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Un anno di legge Stanca

A un anno dall'approvazione della legge sull'accessibilità italiana, ci si chiede quando avrà anche un regolamento attuativo che ne consena una reale applicazione. Ma prima della norma occorre definire cosa sia accessibilità. Una differenza tra quella dichiarata e quella reale, perché il codice corretto non è necessariamente accessibile.
di Mirko Corli - Nousab.org | 27 gennaio 2005

In queste ultime settimane le varie liste di discussione sull’accessibilità di lingua italiana hanno fatto un gran parlare della legge Stanca.
Si tratta della famosa legge n.4 del 9 gennaio 2004, la quale, a un anno di distanza dalla sua approvazione, deve ancora dotarsi di un regolamento attuativo in grado di garantire che sia rispettata. Tempi tecnici a parte, un anno di tempo è indiscutibilmente un periodo di tempo molto lungo.

Se i problemi della legge però si esaurissero ai tempi di approvazione, tutto sommato potremmo anche essere contenti, e aspettare.
Il problema principale invece, dopo aver detto tutto e il contrario di tutto su questa normativa, sta nel fatto che difficilmente potrà favorire l’accessibilità reale.

Cosa frena la legge Stanca
Prima di tutto, è necessario fare i conti con il concetto di accessibilità in modo onesto, sgombrando il campo da quei fraintendimenti che spesso la poca conoscenza dell’argomento favorisce (e che vengono a volte usati ad arte per mantenere lo status quo - vedi quel che dicevo qualche tempo fa circa i rischi di settarismo degli standard web).

Per come la vedo io, l’accessibilità percepita è diversa da quella spesso proclamata da chi sviluppa siti web.
Troppo spesso si evita (per comodità) di distinguerla dal codice valido: si preferisce proclamare - anche con il legittimo orgoglio di chi fa il proprio mestiere come si deve, produce codice valido, e lo attesta in qualche modo - la bontà del proprio codice, e lasciare che i meno attenti pensino "codice valido, quindi accessibile".
Il problema è che il codice valido è una base per l’accessibilità e non la riassume in se stesso.

Esistono istanze molto più complesse da considerare (come la scrittura dei testi, il livello di complessità dei contenuti, etc.).
La legge Stanca, per come la vedo concepita, mi sembra in grado di assicurare (stando anche ai requisiti enunciati negli studi preliminari al regolamento attuativo) la validità del codice e poco altro.
Questo, se da un lato favorisce comunque l’accessibilità - è innegabile che un codice ben fatto avvicini all’accessibilità reale dei contenuti - dall’altro non la assicura, non basta.

Cosa servirebbe alla legge Stanca per promuovere l’accessibilità reale?
Soldi, innanzitutto.
È una legge a costo zero, che impone cioè ai principali destinatari - le pubbliche amministrazioni - di osservarla senza prevedere fondi ulteriori rispetto a quelli già a disposizione. È ovvio che in queste condizioni, ben sapendo che le PA non navigano nell’oro, il risultato rischia di essere quello di standardizzare sì maggiormente il codice dei siti prodotti (quindi c’è comunque un miglioramento) ma di non promuovere una cultura dell’accessibilità.

Quello che fa la legge Stanca è prescrivere per legge delle buone pratiche di lavoro per i professionisti (interni ed esterni) che lavoreranno alle pagine web pubbliche. Ma queste sono cose che dovrebbero già essere scontate. Nella situazione attuale del mercato non lo sono.
Ben venga dunque lo sforzo della legge in questa direzione.

Direi però che per essere veramente promotrice di una cultura dell’informazione accessibile a tutti (come prevederebbe la Costituzione, del resto) dovrebbe fare molto di più: stanziare fondi per fare sperimentazioni e test con gli utenti prima del rilascio dei siti, formare adeguatamente il personale interno su tematiche come usabilità, organizzazione dei contenuti, scrittura efficace dei testi, etc.

Mi rendo conto che non potendo avere botte piena e moglie ubriaca (i soldi sono quelli che sono), è sempre meglio avere una delle due.
Mi piacerebbe però notare un po’ meno di trionfalismo nei commenti positivi alla legge, forse fuori luogo rispetto a quello che la legge - effettivamente - produrrà. Staremo a vedere.

Nel frattempo, vi segnalo un’utile pagina predisposta da Maurizio Boscarol con le domande più complesse (e relative risposte) emerse circa la legge Stanca.

Mirko Corli - Nousab.org


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