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PMI Dome


Lauro Venturi

Consulente strategico, formatore e manager
Redazione PMI-dome
Lauro Venturi, 45 anni, da vent'anni lavora con i titolari di piccole e medie imprese e ama alternare l'attività sul campo con le docenze. "Consulente è un termine che si presta a troppi equivoci, mi sento più un facilitatore dei processi di cambiamento, uno che porta nelle imprese quelle conoscenze e competenze di management che, per le ridotte dimensioni di queste strutture, sono quasi sempre assenti". Quale settore professionale la definisce meglio? Sono definibile sicuramente un consulente (e ci sono ricascato) di strategia, sia come analisi degli scenari, sia come processo decisionale e operativo. Ho realizzato anche riorganizzazioni aziendali, materia con la quale ho iniziato. La mia esperienza più estesa è nelle Pmi, ma ho fatto consulenze anche in strutture pubbliche. Da anni faccio convivere la dimensione della consulenza con responsabilità manageriali: prima quella di direttore innovazione e sviluppo di Cna Modena, poi quella del progetto Innovazione e formazione di Cna Emilia Romagna e quella dei servizi innovativi di Ecipar, ente di formazione e consulenza. Da luglio sono amministratore delegato della società di Information e communication tecnology del sistema Cna Emilia Romagna. Qual è la sua formazione? Sono perito industriale in energia nucleare. Per diversi anni, d'estate, sono stato animatore in soggiorni per adolescenti. Quest'esperienza mi ha molto formato umanamente. Negli anni '70 si sono realizzate importanti esperienze di inserimento di ragazzi handicappati, e vivere un mese insieme a cento adolescenti e dieci ragazzi e ragazze della tua età allena alla convivenza, all'accettazione di idee diverse e all'agire in gruppo. Dal 1980 al 1990 ho frequentato corsi presso le principali business school italiane per approfondire marketing, organizzazione, gestione e sviluppo delle risorse umane, e analisi di bilancio. Altro canale di formazione è stato il lavoro con professionisti altamente qualificati su grandi progetti: un sistema esperto per la consulenza nelle Pmi, realizzato nel 1990 con Andersen consulting, l'analisi del portafoglio servizi di Cna Emilia Romagna, e la definizione di un percorso "semplificato" per le Pmi che intendevano avvicinarsi alla metodologia Pims. Questi ultimi due progetti, a inizio anni '90, sono stati condotti da Piercarlo Ceccarelli, presidente di Ceccarelli Pims & associati, che considero ancor oggi una delle persone che più ha inciso sul mio sviluppo professionale. Ma la mia formazione continua, investo almeno venti giornate all'anno per corsi e seminari su knowledge management, Eva, pensiero sistemico e altri temi. Sono certificato facilitatore Microscope, una metodologia di benchmarking per Pmi messa a punto da London Business School ed Ibm Uk, e nel 1998 ho ottenuto la certificazione di responsabile Italia formazione e accreditamento facilitatori. Come ha deciso di dedicarsi alla libera professione? Nel 1977 ho vinto un concorso pubblico e sono entrato in un'ente intercomunale che organizzava corsi di formazione. Ero progettista e coordinatore del corso per quadri intermedi e cercando docenti ho incontrato diversi consulenti e dirigenti che mi hanno fatto capire la bellezza di quel lavoro. Negli anni '80 l'organizzazione in cui operavo mi ha chiesto di progettare una società di consulenza per erogare questi servizi alle Pmi associate e non. Ho realizzato il progetto e automaticamente sono diventato prima direttore e poi amministratore delegato, sempre dedicando molto tempo alla consulenza diretta. Oggi dal punto di vista formale non sono un libero professionista ma un dirigente d'azienda, però ho ancora il Dna del libero professionista in termini di flessibilità degli orari, orientamento al risultato e ricerca continua di nuovi lavori. Come sono stati gli inizi, la gavetta? E stata proprio dura. Per trovare le commesse credo di aver escogitato tutto il possibile! Le Pmi non esprimono un bisogno 'evidente' di consulenza, e anche quello 'latente' è profondo e difficile da trovare. Anche nell'organizzazione è stato difficile accreditarsi. Per esempio, un giorno ho capito che nel team serviva un dottore commercialista per le fusioni, trasformazioni e problemi simili, ma ci sono voluti mesi o anni per convincere l'organizzazione ad assumerlo. Oppure, alle prime inevitabili tensioni finanziarie (costi certi, ricavi probabili) si rimetteva in discussione il progetto. Però i due massimi responsabili dell'organizzazione svolgevano molto bene il ruolo di sponsor e "difensori". Un altro problema è stato quello di reperire i consulenti. Quelli già affermati ponevano condizioni incompatibili con le finalità dell'associazione, così si è proceduto riconvertendo personale e assumendo neolaureati, entrambi da formare. In che modo le nuove tecnologie cambiano la professione? Il gran salto è stato quello del personal computer. Adesso è sì molto più facile preparare relazioni e presentazioni, archiviare, cercare notizie, scambiare opinioni e documenti, però nella sostanza non vedo rivoluzioni. Sono molto curioso rispetto alle evoluzioni di esperienze come Consulteque, alla quale ho aderito subito con convinzione, queste sì che potrebbero modificare il mondo della consulenza non coperta dalle grandi società internazionali. Come fanno i liberi professionisti a trovare committenti aziendali? Il passaparola dei clienti è ancora il miglior veicolo. Poi sono utili le docenze, si conoscono imprenditori e collaboratori ed entrando in azienda tanti muri sono già abbattuti. Sono utili anche la creazione di eventi gratuiti come convention e seminari, o la pubblicazione di articoli. Crede che Internet possa aiutare a trovarli? Sì, altrimenti non avrei aderito a Consulteque e non avrei promosso questo servizio all'interno di Gain club (www.gainclub.it) un club di imprenditori e professionisti di Pmi interessati alla gestione aziendale innovativa, del quale sono responsabile. Non ho ancora individuato segreti particolari per sfruttare al meglio Internet, sono nella classica posizione di attesa. Sicuramente evito di inserire il mio nominativo in siti dei quali non conosco bene i responsabili, non mi pare intelligente seminare indiscriminatamente. Cosa direbbe a un giovane sulla sua stessa strada? Che ha fatto una scelta interessante e per me entusiasmante. Di non lavorare mai solo ma di cercare una struttura di riferimento, che anche se non lo paga molto gli trasferisca conoscenza ed esperienza. Di evitare, dopo pochi anni e sentendosi sicuro, di diventare insofferente verso chi gli trasferisce conoscenza. Evidenzierei che il suo impegno deve andare sia nella direzione professionale che in quella gestionale-manageriale. Infine farei presente che in ogni lavoro c'è una percentuale di cose che non piacciono ma che vanno fatte. E che la formazione che la società gli garantisce non può rispondere solo alle sue aspettative, ma anche alle esigenze dei progetti e delle commesse in corso.
Roberto Ciuffoletti


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