Oltre Linux
giu 22, 2005
Due autori d'eccezione (Salvatore Modica - professore in Economia Politica
presso l’università di Palermo e Philippe Aghion Professore di Economics presso
Harvard University) per un articolo attraverso il quale si chiedono cosa possiamo
astrarre dall'esperienza di Linux pensando al progresso tecnologico in generale,
non necessariamente "digitale". Da non perdere.
di Salvatore Modica - Philippe Aghion per Lavoce.info
Il dibattito sull'open source, o più propriamente sulla General
Public Licence, è generalmente centrato sul software, dove in termini di
miglioramento del prodotto la Gpl ha dato risultati estremamente positivi, in
particolare con Linux.
Lavoce.info ha già discusso gli aspetti fondamentali del problema negli articoli
di Gambardella
e Santarelli-Bono.
Vorremmo aggiungere qualche commento su un’altra questione: cosa possiamo astrarre
dall'esperienza di Linux pensando al progresso tecnologico in generale,
non necessariamente "digitale"?
I due problemi dell’open source
Conviene tener distinte le due fasi principali del ciclo di
vita di un nuovo prodotto:
(I) - la nascita, con l’invenzione primaria (per il software si pensi
alla versione 0.01 di Linux, che Linus Torvalds mise in giro a beneficio di
un centinaio di hackers, o al sistema Dos di Microsoft) e
(II) - il successivo sviluppo, generato dai miglioramenti apportati da
ricerca incrementale (ad opera della collettività degli sviluppatori o del monopolista
proprietario del brevetto). Della General Public Licence si dice che permette
a ognuno di "dare un mattone per avere in cambio una casa intera". (1)
Ma lo slogan non racconta proprio tutto: primo, qualcuno deve aver gettato le
fondamenta. (2) Secondo, vero è che in fase di sviluppo uno può dare
un mattone e avere una casa intera in cambio, ma è altrettanto vero che la casa
è sua anche se il mattone non ce lo mette: quindi, perché sprecarlo? In altre
parole, l’adozione della Gpl presenta due problemi. Il primo, classico, è che
l’assenza di brevettabilità riduce l'incentivo a inventare - in fase
(I). L’altro, che a invenzione avvenuta, miglioramenti incrementali di qualità
possono essere frustrati dal free-riding - in fase (II).
Il primo problema, discusso già da Schumpeter e poi da Nordhaus in un famoso
libro del 1969, è ancora più chiaro alla luce della teoria della crescita contemporanea
che individua nel processo innovativo il motore principale dello sviluppo economico.
(3) La prospettiva di profitti monopolistici garantita dalla brevettabilità
rende profittevole l’attività di ricerca in quanto consente di recuperare costi
iniziali che vendendo al costo marginale andrebbero inevitabilmente perduti.
Fortunatamente, i processi innovativi non si arrestano del tutto in assenza
di brevettabilità, e Linux ne è esempio eloquente. D'altra parte, è difficile
contestare il fatto che tipicamente la brevettabilità costituisce un importante
incentivo alla ricerca. (4)
Se l’input è comune a più processi produttivi
Il problema di free-riding creato dalla Gpl sugli sviluppi della
nuova invenzione, con conseguente livello subottimale dell'investimento, è tipico
dei beni pubblici (il risultato della ricerca diventa un bene pubblico
con la General Public Licence). Tuttavia, il volume di ricerca su Linux ha di
gran lunga superato quello messo in atto da Microsoft su Windows, e da un paio
d'anni allo sviluppo di Linux concorre un pool di grosse imprese di telecomunicazioni
e di produttori di hardware (in concorrenza fra loro) che finanziano l'Open
Source Development Labs, dove non a caso lavora Torvalds a tempo pieno. Cosa
sta succedendo? La nostra opinione è che stia accadendo qualcosa che non ha
tanto a che fare con la natura digitale di Linux, quanto con la sua funzione
di input comune a molteplici processi produttivi (5).
Per ricorrere a un esempio non digitale e non high-tech, si pensi agli impianti
frenanti che entrano nella produzione delle automobili, dei camion, degli aeroplani.
La nostra idea, confermata nel contesto di un modello biperiodale, è che a dispetto
del problema di free-riding, la ricerca sullo sviluppo di un input comune a
più processi in un contesto di General Public Licence può risultare addirittura
maggiore che in regime di monopolio protetto da brevetto. Accade quando a fronte
dell'effetto negativo di bene pubblico, è presente un abbastanza forte effetto
di accrescimento del profitto totale dell'industria dovuto alla qualità
dell'input comune e alla conseguente crescente produttività dei processi produttivi
delle singole imprese. In altre parole, l'impresa investe nell'input/bene comune
nonostante così facendo avvantaggi non solo se stessa ma anche i concorrenti,
se al contempo accresce abbastanza la dimensione della "torta" da dividere con
loro. Questa dei beni intermedi largamente usati sembra dunque la categoria
di prodotti su cui concentrarsi, al di là del software, per pensare alla possibilità
di adozione della Gpl.
Quale politica dei brevetti
Ristretta in tal modo l'attenzione a un campo di applicazione
potenzialmente proficuo, emerge comunque un tradeoff per la politica
dei brevetti: orientarsi sulla brevettabilità, favorendo innovazioni primarie
che andrebbero incontro a uno sviluppo di prodotto relativamente lento. Oppure
imporre una Gpl sulle nuove invenzioni (del tipo in questione) garantendo uno
sviluppo sostenuto di qualità, accettando però un rallentamento del loro tasso
di natalità. Ci sono vie d'uscita? Alla ricerca di un intervento pubblico che
riesca ad aggirare il tradeoff appena descritto, sembrerebbe ragionevole esplorare
la possibilità di mantenere sì la brevettabilità, ma poi per quei beni in cui
c’è più ricerca incrementale con Gpl che sotto regime di monopolio (del tipo
da noi individuato), lo Stato acquisti i brevetti, e li rilasci con licenza
Gpl.
Salvatore Modica - Philippe Aghion per Lavoce.info
(1) Sono parole di Ganesh Prasad, un web designer
affascinato dalle implicazioni economiche e sociali di Linux, che utilizza dal
1996.
(2) Per Linux è stato Linus Torvalds, un finlandese freddoloso che voleva
fare tutto da casa, come ricorda nella sua autobiografia "Rivoluzionario per
caso" pubblicata da Garzanti.
(3) Si vedano ad esempio i capitoli disponibili dell'Handbook
edito da Philippe Aghion e Steven Durlauf, di prossima pubblicazione.
(4) Il caso della brevettabilità del software piuttosto che la sua protezione
con copyright, che tocca anche delicate questioni di brevettabilità delle idee,
potrebbe essere un'eccezione, anche a causa degli intricati problemi legali
che verrebbero a crearsi. Vedi il sito della Foundation for a Free Information
Infrastructure, ffii.org,
per il dibattito in Europa.
(5) Aghion, P. e Modica S., "Open Source without Free-Riding", in preparazione.