Considerato che non è impossibile realizzare siti accessibili e che abbiano una visual identity molto caratterizzata, cerchiamo di capire perchè è anche utile farlo.
Avere un sito accessibile, significa per prima cosa avere a cuore l'utente che vi accede. Significa avere considerazione di chi purtroppo ha difficoltà visive, motorie o di altro genere e che necessita di strumenti alternativi per accedere ai contenuti di un sito (lettori vocali o braille).
È il caso anche di persone affetti da disturbi visivi non gravi, quali daltonismo etc., per i quali è necessario, per una corretta fruibilità, poter visionare i contenuti con forti contrasti di colore o dei caratteri molto grandi.
Non si tratta solo di una questione di "attenzione" verso chi è più sfortunato, è una questione di cultura. Ma è anche una occasione di business perchè, numeri alla mano, nella sola Europa ci sono circa 40 milioni di disabili, e di questi circa 3 milioni sono navigatori ed utilizzatori assidui della Rete.
Quindi avere un sito non accessibile, significa chiudere le porte non solo a chi non ha le tecnologie adatte, ma anche ad un buon 6% di utenti che sicuramente non potranno accedervi.
Economicamente parlando, tagliare fuori il 6% di potenziali clienti è un errore davvero grossolano sia in termini di fatturato che di immagine. Non credo sia utile per chi ha un negozio in pieno centro, bello, luminoso, con tutto a portata di mano e anche con prezzi concorrenziali, porre all'entrata un muretto di 50cm, dove solo chi riesce a saltarlo può entrare.
Inoltre possiamo considerare un ulteriore business, anche se non strettamente legato all'e-commerce: quello della realizzazione e della consulenza ai progetti della Pubblica Amministrazione.
Questi, entro breve tempo, dovranno diventare accessibili per legge. In questo settore verranno messi in campo dei fondi speciali che andranno a beneficio delle agenzie di comunicazione e delle aziende che sviluppano applicazioni web e che sapranno organizzarsi e proporre servizi che tengano conto dell'accessibilità delle informazioni.
Lino Mari - ebow.it