Da due anni un' intera generazione di giovani imprenditori nel settore innovativo del wireless unlicensed viene sistematicamente ignorata dal mondo della politica italiana. Gli imprenditori del wireless unlicensed, universalmente riconosciuto come il futuro della larga banda, vengono tenuti al palo in attesa di un nuovo regolamento che finalmente ammetta l'uso di queste tecnologie per connettersi ad Internet . Come se ciò non bastasse viene ventilata la preoccupante ipotesi che l'uso commerciale al massimo sarebbe concesso sulle montagne e sugli scogli del mare italico, perché escluso dove è già presente l'adsl; i giovani imprenditori delle TLC in Italia, invece di essere incoraggiati e aiutati, verrebbero in questa infausta prospettiva relegati nelle riserve, come i pellerossa negli Stati Uniti dei secoli scorsi.
Tutto questo ignorando le direttive europee, che invece sostengono i seguenti punti (si veda ad esempio Rethinking the European ICT agenda; Ten ICT breakthroughs for reaching Lisbon goals, The Hague, August 2004, il fondamentale rapporto elaborato da PricewaterhouseCoopers su commissione della presidenza olandese di turno della CE come contributo alla discussione di avvio della nuova agenda delle TLC europee):
Noi siamo certi che questo orribile scenario da riserva indiana
sia stato solo ipotizzato e mai preso in seria considerazione da chi ha il compito
di decidere, ma il ritardo registrato in Italia nell'approvare un regolamento,
che sia coerente con l'Europa (e con quello che l'Italia si aspetta), rimane
un triste dato di fatto a due anni dall'autorizzazione alle sperimentazioni
da parte del Ministero delle Comunicazioni, sperimentazioni che sin da subito
hanno dato esito positivo e sulle quali si sono strutturate esperienze esaltanti,
a detta anche delle Autorità.
Al convegno su Agire Digitale del 25 gennaio 2005 a Roma, è stato dichiarato
dal Ministero delle Comunicazioni che il nuovo regolamento da noi richiesto
è ormai pronto e la sua uscita è solo una questione amministrativa, ma è passato
già più di un mese da quella data e la situazione non è ancora cambiata.
I media e la finanza ormai ignorano (e a ragione dal loro punto di vista) gli imprenditori del wireless unlicensed , data l'assenza attuale di prospettive regolamentari. Tutta la raccolta finanziaria destinata ad investimenti in TLC dai prudenti finanzieri italiani va ovviamente a finire, come al solito, alle due o tre solite grandi aziende del cavo tradizionale (di rame o fibra che sia), che hanno garantito dalla politica un bel recinto di protezione, robusto e sicuro per fare crescere business e utili.
A nessuno interessa ovviamente che lì, sul cavo, la concorrenza non possa in realtà esistere poiché:
Di conseguenza le barriere all'ingresso di nuovi operatori nel cavo sono di fatto insormontabili e questo ha fatto sì che sui cavi italiani si sia bruciata una incredibile quantità di denaro dei risparmiatori che incautamente credevano nella possibile crescita di sviluppo dei nuovi concorrenti, con il risultato di una infrastrutturazione su cavo mediocre, eppure costata carissima.
Con il wireless unlicensed da subito si può realizzare una infrastruttura
alternativa light a costi ridottissimi, dando vita ad uno scenario realmente
competitivo.
Ma quale finanziatore investirebbe (e figuriamoci in Italia) in un business
ancora vietato per legge?
Divieto che non trova giustificazioni (oltre, diremo noi polemicamente, una
forma di protezione delle tecnologie tradizionali in opposizione ai principi
europei già sopra enunciati), poiché tecnologie del wireless unlicensed sono
già ampiamente testate in tutto il mondo e hanno già dimostrato il loro perfetto
funzionamento.
Abbiamo sperimentato sul campo per fare crescere il paese a nostre spese, e ci aspettiamo che le richieste siano accolte perché ne abbiamo diritto, visto che l'Italia è una democrazia economica facente parte dell'Europa. Dopo due anni di sperimentazione e a cinque mesi ormai dalla audizione conclusiva che avrebbe dovuto portare in tempi rapidissimi al varo del nuovo regolamento, le richieste di Assoprovider al Ministero sono sempre le stesse: