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Londra, Internet, le bombe e l'informazione (della TV e della rete)

L'attentato di ieri al cuore della city londinese è un gesto deprecabile e non ci sono commenti ulteriori da aggiungere. Ma nel mondo dell'informazione qualcosa è forse cambiato. La TV ed Internet hanno rivestito un nuovo ruolo? Forse, ma in due direzioni diverse.
di Luca De Nardo | 08 luglio 2005
Un colpo, una ferita, nel cuore e nella mente di una delle metropoli più importanti al mondo, snodo di culture, etnie, pensieri, mode, tendenze. Non una sola bomba: diverse bombe, una dietro l'altra, come una bomba a grappolo tanto odiata quanto assurda. Per non dare scampo, per non dare respiro, per portare totale confusione, angoscia, morte, incalzando gli spiriti e gli animi, oltre a ferire il corpo e la carne.

Una giornata grigia, non per gli occidentali, non per l'Islam; una giornata grigia per l'uomo.

Solitamente in questi momenti di pura follia umana, il dolore e lo strazio, si trasformano in perfetti eventi mondiali mediatici, dove gli obiettivi di telecamere e macchine fotografiche si trasformano in perfetti cunei che allargano e ampliano inesorabilmente la sofferenza e lo sdegno delle menti umane.
Ma qualcosa di diverso è accaduto.
Le televisioni sono state volutamente parche, sobrie, offrendo immagini silenziose e discrete. Il ruolo dei canali di informazione televisiva, forse, ha segnato una svolta, almeno di quella inglese, cercando di fornire una realtà composta (se di compostezza si può parlare in questi momenti) in mezzo alla tragedia.
O forse, tristemente, è stato loro imposto.

Internet invece indica - una versione di sé - in qualche modo inedita.
Oltre ad essere uno strumento alternativo per "connettere" le persone tra loro a fronte di un collasso della rete telefonica britannica, Internet porta attraverso i suoi bit cellule d'informazione non visibili attraverso la TV.
Immagini inedite, principalmente fotogrammi, foto, che ritraggono la disperazione e la sofferenza umana, immagini del sistema colpito nel cuore: incredulità umana, quel che rimane della sofferenza, per passare ad immagini più crude come i cuniculi della metropolitana pieni di fumo, la gente che scappa dalle uscite di sicurezza illuminate da luci di emergenza, quel che rimane dell'autobus e dei corpi straziati, carrozze della metropolitana sventrate e molto altro.
Ed i siti della blasonate televisioni? Molti si trasformano in simil-blog, dove i reporter raccontano con brevi post scene cruente e particolari aggiaccianti.

Technorati.com, uno dei più importanti fornitori di piattaforme Blog (vanta 12 millioni di blogs and news Web sites) ha affermato che nella giornata di ieri 8 dei 10 termini più ricercati nel proprio network di blogs riguardavano l'esplosione di Londra. Fino ad arrivare al punto in cui il suo sistema di ricerca è crollato sotto l'enorme numero di "query" eseguite da navigatori alla ricerca ossessiva di notizie e informazioni riguardanti l'attentato.

Nella follia del sistema, i blogs, anche quelli di normalissime persone, si sono trasformati in puntuali quanto incisivi trasmettitori di informazioni, sensazioni, immagini raccontate o mostrate, in una corsa quasi folle nel fare quel che le televisioni ci hanno abituato a vedere in tutti questi anni, sotto lo stendardo del "diritto all'informazione", costi quel che costi.

Due tendenze contrapposte?
La televisione sobria, la rete che urla?
Sta a voi giudicare, pensando che i due media hanno un'approccio sistemico contrapposto.
La Televisione è Top-Down (l'informazione - una o limitata - viene decisa da pochi per i molti) e la rete è bottom-up (in molti decidono l'informazione - frammentata di fatto - per i molti).
Augurandoci che Internet non diventi il perfetto cuneo che allarga, urla, amplia, trasforma in stupido sensazionalismo la sofferenza umana come pura logica fine a se stessa, sterile, inutile, gridando, probabilmente a se stessa, la stupidità umana, lasciamo a voi ampio giudizio.

Luca De Nardo


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