Non bisogna andare fino in Giappone per trovare ragazzi e ragazze
che preferiscono la dimensione virtuale alla realtà. Chiunque si sia avvicinato
ad Internet e ne sia stato affascinato ha trascorso alcuni periodi, più o meno
lunghi, completamente immerso nella Rete, trascurando magari alcuni aspetti della
vita reale.
Del resto, la dipendenza dalla Rete è una patologia compulsiva
riconosciuta già negli anni '80 e studiata analizzando i comportamenti di alcuni
utenti di Usenet.
I giovani a volte amano
talmente le tecnologie e ne sono talmente attratti da vivere sperimentando già
le tecnologie di domani, entusiasmati dall'evoluzione, sempre estremamente rapida.
Antitetici e opposti, invece, gli anziani, coloro che non avevano scelta
un tempo fra una dimensione virtuale ed una reale, e che sempre più spesso oggi,
nuovamente, non hanno scelta e sono costretti, più o meno lentamente, ad adeguarsi
a questa nuova (ed inaspettata) dimensione virtuale.
Chi avrebbe immaginato
20 o 30 anni fa i profondi cambiamenti sociali e tecnologici di oggi?
I servizi sempre più avanzati e numerosi che Internet offre ai cittadini anziani aumentano sia numericamente quanto qualitativamente, molte agenzie fisiche chiudono e trasferiscono sempre più potenzialità sulla Rete: l'e-government procede a rapido passo, l'e-health ed i servizi sanitari online possono rivelarsi utili strumenti per garantire efficienza e qualità dei servizi, l'e-banking può essere un'alternativa comoda per coloro che hanno problemi di mobilità e faticano ad arrivare agli sportelli bancari, l'e-commerce è una risorsa estremamente utile per semplificare la vita domestica quotidiana e i siti di informazione possono permettere un aggiornamento personalizzato e continuo…
Ma
l'anziano,
appunto, delle tecnologie ha paura, non sa che farsene perché non ne conosce
le potenzialità.
Non capisce come utilizzare uno strumento piombato all'improvviso
ed imposto dalla società in tempi assolutamente fulminei perché lo strumento stesso
non è in grado da solo di venire incontro alle esigenze ed ai timori delle persone
che non hanno famigliarità con le tecnologie.
A coloro a cui è capitato di
insegnare i rudimenti del computer ad una persona con scarsa famigliarità con
le nuove tecnologie, non saranno sfuggite una serie di reazioni e osservazioni
tipiche: dal commento dei caratteri troppo piccoli, quelli sulla scarsa
leggibilità dei colori e delle font, critiche sulla difficoltà di leggere
perché "si perde il segno con facilità", e poi ci sono gli spaventi quando
il computer propone con nonchalances delle finestre di alert che immancabilmente
creano panico nei neofiti di una certa età.
Dove
sta il paradosso?
Il paradosso sta nel fatto che coloro che realizzano
il Web hanno la possibilità di scegliere se vivere la Rete o meno, mentre chi
potrebbe trarre i maggiori vantaggi, sempre più spesso si trova costretto ad affrontare
mille peripezie per adeguarsi ad uno strumento sconosciuto e non sempre affabile.
Il Web lo progettano e realizzano i giovani,
i quali spesso vivono la maggior parte del loro tempo online per passione ma che
non sempre hanno le esigenze e gli stimoli - e a volte la sensibilità adatta -
per ricordarsi che i potenziali utenti del sito potrebbero anche essere digiuni
da tecnologie e ignorare cosa sia un plug-in.
Gli anziani, invece, si trovano
sempre più spesso costretti ad adeguarsi ad un mondo sempre più tecnologico e
sempre più distante dal mondo che hanno conosciuto e vissuto.
Mentre
i giovani potrebbero realizzare il proprio futuro - tutti noi, ci si augura, diventeremo
anziani e potremmo avere problemi di vista o perdere la precisione nei movimenti
- gli anziani non hanno voce né la consapevolezza delle proprie esigenze.
In fondo, le esigenze che gli anziani esprimono
quando approcciano il Web, sono semplici buone norme di Accessibilità,
ma forse, gli anziani neppure sanno che la soluzione per avere dei siti almeno
più amichevoli, sta nel chiedere che i siti siano accessibili.
Chiedere che
il testo sia leggibile, ben contrastato, ben strutturato, che l'architettura delle
informazioni sia ben progettata e intuituva, che non ci sia bisogno di tempi di
caricamento lunghi e non appaiano "strane" finestre di dialogo con richieste di
"misteriosi" plug-in significa realizzare un progetto online accessibile, o che
almeno tenda in quella direzione.
Da un lato chi progetta il Web è anche chi sceglie di viverlo e ne è appassionato e incantato per le sempre più innumerevoli potenzialità, ma chi si trova sprovveduto e sempre più spesso nella necessità urgente, a volte senza possibilità di scelta, di utilizzare le tecnologie non riesce ad usarle perché "troppo ricche" di tecnologie e poco a dimensione d'uomo.
Serve dialogo? No, potrebbe
bastare l'Accessibilità, se tutti gli attori coinvolti nei processi esecutivi
e progettuali dei nuovi prodotti multimediali guardassero più alla realtà, al
contesto sociale e ai reali destinatari dei propri progetti e meno agli effetti
tecnologici mirabolanti.
Basterebbe guardare più alla realtà ed al mondo che
ci circonda che agli scenari futuristici delle tecnologie, dato che gli utilizzatori
delle tecnologie sono le persone reali e non sempre tecnologicamente avanzate.
Del resto, non dimentichiamolo, fra qualche decennio, gli anziani saremo noi.
Patrizia Bertini
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