Negli ultimi anni, nel nostro paese, si è diffusa assai rapidamente
la pratica di giochi d’azzardo cui è possibile partecipare via telematica, dando
origine al recente fenomeno dei cosiddetti “casinò on line”.
Il meccanismo attraverso il quale i giochi vengono praticati è il seguente:
dopo aver scaricato dal sito di riferimento un apposito programma da installare
sul proprio computer, l'utente – previo versamento di una certa somma di denaro
– viene abilitato al gioco attraverso l’assegnazione di una chiave d’accesso
(password) e di un nome utente (user id) personali.
Da quel momento, il giocatore è in grado di puntare alla roulette
virtuale o avventurarsi in pericolose partite di “poker on line” fino
ad esaurimento del credito, che può essere «ricaricato» con una semplice
operazione con la carta di credito.
Di fatto – fa sapere il Codacons - l’utente
può accedere ad una serie indiscriminata di puntate, mentre non è possibile
accertare un’equa proporzione tra queste e le somme che possono essere vinte.
Il fenomeno dei “casinò on line” è – per certi versi – bizzarro: il “servizio”
fornito è infatti assolutamente virtuale ma i soldi versati dai giocatori sono
reali e vanno ad arricchire oltremodo i gestori del lauto business, messo su
con investimenti davvero irrisori.
Inoltre, grazie all'estrema velocità con la quale i capitali vengono movimentati,
è possibile trasferirli all'estero con facilità, eludendo le tasse e violando
la normativa valutaria.
Oltre ai rischi di gravi depauperamenti, provocati dall’ingenerare artificiosamente
illusioni di vincite e ricchezze, il fenomeno descritto assume in Italia connotatati
di vero e propria dipendenza psicologica, in grado di procurare pericolose devianze,
persino patologiche.
Ma non solo. Per il Codacons i casinò on line violano le disposizioni di legge.
“Le case da gioco virtuali – spiega Carlo Rienzi, Presidente dell’associazione - possono inserirsi entro la sfera di operatività degli artt. 718 e 719 c.p. (Esercizio di giuochi di azzardo). A nulla può valere l’obiezione secondo cui i server e i centri operativi dei casinò on line hanno sede in paesi dove il gioco d’azzardo virtuale è lecito, e che quindi si verrebbe ad escludere la giurisdizione del giudice italiano. Questo perché – prosegue Rienzi - ogniqualvolta si verifica l’impiego interattivo di un terminale collocato in Italia, una parte dell’azione criminosa deve considerarsi avvenuta certamente nel nostro territorio”.
Per tali motivi il Codacons ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma in cui si chiede di aprire delle indagini per accertare la liceità di tali giochi on line, la violazione delle leggi sul gioco d’azzardo vigenti in Italia e, in tal caso, il sequestro di tutti i siti internet di casinò on line.