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L'E-COMMERCE SORRIDE AL BELPAESE

Una recente indagine dimostra come l'ottimismo stia emergendo nuovamente tra gli operatori e-commerce italiani. Soprattutto cresce la consapevolezza dello strumento utilizzato e migliorano le strategie e le competenze.
di ClubPMI | 22 aprile 2004

Tra i siti di e-commerce torna l’ottimismo. Con le dovute cutele si tratta di uno stato d'animo giustificato dall'aumento delle vendite che, timidamente, stanno dando segnali positivi.
Lo conferma un'indagine realizzata da ClubPMI su un campione di 300 e-shop. Si è evoluto il consumatore nei suoi acquisti, ma soprattutto nasce una nuova figura professionale: il commerciante on line. Attento alle strategie di web marketing, ai mezzi di fidelizzazione, alle esigenze del cliente.
Cosa è successo all’e-commerce?

  • anche se, dall’indagine non sono saltati fuori dei nuovi Jeff Bezos (Amazon.com), fa capolino tra gli operatori un deciso ottimismo (76%)
  • non a caso sono risalite (26%) le nuove aperture di siti di e-commerce drasticamente ridotte negli anni bui 2001/2002

All’aumento ha sicuramente contribuito l’espansione massiccia di internet e l’ingresso di nuovi potenziali clienti (ormai siamo arrivati a 14 milioni).
"Prima o poi dovranno comprare!" affermano un po’ tutti gli operatori.
A ragione, considerando che un altro dato emerso dall’indagine è quello della fiducia. Sembra che il tempo abbia giocato a favore delle transazioni on line e la parte del leone la fa proprio la carta di credito: il cliente non ha più paura e definisce ormai questo mezzo di pagamento molto sicuro (54%).

La novità non arriva dal cliente ma da chi ha scelto di vendere on line piuttosto che su strada, e cosa:

  • malgrado il Sud rimanga il fanalino di coda con il 24% dei casi (Bari 3.5%, Napoli 4,8% Palermo 1,4%)
  • Roma emerge con l‘11%
  • dietro Milano con il 15%
  • dall’indagine poi risulta che il numero più consistente di negozi on line vende alimentari (20%)

Ma saremmo lontani se raffigurassimo colui che vende su internet salami, vino e formaggi come il classico norcino con la penna sull’orecchio. Ormai si è evoluto. Non sa riconoscere solo la qualità e la stagionatura di un prodotto ma entra, con altrettanta competenza, nel merito delle sue strategie di web marketing, dei motori di ricerca, delle statistiche e dei rapporti di conversione tra utenti passivi e attivi.
Dal questionario e dalle successive richieste di informazioni anche verbali che hanno completato la nostra indagine è emerso un dato sorprendente, si è diffusa sana visione commerciale dell’attività:

  • chi ha successo (il 43% del campione come nel caso di volendo.com, wineshop.it, knolljunior.com, prontospesa.it, italiasalute.it, che in media ogni mese hanno un indice di acquisto dell’1,5%):
    • utilizza per il 93% il posizionamento nei motori di ricerca
    • 96% newsletter
    • 92% contenuti editoriali
    • 70% e-mail marketing, link popularity, viral marketing, web marketing
  • per i restanti casi le posizioni sono più basse:
    • posizionamento 52%
    • newsletter 18%
    • contenuti editoriali 19%
    • e-mail marketing 25%

Così questi mezzi sono entrati in diversa misura nel bagaglio di conoscenze di una nuova figura professionale "il commerciante on line". Da buoni commercianti hanno cominciato a capire che solo facendo attenzione a cosa vuole il cliente, al suo comportamento, come e dove cercarlo, al modo in cui fidelizzarlo è possibile vendere su internet. Soprattutto il negozio on line bisogna seguirlo, lavorarci e faticarci come in quello tradizionale. Insomma, che dire, abbiamo scoperto l’acqua calda. O meglio quello che poteva suggerire il buon senso: con internet non si vive di rendita.


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