Micropagamenti, ossia quelle transazioni monetarie di piccolo importo che costituiscono il 90 per cento delle attività individuali che hanno a che fare con il denaro.
Convenzionalmente il limite tra micro e macropagamenti si pone
a 10 euro, cifra che nella stragrande maggioranza dei casi viene regolata in
contanti e, con l'euro, in monete metalliche.
Da almeno 8 anni sono in atto anche in Italia una serie di tentativi per sostituire
con una qualche forma di pagamento elettronico queste transazioni, tentativi
che solo negli ultimi due anni hanno avuto un qualche successo, anche se limitato.
E' oggi per esempio possibile pagare il taxi via cellulare
e sono in corso sperimentazioni per il pagamento del biglietto dei mezzi
pubblici con lo stesso metodo.
Alcuni progetti in altri Paesi prevedono l'acquisto di cose come i giornali
all'edicola.
Come si vede, si tratta di effettuare il pagamento di acquisiti
di beni e servizi tradizionali, offline, con uno strumento elettronico, di solito
il cellulare.
Per queste attività si è coniato il termine di m-commerce,
per "mobile commerce" e in tutto il mondo ci si è messi in moto nella definizione
di standard e nello sviluppo di tecnologie e infrastrutture, Italia compresa,
basta pensare all'iniziativa Bankpass Mobile dell'ABI.
La "mobilità" però c'entra con i micropagamenti anche in un
altro senso, che copre un campo di attività e un mercato diverso.
Se invece di usare il dispositivo mobile per pagare beni e servizi esterni ci
si concentra sull'uso del dispositivo mobile per usufruire di servizi si
è costretti ad esaminare la questione che fa discutere da qualche anno gli addetti
ai lavori: come far pagare i contenuti "mobili"?
La risposta è apparentemente banale: il servizio mobile fondamentale è la conversazione telefonica e da quasi 150 anni esiste un metodo per farla pagare, la bolletta telefonica. Quindi, per pagare i contenuti mobili è sufficiente adottare uno schema equivalente agli "scatti" o al costo/tempo e un accordo tra fornitore di contenuti e gestore telefonico.
Qui però scatta l'inghippo. Tecnicamente è la cosa più semplice del mondo ma in termini di business si tratta di rispondere a un'altra domanda: chi controlla quali stadi della catena del valore della creazione e fornitura? La risposta non è poi così banale.
Esistono dei contesti in cui il ruolo centrale nell'operatore
telefonico è stato bene accetto dai fornitori di contenuti e ha avuto un effetto
positivo sul mercato con soddisfazione di tutti gli attori, in primis il caso
I-Mode DoCoMo in Giappone.
Il fatto però che nella maggior parte dei casi il mercato stenti a decollare
proprio per la riluttanza dei possibili fornitori di contenuti ad affidarsi
ai gestori per i pagamenti (che però si portano dietro anche una dipendenza
per le strategie di marketing e commerciali) spinge molti analisti a identificare
proprio nella disponibilità di sistemi di micropagamento svincolati dai gestori
o che li vedano come fornitori di servizi di puro trasporto (per prendere a
prestito una terminologia tipica delle telecomunicazioni IP).
La questione della catena del valore e dei modelli di business per i contenuti digitali mobili corre sotto traccia nella maggior parte degli interventi previsti al Mobile Fun Forum di Wireless, che si svolgerà il 24 novembre presso il Centro Congressi Crowne Plaze Milan-Linate di San Donato. Verrà affrontato direttamente per esempio da Andrew Bud, vice-chairman del Mobile Entertainment Forum, l'iniziativa mondiale delle aziende del settore che anche quest'anno ha confermato il riconoscimento ufficiale, unico per l'Italia del Forum di Wireless. Le due facce dei micropagamenti verranno specificamente esaminate nella sessione del Forum prevista nel pomeriggio del 24 novembre e in cui parleranno analisti, fornitori di servizi di pagamenti e associazioni.
Marco Comelli - Wireless.it