"Save
the Children", l'organizzazione internazionale in prima fila nella lotta
allo sfruttamento sessuale a danno dei minori sulla rete, ha presentato il rapporto
"Pedo-pornografia: chi sono le vittime e quali i rischi su Internet?".
Dal rapporto si evince una certa flessione del fenomeno imputabile alle
iniziative di sensibilizzazione e di contrasto attuate da istituzioni, organizzazioni
e forze dell'ordine.
La difficoltà maggiore nella rintracciabilità del materiale incriminato è rappresentata
dal fatto che spesso i siti web sono attivi in Paesi in cui non esiste una
legislazione che vieti la produzione di materiale pornografico, oppure perchè
si tratta di siti "privati", ossia navigati da chi non ne trae un beneficio
economico ma personale.
La variabilità degli strumenti utilizzati rende complicata l'opera delle forze
investigative.
Lo strumento principale a tutela dei più piccoli rimane il dialogo tra genitori
e figli, lo scambio di informazioni e l'osservanza di regole ben precise
di navigazione per i più piccoli, per esempio:
Diminuiscono
dnque i siti pedo-pornografici italiani. Tra il novembre 2002 e il settembre
2004 Stop-It ha ricevuto 4.664 segnalazioni pari a 203 al mese.
Quelle considerate potenzialmente illegali e quindi girate alle Autorità Competenti
sono state 1.553: il 74,3% è costituito da siti e spazi web, il 10,7%
da spam, il 6,8% da Newsgroup, il 5,1% da condivisione di file (peer to peer).
Analizzando l’andamento delle segnalazioni inviate alle Autorità Competenti
si registra una flessione, essendo passate dal 38,96% (sul totale
di quelle ricevute) nel primo anno al 29,48% nel secondo. Analoga tendenza
si registra prendendo in esame le sole segnalazioni relative a siti pedo-pornografici
residenti in Italia: nel semestre aprile-settembre 2004 la media di tali segnalazioni
è scesa al 3,8% rispetto al 9,72% dell’intero biennio 2002-2004.
“La generale diminuzione di materiale pedo-pornografico localizzato su siti,
pagine web e spazi liberi, e, in particolare, di quello residente su server
italiani, è un dato positivo”, commenta Roberta Cecchetti, Coordinatrice
del Progetto Stop-It di Save the Children Italia. “Questo dato si
spiega con la maggiore attenzione al problema da parte delle Istituzioni e del
settore privato e con una più incisiva attività di contrasto portata avanti
dalle Forze dell’Ordine e da hotline come Stop-It. Tuttavia nella crescente
opera di repressione”, prosegue la Coordinatrice di Stop-It, “resta aperto
e senza risposte adeguate il problema dell’individuazione delle vittime di pedo-pornografia,
ovvero dei bambini le cui immagini circolano infinite volte in rete”.