Tutti
parlano di VoIp, ma non tutti parlano (al telefono) col VoIp.
E forse non si registreranno volumi di traffico particolarmente significativi
prima di qualche anno, quando il numero di connessioni a larga banda si sarà
consolidato e, soprattutto, quando e se cambierà la struttura degli abbonamenti
a larga banda, oggi sbilanciati a favore delle connessioni a consumo, per le
quali a fronte di un canone mensile azzerato si paga una tariffa oraria che
andrebbe a erodere i possibili vantaggi di una chiamata telefonica in “voce
su Adsl”.
Il mercato attuale e potenziale dei servizi vocali su larga
banda è l'argomento di uno studio appena pubblicato da Databank Consulting
( www. databank .it/
) sul Voice over Ip e sul Wireless .
E di questo recente rapporto Scenari ha parlato con Daniela
Rao, ricercatrice della società di ricerche del gruppo Telecom . La
quale sottolinea come la presenza di «quasi quattro milioni di abbonati Adsl
e di qualche centinaio di migliaia di abbonati alla fibra e al satellite ci
dicono che questo è il momento più propizio per il primo vero sviluppo della
voce su Ip». Integrare le comunicazioni voce sugli stessi “canali” oggi adibiti
al traffico dati e alla navigazione su Web, rappresenta una tappa importante
sul percorso della convergenza verso il cosiddetto triple play: il momento in
cui tutti i servizi di trasmissione mono e bidirezionale, dalla semplice telefonata
alla trasmissione televisiva digitale o al cinema pay per view, verranno veicolati
attraverso un unico canale Ip a larga banda. Per il momento, il VoIp può portare
a interessanti vantaggi in termini di razionalizzazione e riduzione della spesa
telefonica, favorendo sul versante dell'offerta l'inevitabile evoluzione delle
infrastrutture di trasporto e accesso e l'arrivo di operatori e service provider
alternativi.
Ma quanti italiani approfittano già di questi vantaggi negli
ambiti professionali e familiari?
«Il mercato aziendale conta attualmente circa ottantamila imprese, a loro
volta suddivise in tre grandi gruppi», spiega Rao. «Il primo che abbiamo
valutato è costituito dalle aziende che disponendo già di una rete aziendale
intranet a larga banda possono telefonare in VoIp e utilizzano sistemi di telefonia
avanzata in grado di funzionare con questo protocollo».
Nonostante questa ottimistica premessa, le dimensioni di questo primo gruppo
di utenti non autorizzano a pensare che l'Italia sia un già un consolidato utente
di centralini telefonici (Pabx) “convergenti”. «Anzi - contesta Rao -
il Pabx continua spesso a essere considerato come un'onerosa complicazione.
Appena il 20% delle imprese ne possiede uno e solo il 7% dei centralini è già
abilitato al VoIp».
La categoria della voce su intranet conta in ogni caso 12.000
imprese che, senza crescere a ritmi esorbitanti, potrebbero arrivare nel
2008 a una cifra compresa tra le 30 e le 40.000.
«Un ritmo piuttosto lento perché legato a obiettive problematiche infrastrutturali
e al decadimento dei centralini vecchi», conferma la ricercatrice Databank
passando alle valutazioni sul secondo gruppo di utenti VoIp, quello delle aziende
che utilizzano i servizi VoIp nativi sulla fibra ottica di operatori come Fastweb
e pochi altri.
Un numero di imprese collocabile intorno alle 40.000, che “fanno” VoIp indipendentemente
dalla tipologia di centralino utilizzato e dalla presenza di più sedi e uffici
aziendali (fattore che ha invece un peso per chi integra la voce sulla propria
infrastruttura intranet).
«Anche qui la futura crescita sembra piuttosto limitata ed è comunque correlata
all'evoluzione della rete in fibra. Su cui peraltro non è facile fare previsioni
considerando le prospettive di tecnologie come WiMax, che richiederanno un potenziamento
a livello di backbone e un conseguente investimento in fibra ottica». Secondo
Databank questa seconda fascia di utilizzatori del VoIp potrebbe crescere sino
a circa 60.000 aziende entro il 2008.