L'arrivo della posta certificata, a seguito della fine dell'iter legislativo completo del decreto proposto dal ministro Stanca, non è stato salutato da tutti con entusiasmo. Sono i provider, ovviamente, i più interessati e anche i più scontenti. Molte delle regole imposte dal decreto rischiano infatti di danneggiare alcuni di loro escludendoli, di fatto, da questo mercato.
Non sarà infatti consentito
offrire un servizio di PEC a quei gestori di posta che non vedano riconosciuti
i requisiti per la gestione della firma digitale.
Per Assoprovider
una limitazione eccessiva dato che molti di essi possiedono tutte le caratteristiche
necessarie per far parte di tale mercato.
Oltre al danno per gli operatori
(escluderli implica condannarli a una significativa perdita di competitività),
anche il possibile svantaggio per l'utente finale che avrà una rosa
molto ristretta di operatori tra i quali scegliere.
A
complicare la questione i risvolti societari imposti dal regolamento che
restringerebbero ulteriormente i fornitori di PEC a quelle realtà che possano
vantare un capitale sociale di un milione di Euro, richiesto allo scopo
di garantire i consumatori.
Ecco il commento di Assopriveder
"E' con estrema delusione che Assoprovider accoglie le modalità normative
con cui viene promulgato il regolamento per la posta certificata da parte del
Consiglio dei Ministri. L'obbligo di avere un capitale sociale di un milione di
euro è un erronea garanzia nei confronti del pubblico. Già episodi recenti, in
altri settori, quali Cirio e Parmalat, hanno confermato che non bastano i capitali,
ma serve una seria attività di controllo, basata su regole e modalità stringenti,
quando si tratta di tutelare il cittadino. Ovvero, regole tecniche stringenti
e controlli sull'applicazione delle medesime, e, visto il giusto obbligo della
tutela della corrispondenza, anche l'obbligo di strumenti assicurativi.
E' avvenuto quello di cui c'era sentore e timore, ed Assoprovider aveva già denunciato a Novembre 2003, con una lettera del suo presidente al Presidente del Senato, Sen.Marcello Pera, Al Ministro per l'innovazione tecnologica, Ing. Lucio Stanca, ai Gruppi parlamentari del Senato, i certificatori di firme digitali, quasi tutte società di area bancaria (vedasi anche l'elenco sul portale del CNIPA), sono riusciti a togliere una considerevole e pericolosa fetta di mercato a più di 1500 aziende (Isp, Asp, Web Hoster, Mainteiner, etc.) che lavorano nel settore internet e che offrono i servizi di posta elettronica. Tutto ciò nonostante la collaborazione alla sperimentazione da parte di Assoprovider, attraverso molti dei suoi associati, messisi a disposizione per una fattiva collaborazione, negli scorsi mesi.
La cosa estremamente discutibile è che, con lo stesso parametro di valutazione, perchè non obbligare i dottori, gli avvocati, i commercialisti, etc. ad un milione di euro di capitale interamente versato? Ovvero, adesso l'occhio interessato di qualcuno si è posato sul settore dei provider, a quando l'interesse per i medio piccoli alimentaristi o idraulici, etc.? E' una vera vergogna ed un momento molto triste per la nostra democrazia. Assoprovider avverte che questa manovra creerà più di 20.000 disoccupati e che il Consiglio dei Ministri debba essere cosciente di tutto ciò."
E' dunque con una appello alla coscienza che l'Associazione Provider Indipendenti accoglie una delle novità che animeranno il panorama ICT di quest'anno da poco iniziato. Resta solo da capire se le istituzioni raccoglieranno e vorranno dimostrarsi sensibili alle critiche, ma soprattutto se i fruitori finali di tali servizi vorranno far sentire la loro opinione in nome di una maggiore garanzia alla libertà di scelta.
a cura di Emanuela Pasino