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Telecom affonda sulle DSL, le prime reazioni dalle Associazioni

Suscita scalpore la condotta di Telecom Italia che da gennaio 2005 vorrebbe negare la connettività su linee DSL a chiunque non accetti anche il contratto di fonia. Le Associazioni a difesa dei providers e del libero mercato insorgono chiedendo al Garante un intervento a loro tutela.
di a cura di Emanuela Pasino | 10 dicembre 2004
ADSL TelecomHa suscitato scalpore e reazioni da più parti l'annuncio di Telecom Italia che limiterebbe da gennaio 2005 l'accesso alle linee DSL ai soli utenti in possesso di un contratto con l'azienda ache per il traffico voce. Lo scrive in una breve nota sul Portale WholeSale:

"In linea con il principio adottato per la fornitura del servizio Shared Access, si rende noto che da gennaio 2005 i servizi ADSL (sia retail che wholesale) forniti da Telecom Italia dovranno sempre presupporre l’esistenza, sul collegamento richiesto, di un contratto vigente di tipo RTG o ISDN. Non verrà quindi dato seguito alle richieste di attivazione di servizi ADSL su linee prive del relativo contratto di abbonamento telefonico con Telecom Italia. In coerenza con tale principio, in presenza di una richiesta da parte del Cliente finale di cessazione dell’abbonamento RTG o ISDN, Telecom Italia procederà alla dismissione, oltre che di tutti i servizi in banda fonica, anche di quelli di tipo ADSL. Telecom Italia ritiene che tale decisione sia necessaria e fondamentale per la tutela di tutti gli operatori che sviluppano servizi di accesso basati su infrastrutture proprie e/o su ULL/SA"

Come già reso noto da altre fonti, si tratta di una posizione che non poteva non suscitare accese reazioni.
Non condivide ovviamente l'operato della telco nazionale l'Associazione Italiana Internet Providers che commenta: "Tale condotta viola la normativa antitrust e costituisce un ulteriore abuso di posizione dominante a danno dei Consumatori e degli Operatori Concorrenti, in quanto riduce l’attuale libertà dell’Utente di poter scegliere il fornitore di servizi Internet/ADSL in maniera non subordinata alla scelta del fornitore di servizi di fonia (e viceversa) e oltretutto ritarda l’ingresso sul mercato di offerte di fonia alternative a quelle di Telecom Italia basate su nuove tecnologie, segnatamente le offerte di voce su IP (VoIP). Oltre a pregiudicare la competizione sui servizi di accesso alla larga banda. Infine, tale condotta disattende anche gli impegni assunti da Telecom Italia con i contratti wholesale ADSL sottoscritti con gli operatori concorrenti, che davano attuazione a tale disposizione."

E continua sottolineando come paradossalmente, Telecom Italia sostenga di aver preso tale decisione "per la tutela di tutti gli operatori che sviluppano servizi di accesso basati su infrastrutture proprie e/o su ULL/SA". Affermazione, ad avviso di AIIP, del tutto pretestuosa. Inoltre, la dichiarazione di Telecom Italia è in chiaro spregio dell'art. 1, comma 2, della Delibera AGCom 217/00/CONS secondo il quale 'L'abbonamento al servizio telefonico di base di Telecom Italia è non vincolante ai fini della fornitura del servizio "wholesale" ADSL' ".
Ancora una volta Telecom Italia tenta di imporre regole proprie per condizionare il mercato, e la recente multa antitrust di 152 milioni di Euro per abuso di posizione dominante non appare in grado di dissuaderla.

E' infatti del 16 novembre la decisione dell'Antitrust definata "storica" da G. Battista Frontera, vicepresidente di Assoproviders che ha condannato la società di telecomunicazioni e "sancisce e stabilisce quanto sia viziato e non libero il mercato delle tlc in Italia".

AIIP - nella nota ufficiale inviataci dal suo Segretario Generale, Simone Tani - sollecita quindi l'intervento immediato dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e del Ministero delle Comunicazioni perchè, ciascuno per la propria competenza, "intimino a Telecom Italia di desistere dai comportamenti da essa così anticipati e di continuare a fornire le linee ADSL agli operatori che gliene facciano richiesta e senza alcun disservizio per i clienti finali, indipendentemente dal fatto che questi siano o rimangano clienti di Telecom Italia per i servizi di telefonia di base".

E in attesa che la protesta sortisca i primi effetti, per la banda larga italiana, al di là dei confortanti dati Nielsen, potrebbe prospettarsi un momento di dura battaglia. Sperando non se ne esca tutti sconfitti.

a cura di Emanuela Pasino


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