E’ difficile far cambiare idea alle persone.
Se poi le persone in questione sono analisti di mercato delle telecomunicazioni,
l’impresa è temeraria. Non si può che ricorrere a questa massima di saggezza
per spiegare l’idea comune del mercato dell’accesso pubblico in banda larga
a Internet via tecnologia Wi-Fi in Italia.
Tutte le nuove tecnologie di telecomunicazione pubblica hanno
seguito nel corso degli ultimi cento anni un modello di diffusione molto simile:
una serie di società specializzate sono sorte, si sono dedicate alla costruzione
dell’infrastruttura e poi hanno iniziato a fare ricavi dalla vendita dell’accesso
all’infrastruttura. Hanno seguito questo percorso le comunicazioni fisse, prima
telefoniche e poi dati, quelle via satellite, quelle cellulari.
Queste ultime, e in parte quelle fisse deregolamentate, più tardi nel loro sviluppo
hanno visto emergere la possibilità che un gestore sia parzialmente o totalmente
privo di una propria infrastruttura e si appoggi a quella di altri.
E’ il caso del roaming nelle comunicazioni cellulari.
In questi casi, comunque, l’uso di infrastrutture altrui non è un fenomeno di
mercato spontaneo ma guidato dalle normative pubbliche di regolamentazione del
mercato e di salvaguardia della concorrenza.
Sulla scorta di questa tradizione, il mercato del Wi-Fi pubblico è stato visto, e in parte lo è ancora, in base allo stesso modello fondamentale, che comprende il roaming (uso di infrastrutture di altri operatori), gli accordi con i possessori delle location dove stanno gli hot spot (visto come simile all’affitto dei terreni dove stanno le base station cellulari) e l’intera catena del valore a monte e a valle, come ben descritta nel recente studio dell’Osservatorio Wi-Fi del Politecnico di Milano (disponibile per il download sul sito www.hotspotworld.biz): dai WISP Retail a quelli Wholesale, agli aggregatori di hot-spot.
Contando gli hot spot di tutti questi operatori si arriva al
totale di circa 800 in tutta Italia allo scorso aprile.
Il modello tradizionale del mercato Wi-Fi non fotografa però affatto le tendenze
evolutive in atto a livello mondiale, tendenze che come già avvenuto per il
fenomeno Wi-Fi in generale non hanno tardato a manifestarsi anche in Italia.
In particolare, non viene colta la sempre maggiore diffusione
della modalità "neutral hosting" per la formazione dal basso
delle reti Wi-Fi pubbliche.
L’iniziativa parte dai gestori di location o di catene di location che "cablano"
in Wi-Fi per poi stringere accordi con fornitori di accesso alla Rete cui consentono
in modalità non esclusiva la vendita di servizi ai frequentatori.
Esistono ormai decine di esempi nel mondo. Il più eclatante è forse quello di
McDonald’s, che sta dotando di hot spot migliaia di suoi ristoranti negli
Stati Uniti (3000 entro fine anno), Regno Unito (4000 entro fine anno), Cina,
Singapore, Australia (centinaia di ristoranti ognuna).
Ma anche la catena di librerie Barnes & Noble che avrà 350 punti online
entro settembre, sempre con le stesse modalità.
O l’aeroporto di Minneapolis-St. Paul.
Gli esempi potrebbero continuare, ma aldilà dell’enumerazione,
la cosa più importante è che in linea di principio gli accordi non sono esclusivi
con un WISP o un altro e che è la location che prende l’iniziativa con
obiettivi di business propri.
Il possesso delle apparecchiature fisiche dell’hot spot a volte fa capo alla
location in toto, altre è in comproprietà con uno o più WISP, ma di nuovo è
la location che guida il gioco.
Le location non vogliono evidentemente diventare WISP, e infatti
i WISP continuano ad entrare nell’equazione, anzi prosperano, ma sono sempre
più "virtuali". Alcuni non passano nemmeno dalla fase "reale"
di possesso delle LAN senza fili, altri stanno pensando di abbandonarle.
In questo modello, in teoria nessun WISP potrebbe essere obbligato a possedere
un’infrastruttura di hot spot.
Inoltre, la tecnologia di base delle reti WI-Fi consente di avere fino a 32 reti logiche contemporaneamente attive sulla stessa LAN fisica, per cui la gestione in neutral hosting di una location consente la coesistenza di diversi WIPS sullo stesso hot-spot sul piano di parità. Dal punto di vista delle potenzialità di mercato, l’affermarsi del neutral hosting è evidentemente importantissimo.
Il numero potenziale di hot spot non deriva più solo dal business
plan di una categoria di operatori come i WISP, che presenta limiti di spese
in conto capitale e di capacità di “convincimento” dei gestori delle location,
ma dalla convenienza delle location stesse ad essere hot spot (revenue addizionale,
aumento dei servizi e dell’appeal).
Si passa da un modello di crescita centralizzata oligocentrica a uno di crescita
distribuita dal basso e realmente policentrica: come se le reti cellulari
fossero state costruite dai proprietari delle case, dei terreni, dei campanili
ognuno dei quali avesse realizzato una base station per poi affittarla ai diversi
operatori. Storia alternativa della tecnologia.
Eppure, un’ultima sorpresa: negli Stati Uniti i proprietari
di grandi location (un esempio, le Sears Towers di Chicago) stanno "cablando"
in wireless gli edifici con infrastrutture neutrali non solo dal punto di vista
degli operatori, ma anche delle tecnologie di trasmissione: Wi-Fi, quindi, ma
anche GSM/GPRS e altri cellulari.
Il nuovo insegna al vecchio.
Temi importanti per il futuro sviluppo del wireless italiano di cui si discuterà anche nel corso del Public WLAN Forum 2004.