Comunque ci provo. dopo aver fatto il consulente di Logistica e Sistemi informativi a piu' di cento aziende in dieci anni, e dopo aver insegnato MRP e web design a qualche migliaio di studenti in varie business schools italiane ed estere, vorrei dare una interpretazione personale alla domanda: "che cosa e' successo nell'Information Technology in Italia?"
Negli anni '60, il periodo del Giurassico Informatico,
solo le banche e le assicurazioni possedevano un sistema
informativo funzionante. Le macchine erano main frames
dal costo di alcuni milioni di dollari l'una, e servivano
principalmente a calcolare gli interessi sui conti
correnti, ad aggiornare i saldi e stampare gli estratti
conti da stampare.
Il 99% dei sistemi in circolazione era di marca IBM.
Non esisteva l'informatica di massa, ne' quella delle
piccole e medie aziende.
Su quegli anni c'e' poco da raccontare, se non che,
in occasione dei preparativi contro il Y2K degli anni
1995-1999, ci si rese conto che molti antichi programmi
(come, ad esempio, quello fondamentale che esegue
tutti gli accrediti e gli addebiti sui conti correnti
delle banche) erano stati scritti in Assembler, senza
spiegazioni sul codice ne' altrove, e che i programmatori
erano diventati, nel migliore dei casi, dei vecchietti
in pensione.
Le Università usavano linguaggi tipo FORmula TRANslator, scrivendo codice per calcolare la distanza dalla terra ad Alpha Centauri o cose simili. La ricerca ha sempre avuto bisogno di molto potere di calcolo, ed i computers di allora già glielo davano.
Negli anni '70 successero due fenomeni importanti:
Si
sviluppa la robotica e l'automazione italiana
Nasce la moda IBM.
La robotica italiana nasce proprio a Torino, dove la Fiat rimaneva chiusa per settimane o mesi in seguito alle contestazioni studentesche ed alle rivolte operaie. Oggi la robotica e l'automazione italiana ha un fatturato dell'ordine dei diecimila miliardi di lire. Sembra un assurdo storico, ma e' stata proprio la contestazione a far nascere lo sviluppo della robotica e dell'automazione, in modo da abbassare la necessità di manodopera, la dove fosse stato possibile sostituirla. In maniera simile, la guerra del Kippur, in seguito ala quale il prezzo della benzina si moltiplico per cinque in pochi mesi, fece nascere in Germania ed in Francia tutta una serie di aziende che hanno sviluppato e tuttora sviluppano Energia alternativa a quella del petrolio.
La moda IBM e' un fenomeno curioso, quasi divertente, ma ha un costo economico e sociale altissimo. Non si conosce il motivo, ma pare che, verso la fine del 1974, si sia messa in modo un fenomeno di "Comunicazione trasversale" tra i medi imprenditori italiani, per cui, nel giro di pochi mesi, migliaia di medie ed anche piccole aziende si misero in casa un computer IBM 34.
Il linguaggio guida in quegli anni era lo RPG (Report Program Generator), che si doveva scrivere su dei fogli prestampati dove ogni colonna aveva un significato ben preciso, e guai a sbagliare colonna!
Altro linguaggio molto in uso era il COmmon Business
Oriented Language, dove, solo per fare l'introduzione
al programma ci volevano un centinaio di comandi.
I programmi a disposizione erano pochissimi, mal funzionanti
e raramente testati. Lo MRP era costituito da uno
scheletro di MAPICS, a cui mancava il concetto
di lead time e quindi di pianificazione temporale
dei materiali e della produzione.
Il motivo per cui nelle aziende si sceglieva IBM era
semplicemente di moda. In rarissimi casi i direttori
EDP avevano studiato Informatica o Sistemi Informativi,
ma la parola d'ordine era: comprare ora!
Che cosa comprare? si chiesero i direttori
EDP e gli industriali d'allora.
La risposta era una sola: IBM. Per due motivi: l'IBM
aveva allora il 95% del mercato e comunque era meglio
non rischiare in un settore dove la conoscenza era
così poca.
Esistevano anche aziende minori come la Univac o la
Digital, ma erano stretti in alcune nicchie.
Ci si affidò allora al Grande Nome Venuto dall'America.
