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Sito web e deducibilità dei costi (Puntata 1 - I parte)


set 9, 2005

La realizzazione di un sito web impone il sostenimento di costi dall'entità assai variabile, a seconda del servizio offerto all'utente-navigatore, della complessità della realizzazione tecnica, delle modalità di gestione e aggiornamento. In base a questo presupposto quali sono i possibili trattamento reddituali dei componenti negativi generati dagli investimenti effettuati dai percettori di reddito d'impresa?

di Antonio Karabatsos - FiscoOggi.it

 



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Cenni preliminari e natura del sito web
Nei mesi scorsi la stampa specializzata ha evidenziato previsioni di forte crescita dell'e-commerce, in particolare dei siti internet dedicati e della pubblicità via web, in grado di sostituirsi - più che di affiancare - le forme commerciali e pubblicitarie tradizionali, perlomeno con riferimento a certe categorie di beni di consumo o di servizi.
Appare quindi interessante analizzare il possibile trattamento reddituale dei componenti negativi generati dagli investimenti effettuati, in tale settore, dai percettori di reddito d'impresa.

La realizzazione di un sito web impone il sostenimento di costi dall'entità assai variabile, a seconda del servizio offerto all'utente-navigatore, della complessità della realizzazione tecnica, delle modalità di gestione e aggiornamento.
Il sito web è costituito da un'assieme di "pagine" (1) (visualizzabili a un determinato indirizzo, previo collegamento alla rete Internet), che permettono diversi gradi di interazione, dalla mera visualizzazione di informazioni, all'acquisto di beni e di servizi, allo svolgimento di vere e proprie aste on-line tra compratori di tutto il mondo.

Sotto il profilo dell'entità dei costi, si possono distinguere tre macro-categorie di sito web, che rilevano anche agli effetti fiscali:

  1. il sito di contenuto meramente informativo, che si limita a indicare il recapito e, in maniera generica, i servizi forniti da una data impresa. In molti casi tali informazioni sono contenute in "portali" (ovvero siti "contenitore", che si occupano di indirizzare le ricerche dell'utente in determinate materie; si pensi ai siti di alcune associazioni di categoria)
  2. il sito, periodicamente aggiornato, che permette la consultazione delle offerte commerciali e dei prodotti aziendali, salvo rinviare per l'acquisto al recapito dell'impresa
  3. il sito che permette sia la visualizzazione di tali informazioni che l'acquisto on-line di beni (materiali o immateriali) e servizi. In quest'ultimo caso, la realizzazione tecnica diviene particolarmente complessa, comportando la gestione di dati sensibili e il trattamento criptato di informazioni, quali gli estremi delle carte di credito. Quasi sempre la gestione e l'aggiornamento sono effettuati in outsourcing, per evitare all'azienda i costi del personale e dell'aggiornamento software/hardware.

A titolo meramente esemplificativo, si evidenzia che i costi necessari per la realizzazione e gestione di un sito appartenente alla prima categoria possono essere valutati a partire da alcune centinaia di euro, mentre quelli relativi ai siti più complessi possono raggiungere importi anche di centinaia di migliaia di euro.
Diviene quindi assai rilevante stabilirne il corretto trattamento ai fini delle imposte dirette. Continua IIa parte >>>

Antonio Karabatsos - FiscoOggi.it - periodico telematico dell'Agenzia delle entrate, ente pubblico incaricato dell'accertamento e della riscossione dei tributi erariali per conto del ministero dell'Economia e delle Finanze.

Note: (1) - Tali pagine talvolta contengono, a seguito delle recenti evoluzioni in campo software, non soltanto meri dati grafici o testuali, ma anche veri e propri programmi destinati alla visualizzazione degli oggetti in maniera dinamica e/o interattiva.

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