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PMI Dome

Il settore del Pay-for-click deve fare i conti con i click fraudolenti

Il problema è noto e ne avevamo già parlato nel maggio del 2004. I Click fraudolenti - realizzati con sistemi automatici o tramite armate di Clickers - potrebbero minare il buon mercato del Pay-for-Click.
di Luca De Nardo | 18 aprile 2005
Nasce un nuovo servizio o un modello di business sostenibile sulla rete?
In poco tempo - purtroppo - emerge qualche problema che potrebbe minare la sua credibilità o validità. Stiamo parlando del settore del Paid-for-click tramite l'acquisto di parole chiave; per intenderci - uno fra tutti - Adwords di Google.
Qual'e' il problema strisciante che potrebbe infastidire il business del Pay-for-Click? I Click fraudolenti.

Non è un problema che affligge il singolo navigatore - era ora. Anzi, questi non ne è assolutamente coinvolto.
Chi invece ha qualcosa da perdere sono gli inserizionisti che acquistano parole chiave - e/o spazi pubblicitari - per apparire sui motori di ricerca o su siti terzi (come quelli che si vedono sulla destra delle pagine di i-dome.com).

Gli inserzionisti si vedono fatturare dei costi che in realtà non corrispondono ad altrettante visite di navigatori "veri" ne tantomeno ad un contatto o ad una iscrizione o richiesta di informazione di prodotti e servizi.
E se è vero che ciò danneggià gli inserizionisti, dall'altra scredita un modello che sta dimostrando la propria validità nel mondo business.
Ma come avviene e perché?
Come già riportato nel maggio del 2004, eserciti di persone vengono assoldati - madri casalinghe, studenti e anche impiegati - per navigare e cliccare sui banner di taluni siti e su talune campagne pubblicitarie. Il "da chi" e "perché" è ovvio.
Per innalzare (falsare) i risultati delle campagne e rendere soddisfacenti alcuni risultati o incassare qualche "soldo" in più dai siti terzi che ospitanto le campagne pubblicitarie.
Ed i numeri non scherzano.

Secondo una recente ricerca realizzata verso la fine del 2004 da parte di Sempo.org (Search Engine Marketing Professional Organization), emerge una strisciante preoccupazione del malcostume in atto: la percentuale pari al 77% degli inserzionsti o delle Agenzie di Advertising e Search Engine Marketing danno un chiaro segnale.
Un recente articolo apparso sul Wall Street Journal indicava che una percentuale tra il 10 e il 20% dei paid-for-click era riconducibile alle tecniche di Click-Fraud.

Il lato dell'offerta (Google, Yahoo, la neo entrata MSN ecc.) stanno ovviamente correndo ai ripari, assicurando un "refund" nel caso sia identicata una frode in corso così come la messa in attività di sistemi sempre più sofisticati per l'identificazione di sistemi automatici atti a "clickare" e "contabilizzare" centesimi su centesimi per i siti affililiati a questo sistema di advertising.

Un settore quindi in bilico tra credibilità e ulteriore disillusione? Forse no, ma il lato dell'offerta deve presto correre ai ripari e dare risposte veloci.


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