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Brevettabilità del Software (V e ultima parte) - Il controverso iter della direttiva – Peso politico della questione "Brevettabilità del software"

Come il Consiglio dei Ministri UE ha adottato la direttiva tanto contestata? Percorriamo un quadro storico dell’evoluzione della disciplina brevettuale dei programmi per elaboratori nei paesi occidentali.
di Fabio Svizzero - consulentelegaleinformatico.it | 13 giugno 2005

La questione "brevettabilità del software" rischia di avere effetti (negativi) non solo sul mondo dell’informatica, dell’informazione, dell’economia, ma anche sulla credibilità delle istituzioni Europee e sulla fiducia dei cittadini europei verso di esse.

Si legge su un quotidiano on line: "La brevettabilità del software è ormai divenuto un caso ben più importante dei problemi del software, anche perché (per come è stato gestito) certamente distrugge in molti una qualsiasi fiducia nelle istituzioni europee e rischia di trasformarsi in un dramma collettivo" (da Punto Informatico: "Brevetti – Gabbato l’Europarlamento?" )

La primigenia proposta di direttiva del 2002, anche in seguito ai pareri contrari della maggioranza del mondo accademico, del governo francese, di personalità politiche di ogni schieramento, della Commissione tedesca dei monopoli, del Comitato delle Regioni e, naturalmente, di EuroLinux e della Foundation for a Free Information Infrastructure (FFII), oltre che della Free Software Foundation, era stata significativamente modificata dal parlamento nel 2003 , con una serie di emendamenti, che insistevano, inter alia, sulla non-brevettabilità del software in quanto tale.

Appena successivamente, una comunicazione degli USA avvertiva il parlamento europeo che il testo così modificato violava l’art 27 TRIPS.

Nel maggio 2004, in prossimità delle nuove elezioni del parlamento europeo, il Consiglio (sotto presidenza irlandese) approvò la direttiva nel testo originale, senza emendamenti, suscitando le proteste unanimi di diversi gruppi politici (anche, e questo è significativo, di ideologie politiche contrastanti) componenti il parlamento che parlarono di "mancanza di rispetto della democrazia in Europa".

Questo è solo un esempio delle pressioni diplomatiche che gli USA esercitano sull’Europa, in favore della brevettabilità dei software; pressioni generate dagli interessi della Business Software Alliance (associazione che cura gli interessi delle più importanti software house mondiali), più che da una sincera brama statunitense di armonizzazione legislativa mondiale.

Le istituzioni europee, però, invece di essere unite nell’intento di disciplinare la materia nei modi e tempi più confacenti alle esigenze dell’Europa, resistendo a influssi per forza di cose tutt’altro che disinteressati, sembrano prestare molta più attenzione del dovuto a questi interessi esterni, in nome dei quali appaiono disposte a minare la loro integrità interna, a perdere credibilità di fronte ai propri parlamentari, ai governi nazionali, ai cittadini e ad ignorare le opinioni di un organo importante e rappresentativo come il Parlamento Europeo. Questo è ciò che si percepisce leggendo di come il Consiglio abbia in ogni modo cercato di ignorare tutte le opposizioni alla direttiva, adducendo motivazioni di "diritto internazionale" come l’adempimento del trattato TRIPS e di funzionamento interno ("non si vuole permettere ad una prassi ostruzionistica del parlamento nei confronti del Consiglio di prendere piede") insoddisfacenti e poco convincenti. A questo punto sembra più plausibile la notizia di un agenzia stampa, secondo la quale Gates avrebbe minacciato pesanti disinvestimenti in Europa in caso di blocco della direttiva sulla brevettabilità software…

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