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Accessibilità: una sfida evoluzionistica? (Parte II)

Le tecnologie di oggi ci possono permettere una maggiore facilità nel trovare, diffondere e confrontare informazioni ed idee, ma le tecnologie, ancora oggi, non possono influire sul pensiero e la mente umana. Non si sa quanto il concetto di era digitale ed il ruolo dell'Accessibilità impiegheranno per essere assorbiti ed interiorizzati dalla cultura e dal pensiero contemporaneo; per influenzare e manipolare il pensiero delle masse, forse, dovremo attendere l'era successiva.
di Patrizia Bertini | 01 luglio 2005

L'accessibilità, intesa non come accozzaglia accidentale e incidentale di regole tecniche, ma concepita come missione sociale e morale per il superamento delle barriere di accesso. Questo superamento prima di tutto necessita della presa di coscienza dei reali obiettivi dell'accessibilità, che non sono il rigore tecnologico fine a se stesso, l'ostentazione di conoscenze formali o la pedissequa applicazione di postulati ritenuti immutabili e scevri da difetti, ma sono la costante ricerca, la sperimentazione continua, la sfida perenne, l'incessante riflessione e il confronto costruttivo per il raggiungimento di un obiettivo comune.

La vera accessibilità si traduce quindi in un cambiamento prospettico essenziale che sposti il problema dagli asettici aspetti tecnologici per abbracciare invece la sfera sociale ed umana. Affinché ciò avvenga, è necessario comprendere che la vera sfida non consiste in una fanatica conformità a norme e regole instillate da sovrastrutture, utili forse per eliminare qualche protozoo d'avanzo; l'accessibilità è un'azione corale di cambio culturale, di comprensione e analisi del percorso e del reale disegno nel quale ci muoviamo e in cui si possono anche inserire aspetti meramente tecnici, ma questi tecnicismi non sono e non possono essere considerati il traino per una rivoluzione culturale epocale che ci condurrà dritti nel futuro.

La realizzazione dell'era digitale non può essere un'imposizione, ma è un procedimento spontaneo di acquisizione e di interiorizzazione dei concetti e delle innovazioni da parte degli individui che costituiscono la società globale.
Per realizzare e portare a compimento un'era non basta una briciola di tempo calcolata in una manciata di mesi o anni, ma c'è bisogno di pazienza ed impegno affinché l'innovazione venga percepita, compresa ed interiorizzata come un elemento naturale e costituente della nostra quotidianità. Nessuno oggi si sorprende degli utensili in ferro o considera i piatti un'invenzione, sebbene un tempo anche queste "banalità" siano state una novità ed abbiano necessitato di tempo per essere accettate, diffuse ed entrare nella pratica quotidiana.

Analogamente, l'accessibilità richiede tempo affinché non venga più considerata un qualcosa di innovativo, progressista e positivo, ma diventi un naturale atteggiamento mentale, presupposto logico ed imprescindibile di qualunque progetto destinato a veicolare informazioni.

Le tecnologie di oggi ci possono permettere una maggiore facilità nel trovare, diffondere e confrontare informazioni ed idee, ma le tecnologie, ancora oggi, non possono influire sul pensiero e la mente umana. Non si sa quanto il concetto di era digitale ed il ruolo dell'Accessibilità impiegheranno per essere assorbiti ed interiorizzati dalla cultura e dal pensiero contemporaneo; per influenzare e manipolare il pensiero delle masse, forse, dovremo attendere l'era successiva.

Patrizia Bertini
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