Il
concetto di Community, nato e teorizzato in ambito
sociologico [Tönnies - 1963], oggi, grazie alla tecnologia
di Internet e del mondo on-line [IRC, MUD, Forum,
Peer2Peer] e alla sua progressiva virtualizzazione,
si avvia a divenire un interessante modello di business
su cui riflettere.
Le Virtual Community hanno inoltre la caratteristica
di favorire la trasformazione dell'economia materiale,
ovvero quella della produzione di massa, in economia
virtuale, attraverso uno sforzo ed una valorizzazione
della comunicazione e della conoscenza.
Come già detto nel precedente articolo, le Virtual
Community nascono e si evolvono grazie al fatto di
basarsi su una tipica identificazione di interessi
unici e distintivi, condivisi dagli stessi partecipanti
e membri di questa.
Il modello di business che ne può scaturire nasce
dal fatto che alla base di una Virtual Community vi
è la costituzione di un luogo dove vengono favoriti
sia l'utente/navigatore (Pro-sumer)
sia gli eventuali fornitori di prodotti e servizi
che, attratti da un luogo verticalmente aggregato
e similare al proprio business, possono chiedere di
parteciparvi attivamente o passivamente;
Un
esempio di massima ma non risolutivo potrebbero essere
quelle newsgroup che trattano e discutono di servizi
o prodotti specifici: schede audio dei PC, disservizi
dei provider ecc.
Quale miglior strumento di auditing per percepire
il livello di soddisfacimento dei propri clienti o
di quelli dei concorrenti se non osservare, seguire
e leggere le discussioni all'interno di una Community?
Ma quali sono i reali vantaggi per i due poli di
una Virtual Community?
Gli utenti/navigatori di una VC, oltre a trarre vantaggi
noti dalla partecipazione alla comunità per la possibilità
di entrare in contatto con altre persone con le quali
condividere interessi e passioni (gli interessi distintivi),
con l'arrivo dei potenziali fornitori possono accedere
ai servizi e alle offerte esclusive, a loro riservati
e mirati.
Dall'altra parte, i fornitori della Virtual Community traggono vantaggi dalla partecipazione alla comunità per la possibilità di proporre offerte e servizi a platee di partecipanti alla VC selezionate e specifiche.
Ma dove sta il business per il proprietario/ospite di una Virtual Community? Gli organizzatori della comunità possono trarre alcuni vantaggi dalla vendita dei profili utente e degli spazi pubblicitari, oppure dalla intermediazione che può esercitare tra l'utente e il fornitore e/o dalle percentuali sulle vendite effettuate.
Ma affinché il c.d. modello di business alla base di una Virtual Community cominci a funzionare e a dare profittabilità è necessario ottenere prima di tutto i risultati (positivi) scaturiti dalla formula della dinamica dei rendimenti crescenti di una Virtual Community e dei circoli virtuosi da essi generati. Infatti, maggiore sarà la quantità dei contenuti presenti in una VC, tanto maggiore sarà il numero di utenti partecipanti alla sua vita: questi ultimi, i c.d. "Pro-sumer" (PRO-ducer/con-SUMER) , creando nuovi contenuti, nuove informazioni, nuova partecipazione, nuove relazioni uno a uno, uno a molti, molti a uno, attivano il circolo virtuoso indispensabile per una VC. E' anche certo che, quanto più il partecipante alla comunità stringe relazioni forti con altri partecipanti, tanto più è motivato a parteciparvi assiduamente e attivamente.
Il circolo virtuoso che coinvolge, invece, il polo dei fornitori partecipanti la Community, funziona invece cosi': maggiore sarà il numero delle offerte commerciali presenti in una CV, tanto maggiore sarà il numero degli utenti interessati. All'aumentare degli utenti, aumenterà l'interesse dei fornitori alla presentazione di ulteriori offerte commerciali.
Sembra molto facile. Ma lo è? Non sempre.
Come questo può avere inizio? Lo vedremo nei prossimi articoli.
di Luca De Nardo (luca@i-dome.com)
(articolo pubblicato su E-business Trade)