Si è appena conclusa la seconda edizione del "Safe Internet Day" una giornata dedicata al diritto alla sicurezza online da parte dei più piccoli. Il problema del giusto controllo della rete per tutelare i minori è stato sollevato da tempo. Oltre alle organizzazioni no-profit tradizionalmente coinvolte nella difesa dei più piccoli, e non solo online, sono ormai molte le aziende che, per convinzione e anche intravedendo un nuovo sbocco di mercato, stanno contribuendo all'opera di sensibilizzazione e alla ricerca di strumenti idonei che evitino un danno a chi è più vulnerabile.
Le società che producono software antivirus sono ovviamente in prima linea e possono dare un contributo molto importante. Panda Software ha lanciato, ad esempio, una campagna "Children and the Internet: don't let them talk to strangers" - Bambini e Internet. non lasciateli parlare con gli sconosciuti - allo scopo di informare genitori e operatori del settore dei pericoli che la rete può nascondere.
L'accesso
dei minori, quando non protetto da figure adulte di riferimento, è e resta il pericolo
maggiore, e il primo sul quale intervenire.
Sono purtroppo conosciuti i dati
che ne confermano gli effetti.
Nelle mani dei più giovani la
libertà e la varietà di argomenti, persone, intenzioni, ecc.
che anima la grande rete è un'arma a doppio taglio che molto rapidamente
può trasformarsi da vantaggio a estremo pericolo.
Sono
milioni le pagine online che raccontano in vario modo forme di violenza, altrettante
quelle legate alla pornografia, che parlano di terrorismo, guerra, omicidio; esistono
poi quelle di incitazione al razzismo, all'anoressia o al suicidio... tutto è
sulla rete.
Tutto può essere trovato.
Niente allarmismi,
ma solo una lucida consapevolezza da parte di chi non può permettersi di
fingere che questo strumento non esista e deve impegnarsi nel conoscerlo per proteggere
i propri figli e i più giovani. Come è stato per la televisione,
deve essere anche per Internet, non escluendolo (impossibile) dalla vita quotidiana,
ma dando regole chiare e monitorandone l'utilizzo.
Non si tratta infatti di scovare e buttare via il giornalino più o meno compromettente trovato nascosto sotto al letto. Qualcosa di scomodo e traumatico può apparire agli occhi di un utente anche al di là delle sue intenzioni. Materiale poco adatto a un bambino può colpirlo durante la ricerca di qualcosa di molto innocente, o anche grazie a un pop-up pubblicitario apparso su un sito qualunque. Le statistiche rivelano che nove bambini su dieci tra gli 8 e i 16 anni hanno visto pornografia online e, nella maggior parte dei casi, questo è avvenuto durante una ricerca per la scuola. Certo poi occorre tenere conto delle curiosità e del gusto del proibito tipici dei più giovani. Ma le trappole sono davvero numerose.
Nel 2000 ben 26 siti di cartoni animati molto popolari come i "Pokemon", "Mio piccolo Pony" o "Action Man" erano in realtà dei collegamenti a siti pornografici, e il 74% di essi offriva immagini esplicite in home page. Questo dimostra quanto facile possa essere incorrere in trappole che spesso non sono neppure volte al danno diretto del bambino, quanto a mascherare con argomenti innocenti per eccellenza, interessi per soli adulti.
Le società produttrici
di software, Panda compresa, affermano che sistemi di filtro e di controllo di
accesso ai siti web possono essere una misura di base che, di facile configurazione,
pone una prima efficace barriera.
Ma la realtà è che non si
tratta di un problema tecnologico, ma culturale.
Prima quindi di aspettarsi miracoli da un insieme di script e applicazioni più o meno avanzate - e comunque valido supporto - occorre che le famiglie, ma anche la scuola (si fa educazione sessuale in classe, perchè non fare una lezione di educazione alla rete?) conoscano le abitudini dei figli, le guidino e insegnino loro a non cogliere dalle nuove tecnologie ciò che non dovrebbe esistere. E non perché sia possibile eliminarlo (si può eliminare "il male del mondo?), né perché sia necessario demonizzare il Web (sarebbe una distorsione altrettanto dannosa) ma perché conoscere significa poter prevenire i danni, e non esserne toccati.
Una buona
occasione, oltrettutto, per chi non ha molto attitudine e confidenza con questi
strumenti o si sente allergico alla tecnologia.
Per i figli si fa questo e
altro... giusto?
Emanuela Pasino