Dopo
i primi segnali di ripresa del mercato televisivo, nel 2003, quando il
fatturato del settore era cresciuto del 3%, sembra proprio che ora abbia
ripreso l’antico vigore.
Nel 2004, le entrate del mercato televisivo sono cresciute del 6% complessivamente,
per un ammontare di poco superiore a €74 mld.
Un incremento decisamente superiore al tasso d’inflazione della zona euro, cioè
il 2.4%.
Il 2004 é stato un anno positivo per la pubblicità, che é cresciuta più
di quanto fosse stato previsto: +5.2%. Tuttavia, l’importanza dei ricavi
pubblicitari sta lentamente riducendosi, a confronto con i risultati ottenuti
dai ricavi per abbonamenti.
Effettivamente, gli abbonamenti a servizi pay si sono dimostrati il vero
driver del mercato, facendo registrare una crescita dell’11%.
La pay TV irrobustisce la propria performance e sottrae quote di mercato
agli operatori in chiaro.
La penetrazione della TV digitale é cresciuta a ritmi elevati: alla fine
del 2004 vi erano 41 milioni di abitazioni TV digitali nell’Europa occidentale,
pari al 27% delle abitazioni.
Il satellite é la rete di trasmissione digitale più diffusa, ma la TV digitale
terrestre ha conosciuto un anno eccezionale, specialmente nel Regno Unito,
dove Freeview si sta avvicinando all’operatore satellitare, e in Italia, dove
a un anno dal lancio ci sono 1 milione di abitazioni attrezzate alla ricezione
DTT.
Questi sono i principali risultati del Rapporto Annuale di Italmedia
Consulting’s, Turning Digital: Competition among Platforms.
Nuove piattaforme stanno emergendo con successo nel settore della distribuzione
di contenuti video: cavo, digitale, ADSL, fibra ottica e reti mobili offrono
funzionalità avanzate e permettono la piena realizzazione dei servizi a richiesta.
Questa inattesa concorrenza solleva disagio e minaccia gli operatori tradizionali
di pay TV, tradizionalmente sicuri della propria posizione rinominante.
Da questo contesto, Italmedia Consulting trae le sue conclusioni: gli
operatori dominanti nel mercato della pay TV dovranno elaborare nuove strategie
per affrontare questa concorrenza non preventivata.
In verità, questi stanno già cominciando a cercare nuovi canali di distribuzione,
non solo per le proprie offerte wholesale, ma in modo da avvicinarsi maggiormente
al cliente.
Essi possono scegliere di diventare fornitori nel mercato globale dei contenuti,
e quindi presentarsi in qualità di content providers a tutte le reti. Diversamente,
possono concentrarsi su di una maggiore integrazione verticale sulla propria
piattaforma. Ad ogni modo non possono ignorare l’esistenza di nuovi canali di
diffusione di contenuti, né possono pensare di poter essere ancora monopolisti
nel mercato della pay TV presidiando una sola piattaforma.
Questa concorrenza allargata non può che essere salutare per l’intero
settore, compresi gli utenti finali, ma il suo sviluppo dipende strettamente
dalla disponibilità di contenuti. Quindi, é urgente rendere più accessibili
i diritti sui contenuti per i nuovi entranti.
Infatti, ciascuna piattaforma può sviluppare modelli di business differenti
e servizi diversi secondo le proprie caratteristiche tecniche e quelle del proprio
mercato di riferimento.
In tal modo, gli operatori possono modulare le proprie offerte e massimizzare
i ricavi. Ma per arrivare a questo scenario, dovrebbe esser loro garantito accesso
diretto ai contenuti, tramite la negoziazione con i titolari stessi.