La moda IBM continuo' per alcuni decenni, e ce la
ritroviamo, non piu' come moda bensi' come fardello,
ancora oggi: dalle statistiche piu' recenti risulta
che in Italia ci sono installati circa 56.000 sistemi
aziendali su tecnologia IBM.
Nota bene: non 56.000 PC, ma 56.000 AZIENDE che gestiscono
l'informazione su sistemi nati e sviluppati su macchine
IBM con linguaggio RPG o Cobol.
Nel corso degli anni '80 e '90 l'IBM spinse la domanda introducendo nel suo mix il sistema 36, quindi il sistema 38 e, per ultimo l'AS400.
E' molto interessante il modo con cui l'IBM ha gestito
il controllo sul territorio dei suoi sistemi. Lo ha
fatto creando alleanze con una miriade di piccole
software-houses presenti sul territorio. Le software
houses avevano il compito di dire al cliente:"non
problem - noi risolviamo tutti i vostri problemi e
personalizziamo il vostro sistema secondo le vostre
necessita'".
In questo modo le aziende italiane sono state servite
per ben tre decenni ed hanno sviluppato dei piccoli
sistemi informativi specifici per il proprio settore
o la propria azienda. I programmatori hanno spesso
ricopiato le procedure organizzative e la modulistica
cartacea cosi' com'erano direttamente sul codice,
in modo da non creare il minimo attrito all'interno
dell'azienda e mantenere cosi' lo status-quo dei poteri
interni.
La coerenza dei pacchetti con la legislazione amministrativa e fiscale veniva assicurata a livello centrale dall'IBM stessa o dai suoi grandi alleati, c'era da mangiare per tutti, ed i clienti erano abbastanza soddisfatti. L'ossatura software di base era assicurata infatti dalle cosiddette Procedure ADB, diventate poi "ACG - Applicazioni Contabili Gestionali", su cui le software houses locali costruivano personalizzazioni a mo' di Torre di Babele, sulle quali era, ed e' ancora oggi, quasi impossibile intervenire senza craere danni.
L'analisi dei sistemi di Yourdon, De Marco ecc., erano ancora del tutto sconosciute ai piu', e nessuno sognava allora di normalizzare i data base od ottimizzare le prestazioni del sistema.
Lo spazio a disposizioni per i concorrenti si comincio' ad allargare quando entro' in gioco Windows, ma ben presto anch'esso dimostro' i suoi limiti, sia in termini di pessime prestazioni sulle reti, sia per i ben noti crash del sistema, che per la mancanza di una offerta seria e concorrenziale con i sistemi esistenti.
La maggiore difficolta' era che ben poche software houses avevano la possibilita' di creare ex-novo sistemi funzionali sia in termini di logistica aziendale, di in termini di amministrazione ed obblighi fiscali. La nota capacita' dei nostri politici e commercialisti, di produrre una cascata di migliaia di leggi e leggine fiscali non ha certo contrinuito allo sviluppo dell'informatica aziendale, ma solo di quella parte che si dedica alla precisione millimetrica della contabilita' aziendale.
Insomma, la logistica e la gestione operativa rimaneva sempre in mano al direttore di produzione, che era, ed e' ancora oggi, la persona che deve, ogni mattina, decidere che cosa produrre ed acquistare, quando produrre ed acquistare, senza avere a disposizione l'informazione necessaria per il processo di decision-making.
L'avvento di Internet, per ora, non ha cambiato nulla. La moda e' oggi quella di fare un sito web, ma poche aziende vanno piu' in la' del portare il proprio catalogo sul web. Rarissimi sono i casi in cui gli ordini da web sono automaticamente inseriti nel sistema gestionale aziendale, ed ancor piu' raro e' l'order tracking.
Internet oggi, in Italia, significa ancora solo una vetrina di presentazione dei propri prodotti. Poche aziende sino ad oggi hanno compreso la potenza che c'e' nella navigazione ipertestuale o nelle comunita' on-line.
Ing. Gabriele Levy (levy@erptraining.com)
Autore dell'articolo è Gabriele
Levy. I-DOME è stato autorizzato
alla riproduzione su gentile concessione dell'autore.
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