Loguercio

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