Confinati nelle riserve ma presenti in ogni angolo del mondo grazie al Web.
L’orizzonte chiuso e circoscritto imposto ai pellerossa si allarga miracolosamente in migliaia di siti tutt’altro che primitivi. L’uso della tecnologia è avanzato, progetti che coinvolgono in un tam tam digitale enti e associazioni sono proposti su vetrine virtuali all’avanguardia nella grafica e nei contenuti.
Una rete capillare di organizzazioni si snoda in Internet e lavora alacremente per aprire a tutti gli indiani d’America l’universo del Word Wide Web.
Spesso le minoranze etniche e i popoli perseguitati affidano alla Rete il compito di perpetuare la propria identità. Anche i pellerossa lo fanno. Ma con una padronanza "occidentale". Basta immergersi nell’ipertecnologica presentazione in flash della web agency Nativeres.com (con tanto di piuma stilizzata dal vento dell'innovazione) o fermarsi nell’evocativo Alliance2k.org che insegna on line la lingua dakota.
Chi è affascinato da una tribù in particolare non ci metterà molto a trovare il suo sito ufficiale (ad esempio quello fantasioso dei mitici sioux ), chi vuole scoprire la cultura dell’intero popolo degli indiani d’America può navigare nel fiume di arte e tradizioni di Nativetech.com. Attenzione poi a non perdersi nei meandri vivacemente colorati di Gatheringofnations.com , organizzazione no profit che promuove la diffusione dell'"autentica cultura indiana") o nel megaportale con megadirectory Nativeweb.com.
On air, on line
Gli amanti della letteratura di Geronimo o Toro Seduto possono gongolarsi nella libreria digitale della Blacknet Education Resource Native Americans Studies o in Native American Authors . Spazio alla fantasia e alla leggenda in Storytellers: Native American Authors Online, sito di cantastorie e di novellieri che affidano alla Rete, la nuova memoria dei poeti, una ricchezza che è sempre stata orale.
Sul fronte dell'informazione non mancano portali e magazine realizzati da giornalisti indiani (come quelli della Native American Journalist Association). In pagine dalla grafica semplice ma accurata i quotidiani Indian country e Navajotimes, ad esempio, s'interrogano sulle problematiche delle tribù nelle riserve offrendo una prospettiva in divenire e moderna dei pellerossa. Anche la cara vecchia radio si impossessa del Web e trasmette on line. «All indian radio, every day, everywhere» è lo slogan che campeggia nell'home page dell'American Indian Radio on Satellite un'emittente che lancia nell'etere mondiale musica, news, interviste e dibattiti sul mondo indiano attraverso il sistema satellitare.
La tradizione nel moderno
La Rete è anche la vetrina di eventi e ricorrenze come il Chickasaw Nation Annual Meeting : un'animazione in flash introduce a photogallery tematiche che ritraggono i chickasaw nei costumi tradizionali. Il tempo si ferma e si va a ritroso di 150 anni: nelle immagini le donne accennano antichi passi, gli uomini conservano una fierezza mai sopita, i bambini vestiti con colori sgargianti sembrano piccoli guerrieri che sfidano con lo sguardo l'obiettivo della macchina fotografica.
Come gli americani e gli europei anche i pellerossa hanno il loro Native American Music Awards. Per l'edizione 2003, in programma il 15 novembre prossimo nell' Isleta Casino Resort Showroom di Albuquerque (New Mexico) è stato realizzato un sito ricco di informazioni sulla serata e sulle nomination. La musica ha un valore assoluto per gli indiani d'America. L'energia dei suoni e dei canti si propaga in Rete in spazi virtuali dove il tradizionale si fonde con il moderno. Osare, sperimentare, ricercare nuovi ritmi sono le parole d'ordine di siti musicali dedicati ai giovani come Rednations.com, Bisonhead.com o Warparty.cjb.net.
Questioni di business
Si sa. La pubblicità è l'anima del commercio. Lo hanno imparato anche i pellerossa che promuovono e vendono on line i propri "prodotti": da quelli più tradizionali come rosari, calumé della pace, costumi con tanto di penne (vedi in Dakotadrum.com , dove si è accolti da una carica di bisonti o in Matoska.com, trading company che ha come logo un imponente orso) a quelli digitali come fa il web designer Rick "Braveheart" con un accattivante porfolio e un curriculum di tutto rispetto: fondatore dell' Handson Computer Learning Centers, docente della Computer Science at Franklin University (Columbus, Ohio), managing partner nell'Human Services Computer Group di Minneapolis, autore di 50 pubblicazioni specializzate e membro dell' American Institute of Graphic Arts. Altro che segnali di fumo.
di Angela Carta - Cultur-e.it
Cultur-e.it
vuole essere "un osservatorio dei fenomeni in Rete, al di là dei
confini culturali e delle restrizioni alla navigazione che alcuni governi
impongono.". La rivista, frutto di questa
percezione della Rete, si pone un obiettivo ambizioso, quello di contribuire al superamento degli ostacoli che ancora impediscono la navigazione oltre i confini virtuali
di civiltà. La rubrica quindicinale Sconfini consiste in un dossier
con interviste, articoli e schede sulla situazione della Rete in differenti
paesi extra occidentali. Ogni due giorni, invece, si aggiorna la sezione
Coordinate, che recensisce singoli siti. In Mappamondo è possibile
consultare una directory ragionata su portali e riviste di cultura, arti
e politica. |