Dagli Stati Uniti un esempio orwelliano di videosorveglianza globale. Segretaria
manda una e-mail ad un'amica. La missiva viene letta dal suo superiore che la
caccia su due piedi - così si legge in un articolo di Alessandra Farkas apparso
oggi sul sito www.corriere.it!
“Il mio capo è un idiota. Si è comportato in modo arrogante
tutta la settimana”: bastano queste parole negli Stati Uniti per giustificare
un licenziamento, dopo la normale lettura delle e-mail personali di una lavoratrice
da parte del suo datore di lavoro; lettura autorizzata da una legislazione molto
più permissiva in tema di trattamento dati personali (e giustificata dalle più
importanti e pressanti esigenze di lotta al terrorismo). Negli Stati Uniti il
controllo globale esiste... ma in Italia un datore di lavoro può licenziare
un suo dipendente perchè ha inviato una e-mail "poco corretta" ad un amico?
Un licenziamento potrebbe trovare una sua possibile giustificazione nella violazione
dell'obbligo di fedeltà contenuto dell'art. 2105 cod. civ., ma ciò che
dovrebbe fare più discutere è certamente la possibilità del datore di lavoro
di leggere il contenuto della corrispondenza telematica privata di un proprio
dipendente...
Nel nostro ordinamento la violazione della riservatezza
di una e-mail corrisponde sostanzialmente alla violazione della corrispondenza,
in generale, come contenuta nella Carta costituzionale all'art. 15 (la libertà
e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione
sono inviolabili). Inoltre, la riservatezza della corrispondenza è tutelata
anche dal codice penale, nel quale, all'art. 616 c.p., si è operata una parificazione
tra corrispondenza "epistolare, telegrafica o telefonica, informatica o telematica"
(Sezione V - Dei delitti contro la inviolabilità dei segreti - art. 616 c.p.
Violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza - Chiunque prende
cognizione del contenuto di una corrispondenza chiusa, a lui non diretta, ovvero
sottrae o distrae, al fine di prenderne o di farne da altri prender cognizione,
una corrispondenza chiusa o aperta, a lui non diretta, ovvero, in tutto o in
parte, la distrugge o sopprime, è punito, se il fatto non è preveduto come reato
da altra disposizione di legge, con la reclusione fino a un anno o con la multa
da trenta euro a cinquecentosedici euro. Se il colpevole, senza giusta causa,
rivela, in tutto o in parte, il contenuto della corrispondenza, è punito, se
dal fatto deriva nocumento ed il fatto medesimo non costituisce un più grave
reato, con la reclusione fino a tre anni. Il delitto è punibile a querela della
persona offesa. Agli effetti delle disposizioni di questa sezione, per «corrispondenza»
s'intende quella epistolare, telegrafica o telefonica, informatica o telematica
ovvero effettuata con ogni altra forma di comunicazione a distanza).
Non esiste, pertanto, nel nostro ordinamento una apprezzabile
differenziazione tra riservatezza epistolare e telematica (pur ricordando che
una certa dottrina e giurisprudenza della common law americana l'e-mail viene
paragonata ad una cartolina...ma dalle nostre parti, dal punto di vista giuridico,
si tende ad evitare questo paragone, pur ammissibile tecnicamente).
In Italia si ricorderà l'ordinanza emessa per un caso simile dal Tribunale di
Milano il 10 maggio 2002: in quel caso il Giudice adito ritenne non punile la
lettura da parte del datore di lavoro di alcune e-mail aziendali che avevano
portato al licenziamento della lavoratrice. Secondo quell'ordinanza la casella
aziendale di posta elettronica andrebbe considerata come un qualsiasi strumento
di lavoro e come tale potrebbe essere soggetta al legittimo controllo dell'azienda
(si trattava, quindi, della lettura di un account aziendale, non di un account
privato).
Ma quando il controllo da parte del datore di lavoro potrebbe
essere giustificato da ragioni aziendali?
Al caso è applicabile l'art.114 del Codice della privacy (D.
Lgs. 196/2003). Questo articolo regolamenta il controllo a distanza dei lavoratori
rimadando a quanto disposto dall'art. 4 della legge 20 maggio 1970 n. 300 (il
cd. Statuto dei Lavoratori). Secondo tale ultimo articolo, "è vietato l'uso
di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo
a distanza dell'attività dei lavoratori. Gli impianti e le apparecchiature di
controllo che siano richiesti da esigenze organizzative e produttive ovvero
alla sicurezza del lavoro, ma dai quali derivi anche la possibilità di controllo
a distanza dell'attività dei lavoratori, possono essere installati soltanto
previo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali, oppure, in mancanza
di queste, con la commissione interna". Quindi il controllo della posta
elettronica del dipendente (così come dei file di log di un pc aziendale) si
rende possibile quando non è esclusivamente finalizzato al controllo della attività
lavorativa, ma è giustificato da "esigenze organizzative e produttive ovvero
dalla sicurezza del lavoro", previo accordo o regolamento aziendale.
Insomma, il lavoratore deve essere sempre previamente informato
e rimane buona abitudine dell'impresa redigere un regolamento/policy aziendale
che illustri con precisione i limiti di utilizzo degli strumenti aziendali e
individui i possibili controlli di e-mail aziendali e file di log nei
pc in uso da parte dei dipendenti.
In Italia ancora gli incubi orwelliani sembrerebbero sotto
controllo ...o quanto meno qualche limite continua ancora a resistere
nell'evoluzione della Società dell'Informazione che tende a cancellare inesorabilmente
il nostro diritto alla riservatezza!
Andrea Lisi - www.studiodl.it
Re: Spedisce una e-mail ad un'amica e il su
A me sembra giusto che non si debba usare gli strumenti di lavoro per qualcosa che lavoro non è. Dove lavoro io durante le ore di lavoro le mie colleghe passano parecchio tempo su internet a cercare hotel per i fine settimana o voli aerei per le vacanze, ecc, ecc... Inoltre ce n'è una che crede in tutte le email bufala che le mandano, compresi i filmati cretini con le foto di gattini, vagnolini, topolini, cricetini, agnellini..... ed inoltra il tutto a parenti e amici fornendo così loro l'inidirizzo email dell'azienda... Da quello che ho capito, causa violazione della privacy di questi signori maleducati che fanno tutt'altro anzichè lavorare seriamente, l'azienda ha le mani legate e non può fare nulla. Ma siamo fuori??? Fanno bene in America! Il lavoro è lavoro e gli strumenti di lavoro sono, appunto, strumenti di lavoro! Non personali. In Italia le cose vanno male anche per questa poca serietà e professionalità delle persone che, a questa stregua, non impareranno mai. Inoltre..... mandare una mail all'amica dall'azienda parlando male del capo, oltre che scorretto mi sembra del tutto idiota. Quindi già si intuisce il QI di questa segretaria. Poveri noi........
Inviato da cristina
Re: Spedisce una e-mail ad un'amica e il su
ciao come va
Inviato da andre lisi