In un momento piuttosto critico per il
file sharing e il p2p sul Web, BeewEeb Technologies, software
house italiana con sede a Roma, ha sviluppato per Wind il servizio Windshare,
il primo servizio di "Mobile Peer to Peer" un vero e proprio servizio
di condivisione di file, accessibile da telefono mobile, per tutti
i clienti in possesso di un telefonino abilitato e dal Web: consente
di archiviare foto, audio, video, giochi (con files di vari formati:
jpeg, gif, mpeg, mid, wav, jar, etc) e condividere questi contenuti con altre
persone, attraverso le cartelle di condivisione con gli "amici".
A dimostrazione che anche il lato commerciale della rete si rende conto delle
potenzialità di un simile strumento e cerca di adattarlo alle proprie
esigenze di marketing e di business, innanzi tutto per ampliare la propria lista
di utenti registrati e quindi la profilazione e poi in un'ottica di creazione
di una community fidelizzata..
Il servizio BeeWeb notifica infatti automaticamente gli utenti registrati su una lista dei nuovi contenuti che altri hanno uploadato; permette di avere sempre a disposizione le foto delle vacanze, i video dei momenti più belli, le suonerie dell'anno, i giochi preferiti e qualsiasi altro tipo di file o applicazione. Con Windshare è possibile caricare questi dati in uno spazio remoto, condividerli con gli amici e, quando lo si decide, scaricarli sul telefonino.
Con Windshare è possibile effettuare le seguenti operazioni:
Wind mette a disposizione uno spazio di 50 MB e 3 cartelle, che potranno essere personalizzate successivamente arricchendole di contenuti. In qualunque momento è possibile navigare tra le proprie cartelle e in quelle degli amici (condividendo, ad esempio, foto e minivideo dei loro viaggi), archiviare le immagini memorizzate sul telefonino (per non perderle e per non occupare, allo stesso tempo, tutta la memoria disponibile), condividere i contenuti con gli amici e scaricare i file condivisi sul telefonino, aggiornando se lo si desidera sfondi, suonerie, screensaver direttamente dalla community.
Quando il file sharing non è reato ma marketing.