La rincorsa del dragone cinese ai solidi primati commerciali
delle economie occidentali sembra davvero non avere fine. Infatti, il mercato
interno amministrato da Pechino corre a un passo talmente rapido da scombinare
continuamente la cartografia commerciale e finanziaria del Pianeta. Non c'è frontiera
del business globale che sembra preclusa ai numeri e agli operatori del
gigante asiatico. L'ultimo limes economico in ordine di tempo a rientrare
tra gli obiettivi strategici di Pechino è quello del commercio elettronico
che, fino a qualche anno or sono, era considerato un'area d'affari riservata alle
economie più avanzate.
I numeri dell'e-commerce cinese
Ma
in Cina le prospettive cambiano velocemente di questi tempi e a ogni mutazione
interna seguono inevitabili adeguamenti sul piano globale. In particolare, dopo
aver censito ben 4mila operatori nazionali con i rispettivi website, che
nel 2003 hanno generato un giro d'affari di oltre 60 miliardi di dollari
collegati alla vendita on line di beni e servizi, le autorità di Pechino
hanno deciso che era giunto il momento di mettere ordine in un settore in rapida
espansione che, oltre a questioni strettamente economiche legate alle compravendite
in Rete, pone anche degli interrogativi legati al tema sensibile dei contenuti
dei siti web che, come ribadito in numerosi passi della nuova legislazione,
devono essere indirizzati e orientati, in maniera tale da evitare brusche e "inappropriate"
collisioni con i messaggi e le indicazioni della politica ufficiale. Per intercettare
alla fonte eventuali contenuti "inavveduti", le nuove regole dedicano un'ampia
sezione interamente all'organizzazione del controllo dei siti in Rete, alle norme
autorizzative e agli organi e alle agenzie chiamati a svolgere funzioni di sorveglianza.
Insomma, il successo dell'e-business cinese
e la nuova sfida ai colossi americani ed europei del settore dovrà avvenire in
armonia con i principi e gli standard politici del regime, ovvero, senza produrre
strappi inattesi o, peggio, costose e inopportune discontinuità. In fondo è la
ricetta economica che Pechino sperimenta da almeno un decennio, quella della "porta
aperta" ma ben guardata a vista.
Il ruolo del fisco
Naturalmente,
all'interno del nuovo schema normativo relativo al commercio elettronico, anche
l'Amministrazione tributaria cinese avrà un ruolo importante. In particolare,
oltre ai controlli, dal fisco di Pechino si attendono buone notizie soprattutto
sul fronte del gettito. Infatti, negli anni passati l'assenza di una normativa
chiara e comprensiva di riferimento ha limitato in maniera significativa la capacità
del fisco di intervenire nel settore dell'e-commerce.
Ora, invece, con le regole che sembrano giunte al termine del loro iter giuridico normativo, anche per l'amministrazione finanziaria cinese sarà possibile predisporre degli interventi più razionali sugli scambi e le compravendite on line. Naturalmente stime sull'eventuale maggior incasso per l'erario non sono state diffuse dai responsabili dell'economia anche se esperti del settore hanno azzardato un maggior prelievo nell'ordine di diversi miliardi di dollari l'anno.
Stefano Latini