A volte le rivoluzioni stanno tutte in un passaggio di numero di una “cosa” già esistente e consolidata, dal plurale al singolare, oppure dal singolare al plurale. Nel caso della televisione, l’arrivo delle tecnologie digitali è un caso da manuale, dalla TV si passa alle TV.
Spesso si identifica la TV digitale con il digitale terrestre, ma l’applicazione delle tecnologie di ultima generazione comporterà, e in parte ha già comportato, l’evolversi di più offerte in competizione tra di loro. Anche il grande pubblico ha ormai percepito che esistono TV digitali diverse per modalità di trasmissione: la TV Digitale Terrestre (es RAI, Mediaset), la Tv via satellite, e l’ultima arrivata, la Tv in banda larga via Internet (come quella fornita da Fastweb in alcune città). Non è invece largamente percepito che la diversità delle TV digitali passa anche per le nuove modalità di fruire i contenuti che le loro caratteristiche consentono.
Tutte le TV digitali, infatti, condividono il fatto che, appunto, sono digitali. Questo significa che i contenuti che trasportano possono essere pubblicati in formati anche molto diversi da quello tradizionale da guardare sul televisore di casa. Un esempio per tutti, possono essere visti su un terminale mobile, come un telefonino o un palmare, usando per la trasmissione una versione speciale dello standard digitale terrestre noto come DVB-H.
Essendo digitali, per rubare un titolo a Negroponte, i contenuti possono però anche essere conservati per essere utilizzati a richiesta, sia sul lato dell’emittente, e si ha la TV on-demand (che presto potrà essere in tutte le case dotate di ADSL) , oppure, e forse questo è più rivoluzionario, sul lato dello spettatore, che può così creare un proprio palinsesto da vedere secondo i propri tempi e disponibilità, anche tagliando e cucendo diversi programmi (e, inoltre, eliminando in automatico pubblicità e promozioni).
Tutto questo avrebbe un interesse accademico o al massimo da “smanettoni” e “drogati da tecnologia”, se non si ripercuotesse direttamente sugli “economics” della televisione e dell’informazione in genere, ossia di uno dei settori trainanti dell’economia mondiale. Per dare solo dei flash:
• Nuove modalità di fruizione modificheranno i comportamenti
degli spettatori
• Più contenuti a disposizione modificheranno le regole di creazione dei palinsesti
• La pubblicità è destinata a cambiare (visto che se sgradita potrà essere eliminata
in automatico) e così i modelli di finanziamento dei programmi
• La transizione al digitale modificherà i concetti di servizio pubblico e di
entertainment
• Anche i modelli dell'informazione cambieranno
Vi sembra abbastanza per un semplice passaggio dal singolare al plurale? Ne parleremo ancora nei prossimi giorni.
Marco Comelli - Gowireless.it