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Risposta Lisi: Ho letto in questi giorni dell’ultima novita' tutta italiana che ci porta ad essere primi in Europa e nel mondo nella certificazione della posta elettronica e dei legittimi dubbi di Assoprovider in merito alla possibilita' che tale normativa possa "orientare tutto il mercato sui soliti noti a cui si affida l'intero mercato". A dire il vero, quando l'Italia - notoriamente ultima nel recepire le leggi comunitarie - riesce ad essere cosi' brava e intraprendente nel portare avanti questo cambiamento tecnologico e legislativo (che ci fa essere tra i primi nel mondo), mi viene sempre da sospettare un po' che non sia "tutto oro quel che luccica"...Comunque, non e' possibile dare oggi risposte sicure e incontrovertibili: la posta certificata e' certamente una grande novita' e ha una sua indubbia utilita' per le P.A. e per certi rapporti "privatistici"; ma perche' si continua a pretendere di cancellare con la forza, a suon di "bacchettate legislative" , tutto l’esistente, tutta la prassi telematica?
Riecheggiano nelle affermazioni del CNIPA (e negli articoli dello schema di DPR e, forse, soprattutto negli articoli / proclami "filogovernativi" di commento a queste norme) i soliti tentativi di "imbrigliare" Internet, di lucrare e far lucrare in maniera evidente grazie all’imposizione di certi strumenti nuovi alle imprese e anche ai privati cittadini. Quale e' lo slogan? Usate la posta elettronica certificata, tutto il resto non ha valore legale! Tutto il resto non esiste piu'!
E, infatti, anche nell’emanando Codice delle Amministrazioni Digitali, P.A. e privati vengono posti sullo stesso piano: tutti devono usare la posta elettronica certificata, tutti devono usare la firma digitale, il resto non ha piu' valore! Anzi mai l’aveva avuto!
Risposta Iaselli: Sicuramente la Posta Elettronica Certificata facilitera' e rendera' piu' snelli i rapporti fra Pubbliche amministrazioni e cittadini, specie per le prime per la verita', ma dubito fortemente che la PEC possa incidere sull'effettivo valore giuridico del documento elettronico. Anche le recenti critiche del Consiglio di Stato allo schema del codice delle Amministrazioni digitali confermano tali perplessita' in quanto il succedersi di disposizioni normative in materia e la mancanza di coordinamento fra le stesse ha creato un grande caos e pochi sono i punti davvero certi. Quando si credeva di aver sgomberato il campo da equivoci sulla validita' delle diverse tipologie di firma elettronica e' intervenuta la Suprema Corte che ha suggerito una meditata rivisitazione delle norme attualmente emanate, tenendo conto anche di quanto disposto dalla normativa comunitaria. E' chiaro che in questo clima di incertezza la PEC non possa aiutare molto, anzi……..
D: Non c'e' nulla di buono dunque in queste nuove norme?
Risposta Lisi: Non mi sogno assolutamente di dire questo! Conferire certezza e sicurezza nell'invio e ricezione delle dichiarazioni via e-mail e' certamente utile. Questo sarebbe stato probabilmente un processo tecnologico inevitabile nell'evoluzione e nell'utilizzo commerciale di questi strumenti. Ma perche' non ci fidiamo di piu' dell'autoregolamentazione del mercato digitale? Perche' vogliamo imporre anche ai privati strumenti potenzialmente utili (che vengono messi saldamente in mano ai "soliti noti")?
Anche la normativa in materia di trattamento dei dati personali (attraverso vari sistemi di autenticazione) sta procedendo verso una maggiore sicurezza nell'attribuzione dello strumento tecnologico a colui che effettua il trattamento del dato personale. In questo processo normativo che lega sempre di piu' lo strumento tecnologico al suo utilizzatore, responsabilizzandolo nel momento in cui quello strumento diviene una prosecuzione "virtuale" della sua esistenza giuridica, certamente la PEC ha una sua importanza. Quello che voglio dire e' che se creiamo sicurezza e, quindi, responsabilizziamo l'utente da un versante normativo (quello relativo alla privacy), puo' essere certamente utile rendere piu' sicuro lo strumento di comunicazione piu' utilizzato nella vita di relazione digitale...anche a prescindere dalla stessa firma digitale che stenta a decollare a dieci anni dalla sua nascita normativa!
Risposta Iaselli: No, non e' assolutamente cosi'. Il sistema della PEC devo dire e' ben congegnato e del resto le prime sperimentazioni relative a tale sistema risalgono al 2002 con particolare riguardo agli aspetti legati all'interoperabilita' ed ha prodotto una serie di documenti tecnici. Parallelamente sono stati sviluppati, nell'ambito della P.A., alcuni progetti che hanno realizzato servizi di posta elettronica certificata partendo dalle regole tecniche che si andavano formando. Le attivita' sperimentali hanno coinvolto, inoltre, numerosi fornitori di soluzioni. Un tale approccio, decisamente innovativo per il panorama italiano, ha consentito di mettere a punto una norma essendo da un lato coscienti della reale applicabilita' e dall'altro della crescita di un mercato.
D: E allora dove sta il problema?
Risposta Lisi: Il problema e' che le varie normative su PEC e Firma Digitale continuano a susseguirsi con una eccessiva fretta (determinata probabilmente non dall'interesse giuridico, ma da quello economico). Il legislatore non si "prende il fastidio" di leggere le prassi del mondo digitale, non aspetta che si crei un minimo di alfabetizzazione informatica e, invece, mira ad imporre (a tutti!), attraverso frettolose norme, strumenti che ancora non esistono nella quotidianita'...e questo e' sbagliatissimo, perche' si creano orrori giuridici da una parte e questi strumenti rischiano di rimanere inutilizzati dall'altra...
Risposta Iaselli: I problemi, a mio modo di vedere, sono due: innanzitutto ricalcando quanto ho detto in precedenza bisogna tener conto che la PEC non puo' risolvere altri problemi legati al documento informatico ed alla firma elettronica, ma va vista in un contesto piu' ridotto e principalmente limitato di applicabilita', inoltre la piena funzionalita' della PEC presuppone l'esistenza di un sistema pubblico di connettivita' perfettamente efficiente o quanto meno di un livello di informatizzazione della P.A. soddisfacente. Invece la realta' e' ben diversa ed il MIT sembra ignorarla: uffici pubblici che sono ancora alla ricerca disperata di computer ed altre strutture tecnologiche, fondi che mancano, reti telematiche inesistenti o solo parzialmente funzionanti.