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PMI Dome

E' il commercio elettronico l'ultima seduzione cinese

Osservando attentamente i mercati internazionalli è evidente come Pechino, con nuove regole e maggiore controllo sui contenuti dei website, abbia deciso di sfidare i grandi dell'occidente sul terreno della vendita online.
di Stefano Latini | 15 settembre 2004

La rincorsa del dragone cinese ai solidi primati commerciali delle economie occidentali sembra davvero non avere fine. Infatti, il mercato interno amministrato da Pechino corre a un passo talmente rapido da scombinare continuamente la cartografia commerciale e finanziaria del Pianeta. Non c'è frontiera del business globale che sembra preclusa ai numeri e agli operatori del gigante asiatico. L'ultimo limes economico in ordine di tempo a rientrare tra gli obiettivi strategici di Pechino è quello del commercio elettronico che, fino a qualche anno or sono, era considerato un'area d'affari riservata alle economie più avanzate.

I numeri dell'e-commerce cinese
Ma in Cina le prospettive cambiano velocemente di questi tempi e a ogni mutazione interna seguono inevitabili adeguamenti sul piano globale. In particolare, dopo aver censito ben 4mila operatori nazionali con i rispettivi website, che nel 2003 hanno generato un giro d'affari di oltre 60 miliardi di dollari collegati alla vendita on line di beni e servizi, le autorità di Pechino hanno deciso che era giunto il momento di mettere ordine in un settore in rapida espansione che, oltre a questioni strettamente economiche legate alle compravendite in Rete, pone anche degli interrogativi legati al tema sensibile dei contenuti dei siti web che, come ribadito in numerosi passi della nuova legislazione, devono essere indirizzati e orientati, in maniera tale da evitare brusche e "inappropriate" collisioni con i messaggi e le indicazioni della politica ufficiale. Per intercettare alla fonte eventuali contenuti "inavveduti", le nuove regole dedicano un'ampia sezione interamente all'organizzazione del controllo dei siti in Rete, alle norme autorizzative e agli organi e alle agenzie chiamati a svolgere funzioni di sorveglianza.

Insomma, il successo dell'e-business cinese e la nuova sfida ai colossi americani ed europei del settore dovrà avvenire in armonia con i principi e gli standard politici del regime, ovvero, senza produrre strappi inattesi o, peggio, costose e inopportune discontinuità. In fondo è la ricetta economica che Pechino sperimenta da almeno un decennio, quella della "porta aperta" ma ben guardata a vista.

Il ruolo del fisco
Naturalmente, all'interno del nuovo schema normativo relativo al commercio elettronico, anche l'Amministrazione tributaria cinese avrà un ruolo importante. In particolare, oltre ai controlli, dal fisco di Pechino si attendono buone notizie soprattutto sul fronte del gettito. Infatti, negli anni passati l'assenza di una normativa chiara e comprensiva di riferimento ha limitato in maniera significativa la capacità del fisco di intervenire nel settore dell'e-commerce.

Ora, invece, con le regole che sembrano giunte al termine del loro iter giuridico normativo, anche per l'amministrazione finanziaria cinese sarà possibile predisporre degli interventi più razionali sugli scambi e le compravendite on line. Naturalmente stime sull'eventuale maggior incasso per l'erario non sono state diffuse dai responsabili dell'economia anche se esperti del settore hanno azzardato un maggior prelievo nell'ordine di diversi miliardi di dollari l'anno.

Stefano Latini
FiscoOggi.it

 


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